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comunicato stampa

Severini (PD): \'Reato di speranza\'

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L\'articolo 2 dello Statuto del Comune di Osimo recita solennemente che \"Il comune di Osimo, richiamandosi alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell\'Uomo, nel ripudiare ogni forma di razzismo e violenza e nel riconoscere nella pace un diritto fondamentale dei popoli, garantisce uguali diritti e doveri\"...

L\'articolo 2 dello Statuto del Comune di Osimo recita solennemente che \"Il comune di Osimo, richiamandosi alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell\'Uomo, nel ripudiare ogni forma di razzismo e violenza e nel riconoscere nella pace un diritto fondamentale dei popoli, garantisce uguali diritti e doveri\"… Ancora \"Il Comune assume la tutela dei diritti dei cittadini, in particolare quelli dell\'infanzia, dei disabili, degli emarginati\"… Ancora \"Il Comune di Osimo garantisce il pieno godimento di tutte le manifestazioni del diritto di cittadinanza degli osimani emigrati all\'estero e dei loro discendenti, nonché degli immigrati accolti nel territorio comunale\".


Proprio nelle ore in cui scoprivo gioiosamente, seppur tardivamente, che vivo in un Comune che pone tra le proprie priorità fondamentali quella di arginare le disuguaglianze di ogni genere, in particolare quelle di razza, il governo dello Stato Italiano con leghisti e pidiellini esultavano per il vergognoso, inutile, anacronistico, nonché populista Ddl sul reato di clandestinità ed il presidente del Consiglio rivendicava e dichiarava: \"Questa legge l\'ho voluta io\".


Ho così iniziato ad interrogarmi sui se, sui come, sui perché si potrebbero verificare conflitti tra ciò che il nostro moderno Statuto recita e ciò che il nostro antico governo legifera, meditando sulla necessità di un\'attenzione tutta particolare a tale tema nell\'azione di controllo del governo della città.


Già varie volte sono entrata nel merito della questione, cercando di orientare ad una riflessione di tipo storicistico, adottando una visione che si allarghi ai grandi processi di trasformazione di cui l\'umanità è stata protagonista e che non possono essere trascurati da chi si assume responsabilità di tipo politico, soprattutto in considerazione del fatto che quella in cui siamo immersi è la più grande delle trasformazioni umane dopo quella agricola del Neolitico e quella industriale del \'700.


Chi fa le leggi però trascura la storia millenaria, ed anche quella più recente, che magari è anche più facile da capire. Ad esempio i parallelismi a cui si è richiamato D\'Alema tra la crisi del \'29 e quella attuale potrebbero da alcuni non essere considerati e magari lasciati lì come le solite prediche dei politici di mestiere; secondo me però è sempre meglio correre il rischio dello zelo eccessivo che della sciocca superficialità: il \'29 portò in Europa all\'avanzamento delle ultradestre e quindi del Nazismo, mentre in America Roosvelt avviava la politica del New Deal; la crisi del 2009 sta avendo in America le risposte di Obama, in Europa quelle dei venti di Destra che soffiano sempre più forti e che agitano gli spettri della paura.


Il Fascismo ed il Nazismo difficilmente rinasceranno nelle forme che abbiamo conosciuto, ma qui in Italia siamo già immersi in forme camuffate di autoritarismo e barbarie che utilizzano strumenti inediti, al momento impossibili da contrastare che sono stati capaci di generare odio, divisione, chiusura, disprezzo.


Il reato di clandestinità rischia di diventare un \"reato di speranza\" come spiega Marazziti della Comunità di Sant\'Egidio, poiché \"chi spera in una vita migliore e ne accetta i rischi, viene criminalizzato e trattato come nemico, invece che come risorsa\". Reato di aver diritto a migliorare le proprie condizioni di vita misere, condizioni provocate in gran parte dal mondo occidentale con secoli di colonialismo e sfruttamento. Reato di nutrire una speranza, questo è in realtà ciò di cui vanno tanto orgogliosi i nostri dirigenti nazionali, quelli che predicano la moralità coniugale, familiare, sociale e che si sono anche permessi nei giorni dell\'approvazione del decreto, il 3 luglio, di lanciare lo slogan di apertura del G8, cioè \"L\'uomo prima di tutto. Per un uomo al centro delle strategie politiche e sociali\". Viene da chiedersi quale uomo?


Ed io allora torno al mio Statuto. Lo difenderò da ogni forma di sospetto, di incertezza, di dubbio verso i solidi valori della Tutela dei Diritti contemplati al suo interno: Titolo 1 Principi Generali, Capo I, Articolo 2. Invito i lettori a prendere in mano questo Statuto, soprattutto coloro che hanno sbandierato e continuano a sbandierare l\'ostilità cieca verso chi non è proprio identico a loro.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-07-2009 alle 18:24 sul giornale del 07 luglio 2009 - 4405 letture