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comunicato stampa

la L.U.P.O. esprime la propria solidarietà ai volontari di Emergency

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Esprimiamo la nostra solidarietà ai volontari italiani ed afghani arrestati nell’ospedale di Laskhar-gah, gestito da Emergency; tra essi c’e’ anche Matteo Pagani, che fa parte del Gus (gruppo umana solidarietà) di Macerata, gli altri italiani sono Matteo dell’Aira e Marco Garatti, da anni impegnati a svolgere le loro mansioni di operatori sanitari in difficili contesti di guerra e povertà.

Esprimiamo la nostra solidarietà ai volontari italiani ed afghani arrestati nell’ospedale di Laskhar-gah, gestito da Emergency; tra essi c’e’ anche Matteo Pagani, che fa parte del Gus (gruppo umana solidarietà) di Macerata, gli altri italiani sono Matteo dell’Aira e Marco Garatti, da anni impegnati a svolgere le loro mansioni di operatori sanitari in difficili contesti di guerra e povertà. Sono stati accusati di collaborazione con la resistenza, in particolare di aver occultato armi nella struttura ospedaliera per attentare alla vita del governatore della provincia di Helmand.


Non è la prima volta che l’organizzazione di Gino Strada viene presa di mira con provocazioni ed atti intimidatori da parte del governo fantoccio di Karzai e delle forze Isaf -già con il rapimento dell’inviato di Repubblica Mastrogiacomo fu arrestato un collaboratore del medico italiano che aveva favorito i contatti con i sequestratori - ma oggi appare chiara l’intenzione di volersi sbarazzare di testimoni scomodi in vista della massiccia operazione che la forza Isaf sta per scatenare nell’Helmand; un’intervento che come i precedenti non riuscirà a venire a capo dell’insurrezione popolare ma provocherà ulteriori stragi tra i civili, stragi che Emergency non ha mai smesso di denunciare all’opinione pubblica internazionale.


E’ proprio il ruolo di testimonianza e di vicinanza alla popolazione, la cura per le vittime di questa guerra, indipendentemente dalla parte in cui si trovano a combattere - insomma la capacità di svolgere il proprio lavoro senza farsi imbrigliare dai diktat dei governi occupanti come la gran parte delle Ong – a non essere tollerato nell'attività Emergency. In tale opera di delegittimazione si è distinto il nostro ministro Frattini che anziché esigere il rilascio immediato dei nostri connazionali si è concesso distinguo ed equilibrismi diplomatici tali da poterli esporre a torture e rappresaglie, dimostrando anche una certa ingratitudine. Infatti, se i soldati italiani subiscono un volume relativamente basso di attacchi, a differenza di altri contingenti, ciò avviene fondamentalmente perché paghiamo (con i soldi che ci tagliano da stipendi e servizi) i capoclan delle aree dove operano le nostre truppe per lasciarci tranquilli ma, in misura minore, anche perché proprio grazie ad Emergency ed al lavoro dei suoi volontari il nostro paese ci guadagna in prestigio, un prestigio senz’altro immeritato per i governi di destra e sinistra che hanno sostenuto l’invasione al soldo degli interessi americani.


Ci teniamo a ribadire che i nostri soldati non sono lì a costruire scuole ed ospedali o ad aiutare la popolazione, come raccontano i bravi piloti osimani quando vengono invitati nelle scuole, racconti ben diversi da quelli che fanno in privato; noi siamo lì con la missione Isaf per occupare un paese del quale non riusciremo mai a domare la resistenza, malgrado le rappresaglie indiscriminate sulla popolazione civile a cui ci dedichiamo. Per aiutare gli afgani ci sono i volontari di Emergency, la sola presenza italiana gradita e rispettata, che operano nel paese dal 1999 con decine di presidi sanitari, centri chirurgici e reparti maternità, nostri connazionali che portano protesi e attrezzature sanitarie anzichè mangusta, droni e lince.


In Afghanistan si sta combattendo una guerra di liberazione popolare che coinvolge tutte le etnie e le confessioni religiose, non solo le correnti wahabite accomunate ai taleban; una guerra che vede anche le gerarchie ecclesiastiche locali divise, con l’alto clero generalmente più incline a collaborare con gli occupanti ed il governo fantoccio mentre il basso clero ed i giovani mullah, soprattutto delle zone rurali, spesso si ritrovano a guidare la resistenza, perché sono i soli ad avere una preparazione intellettuale ed un riconoscimento comunitario. Non si tratta quindi,come ha tante volte analizzato lo stesso Gino Strada di una resistenza ispirata da fanatismo ma dell’indomita volontà delle molteplici genti dell’Afghanistan (non solo Pashtun) a non farsi assoggettare da qualsivoglia impero, che fosse Alessandro Magno, la corona britannica o l’attuale impero a stelle e strisce di cui la nostra classe politica rimane vassalla; una volontà che nelle condizioni attuali si manifesta anche come identità religiosa ma che rimane essenzialmente una lotta di liberazione popolare.


Siamo convinti che il ritrovamento delle armi e le conseguenti accuse siano tutte una montatura dei servizi afghani, magari con la complicità ed i suggerimenti degli spioni italiani ma se anche venisse dimostrato un coinvolgimento dei volontari nella resistenza ciò andrebbe a loro ulteriore merito e riscatterebbe soltanto il nostro paese dalle infamità della sua casta politica.


Lotta di Unità Proletaria Osimo



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-04-2010 alle 21:53 sul giornale del 15 aprile 2010 - 2545 letture