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Severini (PD): 'Cadono i frutti amari di 12 anni di governo delle Liste Civiche'

5' di lettura 10/09/2010 -

La storia è fatta così. Le Liste Civiche osimane hanno creato la loro fortuna essenzialmente su due grandi opportunità che i tempi e la legge regalarono loro all’inizio degli anni ’90: uno sviluppo urbanistico mai conosciuto prima e la possibilità di esternalizzare servizi creando società miste pubblico-privato e interamente pubbliche.



I muri cadono da soli, ma non per miracolo. Cadono perché c’è stato il respiro di chi non si è stancato mai di scorgere e guidare altri orizzonti, di chi ha avuto il coraggio di denunciare architetture imponenti costruite su fondamenta fragili, deboli e per questo destinate a crollare sotto il loro stesso peso. Il Muro di Berlino era stato un baluardo inattaccabile di divisione per 28 anni e crollò così, fatalmente nel giro di qualche ora, senza che neanche un colpo di pistola venisse lanciato nel tentativo di macchiare di stupidità quel mare di folla. Eppure il Muro non sarebbe crollato se per tutti quegli anni gli uomini liberi delle due Germanie non si fossero sfiniti nel tentativo di denunciare, lottare, rinunciare, morire. E sembrava che niente servisse a niente, mentre il cuore e la mente di quegli uomini, che malgrado tutto stavano nella loro trincea, fecero sì che in un giorno qualsiasi di un anno insperato il muro crollasse. Come era crollato da un giorno all’altro il Fascismo, come poi sarebbe crollata la Prima Repubblica, come ora in Italia il Berlusconismo non si è ridotto ad altro che alla metafora di Dorian Gray, come ad Osimo nel 12° anno dell’era Liste Civiche, gonfie di potere e consenso per un decennio, tutto ha iniziato a scricchiolare proprio sotto il peso di ciò che aveva costituito la loro fortuna.

La storia è fatta così. Le Liste Civiche osimane hanno creato la loro fortuna essenzialmente su due grandi opportunità che i tempi e la legge regalarono loro all’inizio degli anni ’90: uno sviluppo urbanistico mai conosciuto prima e la possibilità di esternalizzare servizi creando società miste pubblico-privato e interamente pubbliche. Lo sviluppo edilizio è avvenuto dopo anni di stallo con il recepimento di strumenti urbanistici che proiettavano un iter di crescita pluridecennale e che invece è stato piegato alla logica dell’ipersfruttamento in vista di introiti capaci di far girare tanto di quel denaro da far paura. E che permetteva al Comune di incassare a ritmi vorticosi cifre mai conosciute, che venivano magari impiegate in palazzetti dello sport-cattedrali nel deserto per società che oggi non riescono neanche a finanziare un vivaio giovanile; oppure in rotatorie monumentali che oggi hanno il contraltare in rotatorie in plastica, ormai ribattezzate Lego-rotatorie.

Ora che la trippa per gatti pare essere finita, Osimo è diventata uno squallido cantiere immobile in cui le gru sembrano stanchi spaventapasseri di un’epoca che la storia ha bocciato. Le società partecipate sono il secondo importante capitolo di fortuna politica oggi in crisi: per la prima volta nei primi anni ’90, la legge consentì di utilizzare le regole del diritto privato per società anche a totale controllo pubblico. Una vera bomba. Un impressionante potere discrezionale nelle mani degli amministratori pubblici che, nell’erogazione di servizi di prima necessità (sociale, energia, trasporti, strade, verde…) con capitale anche interamente pubblico, quindi con i soldi dei cittadini, potevano disporre della normativa del diritto privato. Anche in tema di assunzioni. Una possibilità incredibile con cui era possibile far sì che la discrezionalità restasse tutta nell’ambito della visione pubblica, oppure sfociasse nelle pieghe di un’idea troppo evidentemente privata della gestione del pubblico servizio, in cui i principi di imparzialità, trasparenza, pubblicità, efficienza ed economicità restavano secchi rami di garanzia costituzionale, privi di una concreta applicazione. Le Liste Civiche non sono state all’altezza di questa sfida di democrazia e garanzia verso i propri cittadini. Hanno completamente perso di vista i limiti che eticamente e politicamente dovevano porsi. Hanno perso una fondamentale sfida con il futuro. Quella che oggi paghiamo tutti.

Oggi le società partecipate vivono una fase di estrema difficoltà a causa dei debiti che vanno aumentando di anno in anno e a cui il Comune non riesce più a far fronte con le classiche iniezioni di liquidità; per di più oggi le partecipate debbono essere ripensate nella loro forma societaria a causa di una normativa che presupporrebbe una parziale privatizzazione e l’unificazione in una sola unica società. Della serie: l’utilizzo spregiudicato e a briglie sciolte di opportunità che la legge dava ai comuni ora si sta ritorcendo contro come un boomerang a chi amministra la città e ai numerosi lavoratori che operano al loro interno. Credo bene che il sindaco non dorma la notte al pensiero delle società partecipate. Ma la cosa tragica è che non può prendersela con nessuno, se non contro la politica che ha portato avanti per 12 anni, di cui egli e tutte le Liste Civiche sono stati artefici in toto. Dopo 12 anni si raccolgono i frutti, dolci o amari. Questi sono frutti amari che cadono da soli. Come i muri.


da Argentina Severini
Partito Democratico




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-09-2010 alle 20:36 sul giornale del 11 settembre 2010 - 2400 letture

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