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Nasce il comitato in difesa della Casa del Popolo

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In seguito all’occupazione simbolica della Casa del Popolo “Riccardo Giulietti” di Osimo del 26 dicembre 2007 e dell’immediata raccolta di centinaia di firme in sostegno dell’appello presentato nella stessa occasione si è costituito il Comitato per la difesa della Casa del Popolo

da Comitato per la difesa della Casa del Popolo

In seguito all’occupazione simbolica della Casa del Popolo “Riccardo Giulietti” di Osimo del 26 dicembre 2007 e dell’immediata raccolta di centinaia di firme in sostegno dell’appello presentato nella stessa occasione si è costituito il Comitato per la difesa della Casa del Popolo la cui adesione è aperta a tutti i cittadini della zona sud di Ancona e non solo.

Il suddetto Comitato si oppone alla demolizione di ciò che deve essere considerato un monumento storico della classe operaia osimana e non solo, ma coerentemente si affianca anche a tutte le altre realtà di movimento che si battono contro la speculazione edilizia che ha investito nel corso degli anni il nostro territorio, compreso il nuovo piano regolatore che prevede edificazioni per 40.000 residenti ed ha registrato le osservazioni contrarie della Provincia, ma è stato approvato grazie all’astensione di esponenti del Partito Democratico gravati da conflitto di interessi.

Il Comitato propone di salvare la Casa del Popolo dalla speculazione edilizia e di inserire l’immobile all’interno di un nuovo progetto che ne rilanci l’originaria ragione sociale.

Come sottolineato dall’Appello sul quale si costituisce il Comitato stesso il ruolo di uno “spazio comune” è quello di ricomporre le fratture che il capitale determina nel tessuto sociale, in primis le divisioni che gli interessi strettamente privati ed egoistici agiscono impedendo la formazione di coscienze e identità collettive, capaci di ripensare coerentemente ed efficacemente il ruolo sociale e politico delle donne e degli uomini, di agire le loro capacità progettuali e solidali, di recuperare i loro diritti ed i loro doveri.

Non si può trasformare un luogo che incarna la vocazione a questo processo in un complesso di mini appartamenti, in ulteriore luogo di divisione anziché di comunione. Non è la sola materia che verrebbe demolita in questo caso, bensì lo spirito della Casa del Popolo, e ciò non può essere permesso.

Quindi le fasi del percorso che il Comitato si dà sono due: prima di tutto impedire l’abbattimento dell’immobile, contemporaneamente lanciare un progetto di rilancio della Casa del Popolo come struttura viva di partecipazione democratica, sociale e culturale.

Per rendere possibile questo progetto, in seguito alla costituzione del Comitato, ne proponiamo da subito l’allargamento a singoli, associazioni, professionisti, imprese ed artigiani che sono interessati alla sopravvivenza della struttura in continuità con la sua storica ragione sociale.

Il Comitato è disponibile a raccogliere e coordinare, assumendosene la responsabilità nelle dovute forme, i contributi economici ed in natura, le donazioni e le prestazioni d’opera, volontarie e non, per gli indispensabili lavori di ristrutturazione dell’immobile e per la messa in sicurezza strutturale ed igienica del sito.

A tal fine il Comitato è disponibile a costituire un’associazione ONLUS esclusivamente impegnata a dar vita a questo progetto, nell’interresse della difesa ambientale di un pezzo di Parco della Rimembranza e della tutela di un bene storico e culturale della città di Osimo, per l’esistenza e la resistenza dell’ultimo degli spazi sociali autonomi e senza scopo di lucro rimasti sul territorio.

In questo modo si avrebbe un ente che trasparentemente potrebbe seguire ed indirizzare i necessari passaggi amministrativi, gestire i fondi necessari, organizzare il lavoro volontario e garantire la fruibilità della struttura ai cittadini ed alle associazioni interessate al progetto.

Tale proposta ci sembra interessante in quanto, da un lato, garantirebbe la sopravvivenza e la fruizione sociale della Casa del Popolo, nonché la realizzazione di un progetto estremamente interessante, che andrebbe a beneficio di tutta la collettività; dall’altro, non metterebbe in discussione la legittima proprietà dell’immobile, che giuridicamente resterebbe della fondazione preposta alla gestione dei beni immobili degli ex Democratici di Sinistra.

Mentre la fruibilità della struttura sarà garantita a tutte le realtà che ne avranno bisogno, l’usufrutto dell’immobile dovrà essere gestito, senza lucro privato, da quanti con denaro, tempo e lavoro saranno impegnati a dare continuità alla storia del movimento operaio, delle lotte sociali e politiche che hanno segnato il progresso della nostra società e che hanno attraversato anche mezzo secolo di vita della nostra città, storie e vite che non possono essere ridotte a speculazione edilizia a favore di chi, quelle storie e quelle vite, ha oggi tutto l’interesse ad archiviare.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 14 gennaio 2008 - 1642 letture