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Primo approccio di Fli alla proposta dell'amministrazione

Alessandro Buccelli 3' di lettura 02/09/2011 -

Il modello di Stato sociale si propone di assicurare a tutta la popolazione standard di vita quanto più possibile elevati e uniformemente distribuiti.



In forza di ciò, la ricerca del miglioramento deve prevedere il censimento accurato delle fasce sociali e dei servizi che risultino essere ai margini (o addirittura al di fuori) di standard accettabili. A questo consegue che ogni progetto debba tener conto della realtà locale (e talora di situazioni puntuali) più che non di astratti principi di equità riferiti a modelli convenzionali. Da questo punto di vista, una collaborazione che abbia probabilità di risultare efficace non può prescindere dalla conoscenza di tali elementi che possono essere forniti dal sistema amministrativo locale che, da solo o in collaborazione con il mondo del volontariato sociale (caritas e associazioni), è verosimilmente in possesso di dati affidabili. Si può ipotizzare che le maggiori sofferenze siano relative all’approvvigionamento di beni primari (ad es. pagamento di affitti e utenze) da parte di fasce sociali il cui reddito e la cui composizione familiare risultino particolarmente difficili ma, ove anche ci si limitasse a questi aspetti, quella che sfugge è la reale dimensione quantitativa del problema e quindi delle risorse necessarie per farvi fronte.

Una volta acquisita questa conoscenza e definiti gli obiettivi, si dovrà por mano alla ricerca delle fonti di finanziamento. Un’ipotesi preliminare potrebbe essere quella di verificare la possibilità, in attesa di interventi strutturati ad hoc, di attingere a tre fonti. La prima fa ovviamente riferimento alle risorse proprie dell’Assessorato cui fa capo il problema: questo non può far appello all’altrui disponibilità se non si riappropria delle sue competenze. Una di queste potrebbe essere relativa ai rapporti con gli Enti ed i soggetti fornitori di servizi. La domanda che comunque si impone è relativa a quali siano le risorse ancora fruibili e quanta disponibilità ci sia a rivedere la politica sociale in essere. La seconda, è chiedere a tutta la città la costituzione di un fondo, attraverso una redistribuzione delle assegnazioni ai singoli assessorati per le voci di bilancio modificabili, da assegnare ai progetti che si andranno a definire.

Una terza via di finanziamento (che dovrebbe essere destinata a dare il senso vero dell’impegno politico) è relativa alla drastica riduzione, quando non all’abolizione, delle indennità e prebende degli amministratori comunali (consiglieri comunali ed assessori) dei componenti delle società partecipate, delle parcelle per incarichi esterni e via dicendo. Ci sono persone che percepiscono da piu' di un decennnio compensi derivanti dal consenso popolare, e' arrivato il momento di restituire il "favore" ai cittadini, dimostrando che c'e' veramente la volonta' di cambiare il "modus operandi" della politica, non dovrebbe essere quindi un problema rinunciare ai compensi per almeno un anno, e non limitarsi a diminuirli di qualche punto percentuale. Le cifre risultanti da questi e da altre eventuali fonti dovrebbero andare a costituire un fondo da iscrivere in un apposito capitolo di bilancio per gli anni successivi, adeguatamente implementato sulla base di una progettualità condivisa e concordata con le parti sociali.


da Alessandro Buccelli
Club Forza Italia Osimo





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-09-2011 alle 16:43 sul giornale del 03 settembre 2011 - 473 letture

In questo articolo si parla di politica, osimo, alessandro buccelli, fli, futuro e libertà per l'Italia

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