Vincenzo Polacco: Terremoto, la mia esperienza in Abruzzo

6' di lettura 16/04/2009 - Il tempo di raccogliere un po\' di cose, il caschetto, la radio, e di raggiungere la sede della protezione civile regionale di Passo Varano, e via con il fuoristrada a lampeggiante acceso verso quel disastro che non ci saremmo aspettati di trovare, sapendo che la scossa era stata di magnitudo 5.8; come quella del 97 nelle Marche...

Alle 4 di mattina, dopo aver subito ricevuto comunicazione dell\'epicentro del sisma, arriva attesa la chiamata dalla nostra Sala Operativa Regionale: partire immediatamente per l\'Aquila.

Il tempo di raccogliere un po\' di cose, il caschetto, la radio, e di raggiungere la sede della protezione civile regionale di Passo Varano, e via con il fuoristrada a lampeggiante acceso verso quel disastro che non ci saremmo aspettati di trovare, sapendo che la scossa era stata di magnitudo 5.8; come quella del 97 nelle Marche.


Eravamo li alle prime luci dell\'alba, capimmo che era stato qualcosa di grosso dagli oltre 10 cm di scalino che si era creato in una campata del viadotto autostradale, subito fuori dal traforo del Gran Sasso.

La gente nel capoluogo abruzzese era tutta per strada, gli occhi sgranati e il pigiama ancora addosso, come succede in questi casi vieni subito fermato da tanti per ricevere informazioni o per segnalare situazioni di pericolo, purtroppo non potevamo fare molto, la nostra destinazione era la Questura dove ci avevano riferito che era stata allestito un primo centro di coordinamento soccorsi.


Ma nell\'accavallarsi delle comunicazioni venimmo dirottati presso una specie di struttura scolastica che non aveva subito danni particolari, alle porte della città dove stavano confluendo i responsabili delle Istituzioni e delle varie forze attivate e già subito sul campo.

Arriva anche Bertolaso, c\'è concitazione, per un adeguato coordinamento mancano però le linee telefoniche, non ci sono certi requisiti per insediare li un efficiente centro operativo, il Comandate della Guardia di Finanza offre allora la propria struttura della Scuola Sottufficiali a Coppito, a pochi km dal centro città.

Bertolaso non ci pensa su un secondo, via, ci si sposta tutti.


Intanto ogni squadra dei Vigili del Fuoco disponibile è al lavoro, altre sono partite dal resto del Paese. Sono stati chiamati anche i volontari delle organizzazioni cinofile. Jesi, Castelfidardo arrivano prestissimo, e subito inviati a Onna, quasi sopra l\'epicentro della scossa.

Tutti i vertici delle Istituzioni confluiscono ora nella struttura della Guardia di Finanza, una caserma enorme disposta su diversi ettari di terreno, grandi spazi perfetti per ricevere tanta gente e mezzi.

Oltre a Bertolaso, c\'è il Sindaco dell\'Aquila, il Presidente di Regione, Provincia, i Comandanti delle Forze dell\'Ordine, dei Vigili del Fuoco dell\'Esercito, noi siamo li per coordinarci con le altre Regioni d\'Italia per i primi aiuti.

Si fa il punto della situazione che risulta subito gravissima, mentre arrivano le notizie dei morti che mano a mano vengono estratti, ma anche delle persone ancora vive.


Viene deciso di allestire la palestra, che più di questo è un vero e proprio palazzetto dello sport, tutto in acciaio, quindi sicuro. Linee telefoniche, fax, strumenti di comunicazione, postazioni, tutto viene predisposto in pochi minuti grazie anche all\'aiuto degli allievi della Guardia di Finanza, ragazzi e ragazze.

Sarà la DI.COMAC.C, nel gergo della protezione civile la Direzione di Comando e Controllo.

Tutto è suddiviso per 14 funzioni rette da un responsabile, dalla \"sanità\" alle \"comunicazioni\", dalle \"risorse e mezzi\" al \"censimento dei danni\".

Nel territorio colpito vengono poi costituiti i COM (Centri Operativi Misti), sette per l\'esattezza che comprenderanno una decina di comuni ciascuno. Serviranno per gestire l\'emergenza in loco, il tutto sotto il controllo di un unico centro, la DI.COMA.C.


Ma la confusione è tanta e nella giornata di Lunedì ancora il centro direzionale stenta ad andare a regime. Noi continuiamo con il nostro lavoro, siamo in contatto con le colonne mobili delle regioni, do le informazioni a quelle che stanno partendo, dove devono dirigersi quale strada percorrere.

La nostra è già partita con l\'ospedale da campo, gli emiliani sono pronti, i friulani stanno partendo.

Il Lazio, data la vicinanza, è arrivato.


Per me la giornata va avanti così, fino a sera quando mi sposto in zona l\'ospedale dove le tende del nostro di ospedale sono già montate e le decine di sanitari marchigiani stanno già lavorando.

Ci sono da scaricare due o tre TIR appena giunti da Ancona, si procede sotto la pioggia, ma il nostro abbigliamento è perfetto e l\'acqua non è un problema.

Ma sono ormai giunte le due di mattina e dopo quasi 24 ore di lavoro senza quasi mangiare e sotto una grossa tensione, comincia a farsi sentire la stanchezza, nel frattempo sono arrivati altri colleghi \"freschi\" e con le dotazioni per una permanenza più lunga.


Ci danno quindi disposizione di rientrare in sede, si ritornerà il venerdì Santo, per un turno di 5 giorni.

Successivamente troverò alla DI.COMA.C una situazione organizzativa molto migliorata, man mano tutto è andato sotto controllo e questo mi ha fatto molto piacere.

Per me la Protezione Civile è un lavoro a tempo pieno che in \"tempo di pace\", quando non ci sono situazioni emergenziali (che pure capitano più di quanto sembra, anche se di minima entità e non se ne ha notizia), è dedicato, oltre che alla prevenzione, alla pianificazione degli interventi in emergenza per far si che il soccorso e l\'impiego delle risorse quando servono sia il più efficace ed organizzato possibile.


Trovarmi sul posto, guardare tutta quella gente in quel drammatico stato di bisogno, e nello stesso tempo assistere alle grandi difficoltà ed alla complessità nel mettere in piedi una simile macchina di soccorso ed aiuto, vedere quanta differenza a volte passa tra la teoria e la pratica, o tra le esercitazioni e le emergenze vere, mi ha procurato pena ed ansia.

Ma a distanza di alcuni giorni, al mio ritorno alla DI.COMA.C. quel senso di frustrazione è passato, ho potuto constatare quello che la nostra Nazione con le sue Regioni, con il suo sistema Paese, sotto il nome della Protezione Civile, in così poco tempo, è riuscita a fare per la gente dell\'Aquila e d\'Abruzzo.


Vincenzo Polacco








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-04-2009 alle 17:49 sul giornale del 16 aprile 2009 - 1111 letture

In questo articolo si parla di attualità, vincenzo correnti, sisma in Abruzzo





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