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A palazzo Campana la conferenza 'La lettura del luogo, le nuove scoperte'

palazzo campana 7' di lettura 18/12/2010 -

Lunedì 20 dicembre, ore 17.30 ad Osimo a palazzo Campana, aula Vici, la conferenza "La lettura del luogo, le nuove scoperte".



Entrando nella cattedrale, si può vedere nel primo altare a destra il grande crocifisso ligneo, che il 2 luglio 1792 avrebbe mosso gli occhi, suscitando grande impressione nel popolo. Un lungo elenco di 127 testimoni oculari, ecclesiastici e non, ci racconta che questo fenomeno ebbe a ripetersi nei giorni e nei mesi successivi. Tra le immediate conseguenze, molti che possedevano armi le abbandonarono anonimamente ai piedi del crocifisso. E’ interessante notare che il caso del crocifisso osimano non fu isolato, poiché una settimana prima la madonna della cattedrale di S. Ciriaco avrebbe anche lei fatto la stessa cosa, con tanto di congiurati anconetani che depositavano presso l’altare le armi. Quindi il 3 luglio anche a Filottrano un altro crocifisso avrebbe aperto e girato gli occhi. I miracoli continuarono quindi a Recanati, S. Angelo in Vado, Urbania e in altre località del centro Italia, fino a che il 9 luglio a Roma, in un sol giorno, “ben tredici immagini della Madonna mostrarono movimenti sensibili degli occhi” come narra lo storico Antonio Emiliani ne “I Francesi nelle Marche, 1797-1799”.

Guarda caso siamo nel periodo che gli italiani sono fortemente influenzati dalle teorie rivoluzionarie provenienti dalla Francia e non solo, addirittura le truppe napoleoniche, dopo l’occupazione dell’Emilia scesero nel giugno del 1796 ad Ancona, che fu presa con la gioia dei giacobini italiani. In questo periodo i francesi non dettero però prova di buon fair play, spogliando le chiese dalle opere d’arte e imponendo pesanti tasse a tutti, condite da qualche violenza. Questi miracoli intimidirono per un po’ i cugini transalpini, finché comunque non scese un paio d’anni dopo Napoleone e “sistemò a suo modo il tutto” anche d’accordo con il papa. Ad Osimo gli scettici del miracolo cercarono di buttarla sull’ironia, mentre i fedeli erano sempre più convinti che Dio volesse manifestare il suo amore in quei periodi drammatici. Fatto sta è che ci rimangono pochi documenti significativi di quel periodo e cioè un paio di atti dell’Amministrazione Civica in accordo con il vescovo (secondo lo storico M. Pinori come pretesto per celare il timore dell’avanzata francese) e una deliberazione riportata negli Atti del Capitolo della Cattedrale del gennaio del 1797. La scarsità delle fonti archivistiche reperite fa pensare allo storico L. Egidi che si trattasse o di atteggiamento di massima prudenza della Chiesa o smarrimento dei documenti nel mare magnum dell’Archivio Vescovile. Il crocifisso viene considerato prevalentemente dagli storici del XI o XII secolo (il solo Grillantini lo giudica del XVI), sicuramente prima del Cimabue e della tendenza successiva a rappresentare il Cristo con tre chiodi, due nelle mani e uno finale per entrambi i piedi. Il crocifisso osimano è quindi più arcaico, plasmato solo sul prospetto (il retro è cavo) con una caratteristica gonnellina ricamata, il volto duro ed emaciato e con una particolare asimmetria nel rilievo del petto.

La modellazione è considerata ingenua e “sembra che l’artefice abbia concentrato nella creazione di questo volto patito e sofferente, dagli occhi socchiusi, tutta la sua esperienza scultorea” (G. Gentili) oppure “la scultura in legno coperto di tela color carne, cavo sul retro, mostra un modellato decisamente ingenuo, sommario nella resa dell’anatomia, senza solchi del costato con la sanguinante piaga della lancia e con qualche lieve accenno dei muscoli delle braccia e delle gambe tubolari leggermente divaricate, con i piedi trafitti ciascuno da un chiodo” (M. Massa). Eppure in quel periodo storico, quando la cattedrale fu rimaneggiata in forma gotica, maestri comacini e scalpellini dettero prova di grande abilità e lasciarono capolavori di scultura, arte della quale Osimo fu tradizionalmente ben fornita, addirittura con una università di falegnami e di scultori lignei nel 1614. E se l’artista non fosse stato così ingenuo? Anzi, se nel proporre un proprio punto di vista filosofico non proprio ortodosso, si espresse molto genialmente? Il crocifisso fu risistemato durante il centenario del miracolo, nel 1896, in una cappella realizzata da Costantino Costantini, che era succeduto all’altro grande architetto che si era cimentato nel disegnare un “adeguato” ricovero per il crocifisso miracoloso, Andrea Vici. Recenti studi indicano entrambi gli straordinari personaggi in odore di massoneria o congregazione segreta. E’ comunque grazie all’architettura voluta dal Costantini che il giorno 22 luglio 2010, passate da poco le ore 13, siamo riusciti a cogliere il segreto del crocifisso beneamato dagli osimani. Eravamo un gruppetto di ricercatori (soprattutto architetti) osimani, ravennati, veronesi e padovani e con il permesso del parroco eravamo chiusi nel duomo a fare rilevazioni varie sul litostroto del presbiterio, realizzato dal mastro comacino Filippo nel 1191. Questi studi vertono sia sulla funzione calendariale delle due rote del mosaico (la più piccola delle due nei pressi del rosone sud è difficoltosa da esaminare per via dell’organo soprastante), sia sugli effetti biofisici delle forme e dei colori della grande rota. All’uscita, in maniera fortuita con la coda dell’occhio, mi ero accorto che quell’antico crocifisso che avevo sempre giudicato un po’ strano ed efebico, rappresentava una donna!

Tutti gli altri erano basiti e a bocca aperta. L’assenza delle luci e del faretto (il timer spegne le luci automaticamente dopo una ventina di minuti che il portone del duomo si chiude per la pausa delle 12.30) e la forte luce solare allo zenit di una splendida giornata di luglio entrava dal lucernario del soffitto della cappella realizzata dal genio di Campocavallo. Il nuovo gioco di luci regalava l’immagine di una donna aggraziata con una sorta di caschetto, il nasino illuminato, le braccia e le gambe affusolate, le curve del corpo sopra la gonna ed il seno ben pronunciato. E non era un miracolo. Anzi, teorie quantistiche a parte, si può riproporre continuamente come un vero esperimento scientifico: basta andare nel duomo qualche decina di minuti prima della chiusura di pausa pranzo, incastrare un cartoncino nell’asta spegnicandela e coprire il faretto posizionato a 3 metri e poi guardare. Ovviamente non ci siamo limitati a questo e abbiamo sbirciato sotto la gonna, ricamata in oro e seta da due signore osimane nel 1896 per il centenario del miracolo e disegnata dal pittore Cappannari sulla falsariga della veste medioevale originale. Ebbene sotto la gonna ci sarebbe una bella lettura da fare, dai solchi sul legno alle incisioni sulla tela colorata, come del resto sulle ripitturazioni del volto, rese evidenti da croste di olio di lino ovvie ad occhio esperto. Auspichiamo che la Curia Vescovile apprezzi questa “scoperta” e si possano portare avanti con tranquillità studi di tipo archeologico, artistico, antropologico e filosofico. Per intanto abbiamo preso un centinaio di fotografie e decine di minuti di ripresa video. Dopo mesi di ricerche silenziose e in collaborazione con altri studiosi italiani, abbiamo ritenuto giusto divulgare questa notizia, affinché ognuno possa contribuire con apporti culturali diversi. Per altro possiamo prevedere un grosso interesse del pubblico su questo capolavoro artistico, che travalicherà certamente i confini nazionali, come del resto avevamo previsto per le fantastiche simbologie esoteriche delle più belle grotte osimane, ancora non espropriate, arieggiate ed aperte ai turisti.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-12-2010 alle 16:36 sul giornale del 20 dicembre 2010 - 969 letture

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