arcevia: La PEG, soluzione in caso di incapacità ad alimentarsi per bocca

2' di lettura 30/11/-0001 -
In caso di incapacità provvisoria o definitiva ad alimentarsi tramite la bocca esiste una tecnica apposita comunemente detta PEG (Gastrostomia Endoscopica Percutanea) che consente nell’introduzione di un tubicino direttamente nello stomaco e per via endoscopica.

di Lorenzo Possanzini
lorenzo.possanzini@vivereosimo.it


Alcune malattie, vedi ad esempio quelle neurologiche, infettive e/o tumorali possono determinare un\'incapacità provvisoria o definitiva ad alimentarsi tramite la bocca.

Quando siamo di fronte a queste situazioni la cosa principale da fare è assicurare al paziente la nutrizione. Quest’ultima, la maggior parte delle volte, può avvenire in due modi: per infusione di liquidi in vena (via parenterale) oppure, posizionando un sondino - attraverso il naso - nello stomaco (via enterale).

E’ chiaro però che entrambe queste soluzioni presentano numerosi problemi quando l\'alimentazione debba durare per periodi molto lunghi.

Per ovviare a questo problema, oggi esiste una tecnica apposita comunemente detta PEG (Gastrostomia Endoscopica Percutanea) che consente nell’introduzione di un tubicino direttamente nello stomaco e per via endoscopica.

Insomma, una pratica rapida, di semplice esecuzione, reversibile, poco costosa e soprattutto che non richiede l’utilizzo di anestesia generale. Le complicanze sono rare, la maggior parte di natura infettiva, quando non è stata effettuata una adeguata igiene.

Quando il tubicino è posizionato l’equipe professionale (solitamente composto da medico, infermiere e dietologo) decide orario, quantità di cibo (sottoforma di liquido integrato) e di acqua nacessaria per soddisfare il fabbisogno nutrizionale dell’ammalato. Esistono in commercio una vasta gamma di miscele capace di soddisfare ogni tipo di esigenza alimentare.

Infine, è importante ricordare che nonostante la presenza della PEG è sempre possibile alimentarsi tramite la bocca con qualsiasi cibo si desideri; tutto ciò è utile per integrare l’apporto calorico o idrico del paziente e apprezzare sempre la “dolcezza” di qualche buon pasto.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 21 agosto 2007 - 4747 letture

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