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Osimo in Comune: le lacrime di coccodrillo dall'amministrazione

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Sentiamo parlare di riduzione dei consigli di amministrazione delle società partecipate, vediamo manifesti che inneggiano alla gestione pubblica e a bassi costi dei servizi, proposte di azionariato popolare per le società sportive, ricezione turistica diffusa, limiti da porre per l’utilizzo improprio e per il fotovoltaico sui terreni agricoli, progetti di riqualificazione. Sono lacrime di coccodrillo?

Non è soltanto la calura estiva a provocare audaci esternazioni e buoni propositi di sindaco e amministratori, alcuni sembrano quasi presi pari pari dal programma elettorale di Osimo in Comune; infatti sentiamo parlare di riduzione dei consigli di amministrazione delle società partecipate, vediamo manifesti che inneggiano alla gestione pubblica e a bassi costi dei servizi, proposte di azionariato popolare per le società sportive, ricezione turistica diffusa, limiti da porre per l’utilizzo improprio e per il fotovoltaico sui terreni agricoli, progetti di riqualificazione per aree urbanizzate in maniera entropica ed irrazionale (da chi?). Peccato che gli atti vadano poi in tutt’altra direzione e si continui a lasciar costruire case che non si venderanno mai (magari vicino a bitumifici), abbassando il valore immobiliare delle altre, si spacci per strada di bordo un pezzo di asfalto colato quale onere di lottizazione in cambio dell’ennesimo inutile supermercato che strangolerà ulteriormente i piccoli commercianti, si millantino strutture contro la disoccupazione costituite da agenzie che telefonano ad altre agenzie interinali, si incolli erba sintetica alle aiuole promettendo di stornare risorse alle scuole (ridotte al collasso dalla legge Gelmini e dall’incuria delle liste civiche, non certo per qualche passata di tosaerba), si impiantino altre macchinette rubasoldi spacciate per rallentatraffico, infine ci si veda recapitare continui aumenti di bollette e rette. La razionalizzazione dei consigli di amministrazione è oggi imposta da legge dello stato e non certo da una autocritica sul sistema clientelare sotteso al mantenimento degli stessi, sistema su cui in larga misura si è basato l’indotto di consenso di questi ultimi 10 anni di amministrazione delle liste civiche insieme all’altro grande bacino clientelare, quello del mattone e dei favori agli amici degli amici. C’è da dire che il nostro ex sindaco ha avuto fiuto a scendere dal carro prima che cominciasse a traballare, approdando ai più consistenti bilanci regionali e lasciando al buon Simoncini l’arduo compito di spiegare ai suoi sostenitori ed ai comuni cittadini che le vacche grasse sono finite, che quel sistema che aveva saputo coniugare favori e consenso è giunto al collasso, lasciando in eredità a noi ed alle generazioni future un ambiente irrimediabilmente compromesso. Queste tardive giaculatorie servono a preparare i cittadini al peggio, scaricandosi anche delle proprie responsabilità che vengono invece interamente addebitate ai patti di stabilità con i quali si obbligano i comuni a tagliare sempre più risorse da destinare al sociale.

Vorremmo ricordare agli attuali amministratori quanto essi siano parte organica di quel sistema politico che da decenni impone tagli sempre più drastici ai servizi, con l’ulteriore giro di vite imposto oggi con la scusa di combattere la crisi, in realtà per scaricarne i costi sui lavoratori e le classi popolari; malgrado il trasformismo ed il richiamo localista i nostri “civici” hanno sempre operato nel solco delle devastanti politiche nazionali, scimmiottando il berlusconismo e persino il basso populismo leghista, fino a tradursi in appendice del social-liberismo, molto poco “social” alla corte di Spacca, l’ex manager del delocalizzatore Merloni. I patti di stabilità possono e devono essere contestati e respinti, così come altre inique misure contenute nella recente finanziaria - o in altre passate - che sono state oggetto di manifestazioni ed atti di disobbedienza da parte di sindaci, presidenti di regioni, amministratori locali fattisi portatori di istanze di base delle loro comunità. Invece ad Osimo preferiscono nascondersi dietro le presunte responsabilità di altri - vedi lo scempio urbanistico che sarebbe stato da addebitare al vecchio prg di Niccoli, il bitumificio autorizzato per i mancati divieti di provincia ed Asur – rammaricandosi per le mani legate e continuando a farsi gli affari propri; soltanto che questi affari oggi sono sempre più a vantaggio di pochi. Osimo in Comune ed i numerosi cittadini osimani che hanno sottoscritto la proposta di delibera popolare per il ritorno in mano pubblica dei beni e servizi essenziali si aspettano risposte concrete da questa amministrazione, prima di tutto che tale progetto venga discusso in consiglio comunale , senza che si continui a sbandierare poco credibili conversioni al “pubblico” nè ad ostentare lacrime di coccodrillo sui danni che il malgoverno della città ha ampiamente contribuito a provocare. E si continui a perseverare…



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-07-2010 alle 22:51 sul giornale del 24 luglio 2010 - 2071 letture