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Best: i sindacati chiedono all'azienda di riaprire lo stabilimento, ma la strada è tutta in salita. I dipendenti intensificano il presidio

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I sindacati ringraziano le istituzioni per la vicinanza ed il sostegno ai lavoratori della Best, ma la strada rischia di essere tutta in salita. Giovedì nuovo vertice in Regione, stavolta ci saranno anche i vertici dell’azienda.

“La nostra richiesta è questa: l’azienda deve ritirare la procedura di mobilità aperta ed ripristinare le condizioni precedenti al 2 novembre. Sarà una trattativa complicata, ma è in gioco il futuro dello stabilimento di Montefano”. Parla Rocco Gravina della Fim Cisl, che esprime tutta la sua preoccupazione per i dipendenti della Best. L’incontro in Regione di lunedì pomeriggio è servito a fare il punto ed a rilanciare le richieste che i sindacati hanno intenzione di portare sul tavolo della trattativa il prossimo giovedì, quando insieme ai rappresentanti delle istituzioni ci saranno anche i vertici dell’azienda.

Il problema è che il gruppo Best ha deciso da tempo di chiudere i battenti, tanto che lo stabilimento già svuotato dei macchinari rappresenta un intoppo non da poco. “Una vigliaccata che rischia di trasformarsi in un pericoloso precedente – dice Gravina – Può essere l’inizio di un Far West industriale. E su questo Regione, Province e Comuni concordano con noi”.

I dipendenti, intanto, hanno deciso di intensificare il picchetto, organizzandosi in turni per presidiare l’ingresso dello stabilimento anche di notte. “Impediremo che qualcuno venga qua a portare via anche gli ultimi macchinari rimasti”, dice Rossella Marinucci della Fiom Macerata. Non solo: gli operai stanno valutando l’ipotesi di iniziative pubbliche per far sentire la loro voce. Si parla anche di un possibile blocco stradale a Cerreto d’Esi, da dove partono spesso tir ed autotreni diretti in Polonia. “Siamo soddisfatti dell’appoggio delle istituzioni, anche loro inferocite perché si sono sentite prese per i fondelli dall’azienda – dice la Marinucci in merito all’incontro in Regione – Adesso ci aspettiamo una vera tutela dei lavoratori, perché le parole e gli impegni presi dovranno essere rispettati”.

Ma quali potrebbero essere le prospettive per i 130 lavoratori della Best? La più probabile, al momento, resta quella degli ammortizzatori sociali e della ricollocazione della forza lavoro in altre aziende del territorio. Ipotesi ancora tutta da valutare, così come una eventuale riconversione dello stabilimento di Montefano – Osimo. Ma i sindacati non si arrendono ed in prima battuta chiederanno il ripristino delle condizioni precedenti al 2 novembre.

Senza però trascurare un aspetto finora poco discusso. “Abbiamo rilevato un vizio di procedura, qua ci troviamo di fronte allo spostamento di un ramo di produzione all’estero che non è avvenuto nelle modalità previste dalla legge – dice Gravina – Il dossier è già a disposizione dei nostri studi legali e degli Uffici Vertenze nazionali, se verranno ravvisati illeciti porteremo tutto il materiale in Procura”. Lo stesso Gravina ha poi smentito con forza la notizia dell’arrivo delle prime lettere di licenziamento che sarebbero arrivate ai dipendenti. “L’azienda ha aperto una procedura di mobilità, i licenziamenti potranno partire solo dopo 75 giorni”.



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Questo è un articolo pubblicato il 08-11-2011 alle 15:41 sul giornale del 09 novembre 2011 - 716 letture