Feste di Offagna 2008: La fortuna e l\'ingegno

3' di lettura 10/07/2008 -

Le XXI Feste Medioevali celebrano coloro che con l’ingegno o per propizie combinazioni dalla fortuna sono stati baciati, ma anche i vinti, coloro che contro la malasorte hanno lottato e coloro che si sono lasciati travolgere dalla disperazione.



Fortuna, l’odiosa vita ora abbatte ora conforta a turno le brame della mente, dissolve come ghiaccio miseria e potenza
È l\'autunno del Medioevo. Sia l\'Impero sia la Chiesa devono rinunciare alle loro aspirazioni a dominare il mondo. Nei fieri e litigiosi comuni dell’Italia che, nelle signorie, cercano un rimedio alla loro instabilità, la nuova società mercantile rivela tutta la propria fragilità in alcuni clamorosi fallimenti bancari. Sono anni vorticosi. In poco tempo chi era ricchissimo si ritrova povero e chi era povero prima si ritrova ancora più povero. E poi la peste.


“Sorte possente e vana, cangiante ruota, maligna natura, vuota prosperità che sempre si dissolve, ombrosa e velata sovrasti me pure; ora al gioco del tuo capriccio io offro la schiena nuda. Le sorti di salute e di successo ora mi sono avverse, tormenti e privazioni sempre mi tormentano.” cantavano, nelle taverne, i giovani e gli studenti, che sperperavano ai dadi le loro sostanze e che alle permutazioni senza tregua della Fortuna erano allenati. Ma solo gli squinternati attribuiscono ad essa le responsabilità dei propri fallimenti. Solo i folli reclinano passivamente il capo davanti alla Fortuna.


L’uomo non è il signore dell’universo, questo, alle soglie del Quattrocento, ormai era chiaro a tutti, ma ognuno, momento per momento, può affermarsi, in modo più o meno duraturo, a seconda delle proprie qualità. L’ottimismo calmo del Rinascimento, che a poco a poco, subentrava allo sgomento degli anni della peste, ci lascia questo insegnamento: non possiamo sperare di vivere in armonia con lei. Tra l’energia, più o meno avveduta, dell’uomo e la Fortuna non c’è possibilità di pacificazione, ma lotta continua e serrata. È inutile sperare di comprendere le ragioni del suo agire: il giudizio di Fortuna è occulto come nell’erba alta un serpente. Dobbiamo solo stare in guardia e vigilare. Come i personaggi del Boccaccio, come la povera Christine de Pizan, dobbiamo usare prudenza e avvedimento nelle cose favorevoli e, nelle avversità, con ingegno e industriosa energia, dobbiamo sfruttare le occasioni e saperci riscattare.


Le XXI Feste Medioevali celebrano coloro che con l’ingegno o per propizie combinazioni dalla fortuna sono stati baciati, ma anche i vinti, coloro che contro la malasorte hanno lottato e coloro che si sono lasciati travolgere dalla disperazione. Il tema di quest’anno può insegnarci molto. Riflettiamo, dunque, sugli esempi di coraggio di abulia che incontreremo nei vicoli e nelle piazze del borgo, che, per otto giorni, ritrovano l’aspetto suggestivo di sei secoli fa. Tra gli splendidi costumi e le bandiere, il lamento dei liuti, i cibi antichi gustati al lume delle fiaccole, trascorreremo a Offagna qualche piacevole serata d’estate, riscoprendo il piacere di un arricchimento personale, secondo il vecchio motto delle Feste: Ludendo Intelligo (divertendomi imparo).







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-07-2008 alle 01:01 sul giornale del 10 luglio 2008 - 1718 letture

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