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Loreto: 'La morte del Giusto', la testimonianza di Marco Antonietti

La morte del Giusto 4' di lettura 16/04/2011 -

La Delegazione Pontificia e la Prelatura di Loreto sono liete di ricordare che venerdì 22 aprile 2011, alle 20.30, si rinnoverà anche quest’anno, per la 34.ma volta, “La morte del Giusto”, la Via Crucis promossa dalla parrocchia di San Flaviano di Villa Musone con la partecipazione di centinaia di figuranti e coinvolgente l’intera città di Loreto.



Fedele ai testi sacri ma realizzata in modo da essere rivissuta nella percezione che il surreale dramma, di allora, continua il suo perpetuarsi quotidiano nelle innumerevoli via crucis dell'umana sofferenza che soltanto attraverso Cristo trova la via della salvezza. L'idea iniziale maturata nella fervida mente dell’allora Parroco e assistente Spirituale del locale gruppo CTG, P. Valentino Lanfranchi, era quella di mettere in scena la Passione e Morte di Cristo. E' consuetudine, sin dalla prima edizione, dedicare "La Morte del Giusto" ai sofferenti, agli emarginati, a quanti hanno portato o portano la Croce di Cristo, è perciò che, da diversi anni, che è stato introdotto il "Calvario dell'umanità". Dopo la condanna del Cristo parte il corteo della Via Crucis e, dietro al Cristo che trascina la Croce, un gruppo di crociferi generici; inizia così il fiume del dolore con il Cristo che unisce alla sua Passione quella dell'umanità. Ogni singolo momento, naturalmente, viene sottolineato dall'intervento dello speaker e del coro. E' così che la Passione Vivente di Loreto, "La Morte del Giusto", sottolinea in maniera incisiva come non vuol essere semplice rappresentazione scenica ma una rievocazione che testimoni il "farsi presente, nel tempo e nello spazio, della Salvezza operata da Gesù con il sangue della Croce".

Tra le centinaia di volontari che partecipano ai preparativi e alla sacra rappresentazione c’è anche Marco Antonietti, da 11 anni nei panni di Ponzio Pilato. Gli abbiamo rivolto un paio di domande: Come si riesce a far sì che ogni volta sia una vera partecipazione alla Passione di Cristo e non una semplice “recita”? “Per quanto mi riguarda, vivo e faccio questa rievocazione immergendomi completamente nel contesto, seguendo gli incontri di preparazione e le testimonianze che aiutano a trovare il senso di tutto questo ed aiutando chi è impegnato nella costruzione delle struttura che rendono possibile la Sacra Rappresentazione”. Visto che ne ha assunto la figura ormai da diversi anni, chi è per Lei Ponzio Pilato? “Un uomo fragile che nella sua vita ha incontrato l’uomo più ‘speciale’ dell’umanità. Uno che ha chiesto che cosa sia la verità alla verità stessa, ignaro d’averla di fronte a sé. Un uomo che paradossalmente ha segnato la storia con la sua fragilità. L’evento che vide di fronte un procuratore romano e l’uomo-Dio flagellato prossimo alla croce è lì ancora oggi a dimostrare i limiti della pochezza umana, spesso schiava di paure e soggetta ai compromessi più meschini. Lo definirei un uomo sfortunato, protagonista suo malgrado del processo più clamoroso di tutta la storia”. Si ricorda che, come ormai da tradizione, i panni del Cireneo saranno vestiti dall’Arcivescovo Delegato Pontificio, Mons. Giovanni Tonucci. La testimonianza ai piedi della Croce quest’anno sarà affidata alla Dott.ssa Chiara Castellani, già a Loreto nel 2009 per ricevere la “Mimosa d’Oro”.

Chiara Castellani è nata a Parma nel 1956. Dopo aver conseguito la laurea in medicina e chirurgia, si è specializzata in ginecologia e ostetricia. Nel 1983 è partita per la sua prima missione in Nicaragua come medico volontario. A Waslala, nelle montagne del Nicaragua, è diventata per necessità chirurgo di guerra. In quegli anni, infatti, era in corso il conflitto fra sandinisti e contras. Si è confrontata con il dramma delle vittime delle mine e della guerra. Per alcuni anni si è impegnata per la pace e per la ricostruzione del paese. La Doctora Clarita si dedica alla popolazione lavorando anche come ostetrica, facendo nascere i "niños morenos con tanti capelli che, quando escono fuori, gridano l'inizio della loro grande avventura, in questa terra strana, audace. Dove anche sopravvivere è una folle scommessa. Ma dove vale sempre la pena di scommettere", come scrive nelle sue lettere.


dalla Delegazione Pontificia di Loreto






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-04-2011 alle 17:34 sul giornale del 18 aprile 2011 - 810 letture

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