Sacchetto di plastica, addio: guardiamo al futuro e non solo al presente

buste di plastica 3' di lettura 08/02/2011 -

Dal 1° gennaio è iniziata la rivoluzione dei sacchetti di plastica che coinvolge soprattutto la grande distribuzione, ma che deve comportare un cambio radicale di abitudini anche per noi cittadini. All’estero gli shopper sono spariti già da tempo, mentre nel nostro Paese, rimasto fanalino di coda grazie al “decreto milleproroghe” del governo Berlusconi, l’entrata in vigore è stata rinviata di un anno.



Dal 1° gennaio è iniziata la rivoluzione dei sacchetti di plastica che coinvolge soprattutto la grande distribuzione, ma che deve comportare un cambio radicale di abitudini anche per noi cittadini. All’estero gli shopper sono spariti già da tempo, mentre nel nostro Paese, rimasto fanalino di coda grazie al “decreto milleproroghe” del governo Berlusconi, l’entrata in vigore è stata rinviata di un anno. Il divieto alla commercializzazione degli shopper in plastica non biodegradabile da finalmente attuazione alla norma europea EN 13432 del 2002, recepita poi dall’Italia nel 2007, con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente. In particolare si ridurrà l’inquinamento dei mari, dove il 90% dei rifiuti galleggianti è costituito proprio da plastica, e la strage di animali selvatici (sono oltre 100 mila le vittime della plastica tra mammiferi marini e tartarughe). Questa piccola rivoluzione permetterà anche di ridurre gli sprechi (in un anno una famiglia potrà risparmiare 6 kg di plastica, l’equivalente di 40 euro) e permetterà di ridurre i danni provocati finora dal loro utilizzo come contenitori di rifiuti, in particolare della frazione umida, favorendo la putrescenza e pregiudicando irrimediabilmente il corretto processo di trasformazione in fertilizzante naturale.

Qui ad Osimo se ne è parlato invece in questi giorni come di una “disgrazia” giunta senza preavviso, capace solo di aumentare ulteriormente la disoccupazione in aziende che operano nel settore, come la Cristian Pack. Ma che la normativa sarebbe entrata in vigore lo si sapeva da molto tempo. E del resto ci sono altre aziende come l’ Italpolimeri che non ne hanno per nulla risentito. Evidentemente, più che un problema di normativa qui si tratta di capacità del management di riconvertire la produzione guardando al futuro. Si, perché se vogliamo avere un futuro, dobbiamo metterci in testa che il nostro sistema economico dovrà essere ecologicamente sostenibile. Non esistono vie di mezzo o il tirare a campare. Non è più concepibile guardare solo al nostro tornaconto senza verificarne l’impatto su tutta la collettività e sull’ambiente. E allora come dobbiamo cambiare le nostre abitudini per adeguarci alla novità? La scelta migliore è sostituire la busta in plastica con le borse di tessuto: sono resistenti, ecologiche, lavabili e utilizzabili a lungo. Una soluzione semplice ed economica. Ci sono poi le buste in carta e i sacchetti biodegradabili, ma si tratta di rimedi meno ecologici e poco pratici che sopportano male il peso della spesa. Limitiamone l’utilizzo solo per i rifiuti secchi e la raccolta del’umido. Alla fine è solo una questione di abitudine: fare a meno dell’immancabile shopper non è poi una gran rinuncia.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-02-2011 alle 14:52 sul giornale del 09 febbraio 2011 - 758 letture

In questo articolo si parla di politica, osimo, idv, buste di plastica

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/g0s





logoEV