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Casa del Popolo: i comunisti si ribellano alla sua demolizione

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La Casa del Popolo “Riccardo Giulietti” rappresenta un bene storico, sociale e culturale e la sua svendita, la sua demolizione, a vantaggio dell’ennesima speculazione edilizia sul nostro territorio, rappresentano un danno grave al patrimonio politico, culturale e storico osimano.

da Partito della RIFONDAZIONE COMUNISTA
Partito dei COMUNISTI ITALIANI
Lotta di Unità Proletaria Osimo – LUPO
Giovani Comuniste/i – GC
Federazione Giovanile Comunisti Italiani – FGCI

La Casa del Popolo “Riccardo Giulietti”, storica sede del Partito Comunista Italiano e monumento della classe operaia osimana, rappresenta un bene storico, sociale e culturale per tutta la città di Osimo e la sua svendita, la sua demolizione, a vantaggio dell’ennesima speculazione edilizia sul nostro territorio, rappresentano un danno grave al patrimonio politico, culturale e storico osimano e l’ennesima scelta antipopolare del neonato Partito democratico.

Da più di cinquant’anni la Casa del Popolo è il luogo della militanza operaia e della partecipazione popolare, nel quale tutte le generazioni osimane che si sono riconosciute nella lotta per il progresso democratico, sociale e civile sono cresciute attraverso lo studio, il dialogo e l’impegno politico e militante. Ha rappresentato molto di più della sede di un partito politico, è stato il luogo privilegiato dell’incontro sociale e della progettazione di un’alternativa politica possibile e necessaria.

La Casa del Popolo ha dato asilo ai sogni dei giovani, alle prospettive dei lavoratori ed alle memorie dei pensionati osimani e non solo. Ha rappresentato la scena nella quale la storia degli operai e dei partigiani si è incontrata con quella delle giovani generazioni.

La scelta di demolire un pezzo di storia condivisa a vantaggio di una speculazione edilizia privata, è grave e muove una preoccupazione di tipo urbanistico, contrasta con una ragione laicamente politica e, soprattutto, solleva una fondamentale questione morale.

In primo luogo il piano di recupero approvato dal Consiglio Comunale di Osimo, che prevede la costruzione dell’ennesima palazzina privata ai danni di un luogo che ha assunto una rilevanza ed una funzione pubblica, ha significato l’elargizione di un favore tra ceti politici formalmente contrapposti. In Consiglio Comunale nessuno, salvo Rifondazione Comunista, ha messo in dubbio l’opportunità urbanistica di procedere ad una cementificazione selvaggia di una zona verde del centro storico, adiacente al Parco della Rimembranza e circondata da altre case.

Inoltre non sono state sufficienti le precauzioni in relazione alla sostenibilità strutturale dell’eventuale nuova opera, tenute in considerazioni le preoccupazioni sollevate a riguardo di una presunta instabilità geologica del territorio adiacente.

Un colpaccio per il Partito democratico, che incassa subito un bel po’ di soldi, e per l’Amministrazione Comunale, che riceve una legittimazione alla politica del cemento direttamente dall’opposizione. A questo punto pensiamo che sarebbe giusta e necessaria la trasparente e pubblica comunicazione del costo dell’immobile e dell’identità degli acquirenti; se non altro, per evitare una nuova ed inopportuna cementificazione e studiare soluzioni alternative per la riqualificazione architettonica e sociale della struttura.

Conseguenza di questa prima circostanza è la dubbia coerenza che gli ex Democratici di Sinistra manifestano nel loro concreto agire politico. Come si possono agire battaglie esemplari e condivisibili – ad esempio per quanto riguarda la permanenza della scuola elementare Bruno da Osimo e lo stadio comunale Diana – da un lato, e procedere, dall’altro, alla svendita ed allo smantellamento di un pezzo di storia condivisa della comunità osimana e della classe operaia in generale, con l’aggravante dell’esclusiva finalità di interesse privato?

Che senso ha, in un momento in cui l’Amministrazione Comunale sta sottraendo alla cittadinanza spazi fisici e politici di espressione democratica, luoghi usufruibili da parte di associazioni indipendenti dalla gabbia di potere delle liste del sindaco, demolire l’ultimo spazio sociale indipendente rimasto? Dove va a finire l’onestà di chi critica la speculazione edilizia solamente quando è frutto di guadagno altrui? Su tutte queste questioni è lo stesso elettorato del centro-sinistra che esigerà delle risposte adeguate.

Infine, ciò che più ci indigna, è l’emergere di una gravissima ed irrisolta questione morale. La Casa del Popolo è stata costruita volontariamente e gratuitamente dai lavoratori osimani e dai militanti comunisti, è grave che oggi, una fazione politica che a suo tempo se n’è assunta l’onore, ma anche l’onere, della proprietà e della gestione, si permetta di lucrare su ciò che non può essere impiegato a tale scopo.

La storia del movimento operaio e comunista italiano è stata già troppe volte infangata da coloro che, passando attraverso le svolte politiche che dal Pds hanno portato al Pd, hanno accompagnato le abiure ideologiche con condotte disinvolte in materia di rapporti ambigui tra interessi pubblici ed interessi privati – basti citare la degenerazione delle cooperative rosse ed il caso Unipol, comprese le banche di Fassino e i sogni di D’Alema -.

La tendenza alla demolizione di elementi simbolici e storici del movimento operaio ha sempre, ed inevitabilmente, costituito la premessa necessaria di trasformazioni politiche e degenerazioni ideologiche che hanno inquinato la stessa etica dell’agire politico.

Quindi ci appelliamo a tutte le Compagne ed a tutti i Compagni, alle cittadine ed ai cittadini osimani che, anche se non di sinistra, considerano la scomparsa della Casa del Popolo una profonda ferita inferta al patrimonio storico e culturale della nostra comunità, affinché facciano sentire la loro voce contro il provvedimento irresponsabile emanato a larga maggioranza dal Consiglio comunale.

Ci appelliamo all’Amministrazione Comunale, affinché dia un segno inequivocabile di svolta nella politica urbanistica della città a cominciare dal ritiro della variante al Prg ed alle forze di opposizione, affinché conducano coerentemente la battaglia per il rispetto dei beni ambientali e culturali, anche quando sono in ballo questioni relative ai loro interessi economici.

Noi firmatari del presente appello, solidali con i lavoratori che hanno prestato la loro opera per ciò che consideriamo un monumento storico ed intoccabile, coerenti con la nostra storia ed il nostro progetto politico, ci opponiamo con forza alla svendita ed alla demolizione della Casa del Popolo di Via Cialdini intitolata al Compagno Riccardo Giulietti.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 24 dicembre 2007 - 1427 letture