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comunicato stampa

Severini (PD): La politica culturale, il progetto del PD

5' di lettura
2027

La politica culturale comprende tutte le altre, in quanto ogni ambito della gestione della cosa pubblica prevede un approccio culturale. Esiste in quanto tale la cultura del territorio, ambientale, giovanile, della gestione patrimoniale, dello sviluppo economico, e si potrebbe continuare all\'infinito...

Parlare di cultura appare quanto di più ovvio e scontato si possa fare da parte di un partito che si impegna a governare la città: l\'ambito più ovvio, ma per questo difficile, complicato che va ad investire nell\'ottica della complessità tutti gli altri aspetti della vita civile di un paese. Sì, perché la politica culturale comprende tutte le altre, in quanto ogni ambito della gestione della cosa pubblica prevede un approccio culturale. Esiste in quanto tale la cultura del territorio, ambientale, giovanile, della gestione patrimoniale, dello sviluppo economico, e si potrebbe continuare all\'infinito. Quindi la cultura non è esclusivamente quella che si fruisce andando a teatro, ad una mostra, al cinema o ad un concerto. E\' senz\'altro anche questo, ma ciò non può bastare per chi crede che tutto sia cultura.


Il Partito Democratico di Osimo nell\'elaborazione di un progetto valido per la città ha prima riflettuto sui deficit esistenti, rilevando che essi si richiamano al fatto che l\'attuale gestione è lontana anche dal porsi il tema Cultura come pregnante, essenziale, necessario nella comunità cittadina, preferendo un approccio pratico ed attento ad impulsi provvisori e spesso legati al consenso, a cui fanno riscontro le sovvenzioni date a pioggia, secondo criteri di difficile comprensione.


La cultura viene concepita come dato di pura evasione, rivolta ai soliti eletti, arroccati nel loro orgoglioso isolamento. Eletti ai quali magari vengono offerti appuntamenti ad hoc, ma che sono comunque destinati a restare chiusi nella loro estraneità rispetto al mondo reale.

Questo mondo reale deve allora essere intrattenuto, appunto, con gli eventi di \"distrazione di massa\", e non serve che qui vengano citati. Troppe volte li abbiamo già nominati.

Il nodo è tutto qui: abbandonare l\'idea che la cultura sia per pochi e quindi noiosa, bensì suscitare nella gente il desiderio di cultura, il bisogno di cultura, l\'essere parte della cultura; tentare il cammino lento e faticoso dell\'incontro con il cittadino medio, che ha certamente le capacità di sviluppare interessi, curiosità, gusto, senso critico, senso dell\'armonia e del bello.


Si è così pensato all\'esigenza, da una parte, di strutturare percorsi di lungo periodo per avvicinare il cittadino alla cultura, e dall\'altra, di soddisfare le esigenze di chi già la cultura incontra ed ha già acquisito gli strumenti di codifica e di interazione necessari.

Passare dall\'analisi dei deficit alle proposte non è semplice e non si può dire mai di essere arrivati, perché la cultura cambia con noi e noi cambiamo con essa in un\'osmosi perenne.


Ciononostante il PD ha provato ad individuare degli snodi di massima:

  1. Sul primo fronte, quello di un processo politico culturale permanente è apparso inevitabile
  • un confronto diretto e costante con il mondo della scuola, dall\'Infanzia alla Secondaria, favorendo progetti che vadano in molteplici direzioni (senso civico, salute, ambiente, creatività)
  • l\'agevolazione di aggregazioni socio-culturali spontaneistiche, legate al mondo delle frazioni e dei quartieri grazie all\'aiuto di un facilitatore che interagisca con le realtà esistenti
  • la promozione di un Distretto Culturale che investa non solo verticalmente, ma anche orizzontalmente gli attori della società civile. E\' il sistema integrato avanzato secondo cui \"un territorio caratterizzato da un\'identità ben definita e da un\'alta concentrazione di risorse ambientali e culturali in cui vive una comunità molto coesa in relazione alle proprie tradizioni culturali\" mette insieme i valori della conoscenza, dell\'istruzione e della ricerca.

    Esso coinvolgerebbe le istituzioni, le imprese, le reti associative, il sistema formativo e, se ci sono, le università e ci sarebbe una interazione tra settore produttivo, formativo e culturale capace di integrare e capillarizzare le singole esperienze e fare circolare cultura.

    Si agevolerebbe \"la diffusione sociale dei comportamenti e delle idee innovative nelle varie componenti della società e la creazione di ambienti di apprendimento e interazione che favoriscono la cultura del rischio imprenditoriale e della disposizione al cambiamento\".

    L\'esperienza è già stata avviata dal distretto di Faenza che ha così tentato di valorizzare la sua identità culturale, la partecipazione dei cittadini, la produzione artistica, la cooperazione tra pubblico e privato, la riconversione culturale degli spazi, le relazioni nazionali ed internazionali, le relazioni con e tra le istituzioni formative ed imprenditoriali.

    E\' logico che da tale progetto deriverebbero iniziative anche capaci di individuare potenzialità forti sotto il profilo strettamente identitario-culturale del territorio.

    Allora lì le singole associazioni, i singoli soggetti potrebbero agire nella diffusione delle proprie peculiarità umane-artistiche-scientifiche-tecnologiche.

    B) Sul secondo fronte, quello dell\'offerta culturale alla mano, da gustare si crede che: proprio grazie a tale robusta piattaforma il processo legato alle possibilità di offrire e ricevere cultura da parte dei fruitori e degli attori in uno scambio immediato di proposte per quanta più gente possibile, risulterebbe ciò che di più naturale ci sia.

Vorremmo infine che Osimo acquisisse il gusto della dialettica, dell\'indagine, del confronto, che strutturasse nel profondo, nelle sue fibre una coscienza del proprio valore civile, storico, morale.


Argentina Severini per il Partito Democratico


Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-05-2009 alle 10:11 sul giornale del 30 maggio 2009 - 2027 letture