Riprendiamoci la democrazia

2' di lettura 30/11/-0001 -
Mancano pochi giorni alla chiusura della raccolta delle firme per cancellare l’attuale legge elettorale. Si può firmare sia presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (sotto il palazzo del Comune) sia presso i banchetti allestiti in città da alcuni volontari nei fine settimana.

di Fabrizio Chiappetti
direttore@viveresenigallia.it


Ma la cosa più importante è ricordare alcuni dei motivi civili che, di fatto, impongono a tutti i cittadini che vogliono vivere in una democrazia di metterci la propria firma.
La legge elettorale varata dal centrodestra alla fine della scorsa legislatura ha trattato milioni di elettrici ed elettori italiani alla stregua di un esercito di analfabeti: non abbiamo fatto altro che mettere un segno su un simbolo, che poi i nomi ce li avevano già pronti un pugno di segretari di partiti.

Una deriva oligarchica di queste proporzioni non era mai accaduta nella storia della Repubblica, e questa sì che è stata una mossa che ha messo d’accordo tutti i “dipendenti” dell’azienda Politica Italia spa.
In una democrazia rappresentativa matura, a dir la verità, non dovrebbe servire un referendum per spazzare via una legge così vergognosamente anti-democratica, perché esiste comunque un Parlamento autorizzato a legiferare.

Ma lo spettacolo degli ultimi mesi ha svelato il gioco dei ricatti incrociati non tanto fra destra e sinistra, quanto fra partiti grandi e partiti piccoli: una rissa fra piccole e medie imprese tutte impegnate a non perdere i vantaggi economici derivanti dall’attività politica, concepita quasi esclusivamente come lavoro alternativo a quello che si cerca e si mantiene a prezzo di tanti sacrifici e non come servizio alla comunità.

Ma anche la via del referendum contiene delle insidie. Ci sono infatti dei precedenti che non fanno dormire sonni tranquilli. È il caso del finanziamento pubblico ai partiti, cancellato dalla volontà popolare sulla scia dell’indignazione suscitata da Tangentopoli (1991-1993) e ripristinato sotto la variopinta formula del rimborso spese; ma soprattutto è la legge elettorale precendente a questa che già aveva tradito l’orientamento apertamente maggioritario emerso dal referendum del 1991.

Quindi l’esperienza insegna che è importante, ma non basta solo firmare per riprendersi le quote di democrazia che abbiamo perso in questi anni, perdita di cui finalmente ci stiamo rendendo conto.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 12 luglio 2007 - 1412 letture

In questo articolo si parla di referendum, fabrizio chiappetti