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Pietro Orlandi ad Osimo: 'Una petizione da inviare al Vaticano per svelare i misteri sulla morte di Emanuela'

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circolo Ju-Ter club

“Da anni ho chiesto al Vaticano di collaborare, rompendo il muro di silenzi e omissioni alzato fin dall'inizio su questa nostra tragedia familiare, che purtroppo è diventata anche una inquietante pagina di storia italiana. Ora chiedo a tutti i cittadini onesti che hanno a cuore la giustizia di sostenermi firmando una petizione da inviare a papa Benedetto XVI”. 

Il fratello di Emanuela Orlandi, la ragazzina scomparsa a Roma nel 1983 e mai più ritrovata, riparte dalle Marche per rilanciare la sua battaglia. Venerdì 14 ottobre alle 21.15 presso la Sala Conferenze A.S.T.E.A di Osimo (Ancona), Pietro Orlandi illustrerà una lettera-appello al pontefice di cui lui è il primo firmatario, che farà girare in tutta Italia e sul web. L’occasione viene dalla presentazione del libro “Mia sorella Emanuela” (edizioniAnordest) scritto dallo stesso Orlandi e da Fabrizio Peronaci, giornalista del Corriere della Sera, nell’ambito della rassegna “I contemporanei – Conversazioni con chi scrive il presente”, ideata e curata dal Circolo Culturale JU-TER Club di Osimo.

Il coinvolgimento diretto dell'opinione pubblica è l’ultimo passo compiuto dalla famiglia Orlandi “per arrivare alla verità” sulla sorte della giovane cittadina vaticana svanita nel nulla 28 anni fa e finita in un intrigo che ha coinvolto servizi segreti dell’Est e dell’Ovest, il terrorismo turco, ambienti della Santa Sede, lo Ior e organizzazioni malavitose come la banda della Magliana.

“Sua Santità, mi rivolgo a Lei nella sua duplice veste di capo di Stato e di rappresentante di Cristo in terra – scrive Pietro Orlandi – per chiederLe di porre in essere tutto ciò che è umanamente possibile per accertare la verità sulla sorte della Sua connazionale Emanuela Orlandi… Il sequestro di una ragazzina è offesa gravissima ai valori religiosi e della convivenza civile – dice un altro passaggio della petizione - A Emanuela è stata fatta l’ingiustizia più grande, le è stata negata la possibilità di scegliere della propria vita….”

Nel libro "mia sorella Emanuela" si punta in particolare sulla pista di Bolzano, secondo la quale la ragazza fu portata in Alto Adige un mese e mezzo dopo il sequestro e da lì in Germania, sulle zone d'ombra nel comportamento dei servizi segreti italiani (il Sisde entrò nella partita lasciando in alcune chiese romane alcuni macabri messaggi a firma "Phoenix") e sulle dichiarazioni di Alì Agca, che ha incontrato Pietro Orlandi nel 2010 e gli ha raccontato che il rapimento di Emanuela "fu organizzato dal Vaticano in collaborazione con la Cia e con il Sismi". Già lo scorso anno, come raccontato nel libro, Orlandi aveva inviato una lettera privata a Papa Benedetto XVI per chiedere collaborazione, “ma non avendo avuto risposta negli ultimi tempi ho deciso di intensificare gli appelli”.

Tra le novità di cui si parlerà nell’incontro di Osimo, anche le zone d’ombra evidenziate nei giorni scorsi dai magistrati alla commissione parlamentare Antimafia sulla sepoltura del boss della Magliana Enrico De Pedis nella basilica di Sant’Apollinare. “La procedura prevedeva anche un assenso scritto da parte dei ministeri della Sanità e dell’Interno – rivela Pietro Orlandi – e questo dimostra che le responsabilità non sono ascrivibili soltanto al Vaticano, che diede un nulla osta. Se, come annunciato ormai da oltre un anno, verrà presto aperta la tomba del boss, forse verremmo a conoscenza di dettagli importanti, utili nell’inchiesta sulla fine di mia sorella”.



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Questo è un articolo pubblicato il 13-10-2011 alle 18:42 sul giornale del 14 ottobre 2011 - 706 letture