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Morto Gianni Giuricin, il rovignese baluardo contro il trattato di Osimo

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Fu uno del Comitato dei Dieci che raccolse le 65 mila firme di protesta contro il trattato di Osimo e poi diede vita alla Lista per Trieste di cui per dieci anni fu segretario politico e capogruppo in Consiglio regionale.

Lo si vedeva anche recentemente in giro per Trieste con gli occhiali scuri e i giornali sotto il braccio, sedersi in qualche caffè o entrare in libreria. Pochi giorni fa, alla soglia dei 94 anni (li avrebbe compiuti il 20 luglio), Gianni Giuricin, uno dei politici triestini più rappresentativi della seconda metà del Novecento, se n’è però andato in silenzio. Fu uno del Comitato dei Dieci che raccolse le 65 mila firme di protesta contro il trattato di Osimo e poi diede vita alla Lista per Trieste di cui per dieci anni fu segretario politico e capogruppo in Consiglio regionale. Emiliano Edera, oggi consigliere comunale della Lista Primo Rovis, nel ritratto appassionato che ne fa, ricorda in particolare il suo gesto più nobile e clamoroso: le dimissioni dalla carica di vicesindaco date l’8 ottobre 1975 per aver disapprovato l’ordine del giorno che in qualche modo avallava Osimo. Con un intervento memorabile, Giuricin si richiamò a questioni di coscienza «consapevole - si disse - che le genti di queste terre di confine devono migliorare le condizioni di un avvenire di convivenza pacifica e di reciproca tolleranza, ma con una consapevolezza che non cancella il ludibrio cui furono costretti centinaia di migliaia di profughi di tutte le fedi politiche, di tutti i ceti e non cancella l’ingiustizia che è stata consumata nel colpire povera gente». L’altra sera in Consiglio comunale è stato ricordato dal presidente Sergio Pacor ed è seguito un minuto di silenzio. Anche Alessandro Carmi, vicesegretario Pd, lo ricorda con commozione. Era un uomo di Rovigno, Giuricin. Amava farsi chiamare ”Iuanne” alla rovignese, ma era nato a Pottendorf in Austria dove erano stati internati i suoi genitori durante la Prima guerra mondiale. Vissuto a Rovigno e a Pola, da giovane ufficiale dopo l’8 settembre '43 era stato catturato dai tedeschi e internato per quasi due anni nei lager dapprima in Germania e poi in Polonia per essere infine liberato dagli americani. Trovò riparo a Trieste e nel 1946 venne scelto per far parte della delegazione giuliana alla Conferenza di pace di Parigi dove si batté per ottenere il plebiscito delle popolazioni giuliane. Giuricin è stato anche giornalista pubblicista scrivendo per «Il Piccolo» e poi per «Voce giuliana» e per «La voce libera», il giornale della Lpt. Ha pubblicato anche una serie di saggi, mentre appena nel gennaio scorso sono usciti anche due suoi libri di narrativa. Era cresciuto politicamente come socialdemocratico, poi confluito nel Psi, nella Lista aveva rappresentato l’anima di centrosinistra. La sua ultima dichiarazione pubblica di voto, due anni fa, a favore del Pd: «Nasco come socialdemocratico - aveva detto - e continuerò ad esserlo».



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-07-2010 alle 15:31 sul giornale del 02 luglio 2010 - 1022 letture