Teen Transformers

4' di lettura 30/11/-0001 -
-“I genitori sono fastidiosi… posso eliminarli?
-“Noi non eliminiamo gli umani!
-“Chiedevo solo…
Questo frammento di dialogo tra un autobot e Optimus Prime, il capo dei transformer buoni, è volutamente ludico e auto ironico come tutto il film.

di Massimo Bellucci
Esperto di politiche giovanili
bellof3@tiscali.itt


Personaggi del cinema, supereroi, personaggi dei fumetti sono espressione di fantasie profonde, sono manifestazioni che alimentano l’immaginario collettivo contemporaneo e se ne alimentano a loro volta. Sotto questo profilo non fa eccezione ovviamente lo spettacolare e divertente film “Trasformers” con la regia di Micheal Bay.

Infanzia, giovinezza, adolescenza sono, in modi diversi, sfere nelle quali la società proietta aspirazioni e visioni del mondo. Sono categorie attraverso le quali la società elabora interpretazioni della realtà. In questo film probabilmente i protagonisti non sono i robot ultramoderni e tecnologicamente avanzatissimi, ma due adolescenti che casualmente, dopo alcune vicissitudini, si trovano ad affrontare il non banale compito di salvare l’umanità. Fino a qui niente di strano.
La cosa su cui è utile concentrare l’attenzione è l’immagine dei giovani e degli adolescenti che scaturisce dal film. I due adolescenti protagonisti, Sam Witwicky e Mikaela sono sicuramente personaggi positivi, sono eroi senza stravolgere la loro identità, senza rinunciare alle caratteristiche tipiche dell’adolescenza. Sam si preoccupa dei brufoli, cerca di fare colpo goffamente sulla più carina della scuola, nasconde in camera materiale pornografico. Mikaela, che è appunto la più carina, si trastulla con il più figo del gruppo fino a quando scopre di essere meno importante della sua auto.

Pur in presenza di alcuni luoghi comuni, sono personaggi sicuramente positivi anche gli adolescenti, studenti di liceo, che vengono convocati dal governo per poter risolvere l’intricata questione di un segnale captato durante un attacco di robot cattivi.
Tra i consulenti c’è una ragazza che risolve il difficile mistero del segnale audio pericoloso e chiede aiuto un suo amico adolescente obeso, fifone e divoratore di merendine, il quale avrà ugualmente un ruolo nella salvezza dell’umanità. Il ministro della difesa si stupisce del fatto che sono stati convocati al Pentagono studenti del liceo per risolvere una questione che attiene la sicurezza nazionale e mondiale, un suo collaboratore lo rassicura che sono le migliori menti in circolazione. Gli adolescenti risolvono complicate questioni mentre gli scienziati e i politici del Pentagono brancolano nel buio.

L’immagine degli adulti ne esce sicuramente offuscata, anche se non completamente distrutta: gli adulti sono tonti, ma simpatici, come quando il padre prende in giro Sam illudendolo di comprargli una Porche come ricompensa di un bel voto. Non sono cattivi, ma neanche autorevoli e tanto meno brillanti, sono sostanzialmente dei babbei, anche se bonari. I genitori di Sam si preoccupano del giardino di casa, ma non notano che la casa stessa è circondata da robot giganteschi che hanno appena ingaggiato una decisiva lotta contro il male. Vedono la pagliuzza, ma non la trave, pensano a cose meschine e non a temi importanti. Non sono in grado di imporsi, il padre di Sam elude l’idea di punirlo dopo un rientro in ritardo, il suo insegnante di liceo gli aumenta il voto cedendo ad una richiesta fatta con argomentazioni grottesche.

Gli adulti si riscattano solo quando prestano ascolto ai ragazzi, quando decidono di tenerli in considerazione, è così per il ministro della difesa e per il soldato coraggioso che accolgono le loro indicazioni. I ragazzi, a differenza degli adulti, nel film - e forse non solo - hanno un rapporto privilegiato con la tecnologia. E’ con i ragazzi che i robot dialogano, uno dei quali, Bumblebee, ne diventerà amico, è tramite gli adolescenti che gli adulti possono prevenire i guasti causati dai robot stessi.

Gli adulti diventano personaggi positivi solo grazie alla vicinanza coi ragazzi, solo quando decidono di ascoltarli, allora acquisiscono una dimensione di positività. Che bambini, adolescenti e giovani siano considerati come gli unici buoni in un mondo dove regna falsità, doppiezza, corruzione e stupidità non è una novità, questo schema, pur con molte varianti, è rintracciabile in moltissime opere letterarie e cinematografiche. E’ così per Harry Potter e i suoi amici maghi, per Spider Man e per molti altri, anche se il prototipo di ragazzo buono e trasparente in un mondo di adulti stupidi e negativi è probabilmente il Piccolo Principe di Antoin de Saint-Exupery.

E’ un racconto nel quale il protagonista un bambino naufrago dello spazio, vaga tra gli asteroidi e incontra i loro strani abitanti, un ubriacone che ha perso il coraggio della propria identità, un re che insegue un potere tanto allettante quanto fittizio, un lampionaio, un geografo e altri personaggi che sono maschere di un mondo adulto grottesco e decadente che può essere riscattato dalla forza e dalla trasparenza dei giovani.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 12 luglio 2007 - 1162 letture

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