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Gaza vivrà: al termine della missione, alcune considerazioni

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Al termine della missione in Palestina organizzata dal coordinamento Gaza vivrà, al quale abbiamo partecipato sia sostenendo e diffondendo la petizione diretta al capo dell’esecutivo sia con l’invio di fondi e medicinali, portati direttamente dal nostro compagno Zeno Leoni, ci ritroviamo a dover fare alcune considerazioni.

da L.U.P.O.
www.luposimo.org

Al termine della missione in Palestina organizzata dal coordinamento Gaza vivrà, al quale abbiamo partecipato sia sostenendo e diffondendo la petizione diretta al capo dell’esecutivo chiedendo che il nostro paese si adoperi per la fine dell’embargo alla Striscia di Gaza e per il riconoscimento politico di Hamas, sia con l’invio di fondi e medicinali, portati direttamente dal nostro compagno Zeno Leoni ci ritroviamo a dover fare alcune considerazioni.

Innanzitutto eravamo coscienti che sarebbe stato molto difficile entrare per una delegazione come la nostra che, oltre al profilo umanitario, aveva una indubbia rilevanza politica ossia denunciare l’embargo e la punizione collettiva a cui sono sottoposti i palestinesi colpevoli di aver scelto democraticamente la loro leadership, (sgradita ai sedicenti campioni della democrazia da esportazione come Usa e Israele) e soprattutto sollecitare lo “sdoganamento” di Hamas, organizzazione che rappresenta oggi la maggioranza dei palestinesi ed i settori più poveri, quelli esclusi dalla spartizione della torta degli aiuti occidentali, aiuti destinati soltanto a chi svende la causa palestinese al riconoscimento di Israele ed agli interessi dell’imperialismo.

Non è stato quindi possibile incontrare il primo ministro Haniyeh ed i massimi esponenti di Gaza, (anche se siamo riusciti a far passare gli aiuti umanitari) ma questo impedimento ha costituito anche l’ennesimo schiaffo all’Italia, visto l’impegno ai massimi livelli del Ministero degli Esteri (in particolare di Ugo Intini), di ambasciate e consolati per propiziarci l’ingresso e dimostra ancora una volta quanto i sionisti ed i loro protettori americani tengano in considerazione i loro stessi servili alleati; il Governo Prodi, lo stesso Prodi che incluse Hamas sulla lista nera delle organizzazioni terroriste quando era all’U.E. conferma che la classe politica dirigente che sia di destra o di sinistra considera il nostro paese a sovranità limitata, quindi non reagirà ne protesterà perché anche suoi senatori non sono riusciti ad entrare nell’immenso campo di concentramento che è oggi Gaza, ne c’è da aspettarsi nessun passo decisivo perché si attivi, perlomeno sul piano umanitario, contro l’embargo… tuttavia noi continueremo la nostra iniziativa per il riconoscimento della legittima autorità palestinese e per inchiodare tutti i complici dell’assedio genocida e dei massacri quotidiani commessi dall’esercito israeliano alle loro responsabilità politiche e morali.

La prossima scadenza vedrà una iniziativa nazionale di solidarietà, presumibilmente entro la fine del mese, mentre si continuano a raccogliere le adesioni all’appello-petizione Gaza vivrà, firme che possono essere inviate a info@gazavive.com o richiedendo i moduli a info@luposimo.org.

Il Primo Ministro Ismail Haniyeh ed il presidente del parlamento Ahmad Bahar hanno inviato i propri ringraziamenti alla delegazione, esortandoci a continuare con l’opera di solidarietà verso il loro popolo ed auspicando che altre delegazioni possano recarsi a testimoniare i crimini israeliani e le impossibili condizioni di vita dei palestinesi di Gaza.

Abbiamo purtroppo appreso recentemente che due nostri interlocutori, esponenti di primo piano di Hamas a Ramallah, sheik Hussein Abukwek, (il quale ha già passato cinque anni nelle carceri israeliane ed ha avuto moglie e figli uccisi in un attentato “mirato”) e sheik Faraj Rummana sono stati nuovamente imprigionati dalle cosiddette forze di sicurezza di Abu Mazen; a loro va la nostra solidarietà, insieme alla condanna della linea collaborativa che può solo indebolire e dividere il popolo palestinese.

Vogliamo infine sottolineare la proposta strategica che diverse organizzazioni incontrate (movimento islamico, Abna el Balad, Tagamu Balad.. in forme diverse la stessa Hamas e Fronte Popolare) hanno sostanzialmente formulato per una soluzione del conflitto: non più due popoli per due stati, con Israele a fare da bastione dell’imperialismo circondato dall’ostilità dei popoli arabi e con una sorte indubbiamente precaria quando l’egemonia americana avrà segnato il passo, ma uno stato democratico per due popoli che potranno liberamente concorrere ad eleggere i propri rappresentanti; allo stato attuale potrà sembrare utopia, ma è ancora più utopico pensare ad un ruolo americano di eterno gendarme e del sionismo suo eterno cane da guardia, tale soluzione potrebbe alla lunga garantire anche alle popolazioni che oggi vivono nei confini artificiali di Israele la sicurezza del proprio futuro, un futuro, beninteso, dove non ci sarà posto per l’idea sionista della Grande Israele e per l’imperialismo che oggi la sostiene.

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EV

Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 14 gennaio 2008 - 1525 letture