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Lo Stato deciderà il numero dei lavoratori delle imprese

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Arriva l’ennesima “follia burocratica” che colpirà i lavoratori autonomi. Lo Stato non può decidere a priori il numero dei lavoratori delle imprese.

da Confartigianato Osimo
Arriva l’ennesima “follia burocratica” che colpirà i lavoratori autonomi. Lo Stato non può decidere a priori il numero dei lavoratori delle imprese.

Questo il commento del Presidente della Confartigianato di Osimo Mario Baffetti sull’imminente applicazione con decreto, prevista dalla legge Finanziaria 2007 per combattere il lavoro sommerso, degli indici di congruità, vale a dire gli indicatori che stabiliscono il rapporto corretto tra qualità dei servizi e dei beni realizzati da un’azienda e la quantità di ore di lavoro necessario per produrli.

E’ assurdo, oltre che praticamente impossibile, fissare per legge e in astratto quanti lavoratori dipendenti siano necessari in un’azienda. Si tratta di un provvedimento inattuabile nella moderna organizzazione del lavoro poiché non tiene conto delle diverse modalità organizzative delle imprese, del loro livello tecnologico, dei diversi livelli di efficienza dei lavoratori impiegati. Non si può scaricare sulle imprese le inefficienze della Pubblica Amministrazione nell’attività di ispezione e repressione del lavoro irregolare.

Secondo Filippo La Rosa responsabile sindacale della Confartigianato di Osimo “gli indici di congruità per stabilire quanti lavoratori sono necessari in un’azienda rappresentano un'inaccettabile invasione dello Stato nella vita delle imprese, sono inutili ai fini di combattere il lavoro sommerso e vanno in controtendenza rispetto agli impegni assunti dal Governo per semplificare gli adempimenti a carico delle aziende".

“Oltre ad essere inutile – aggiunge Confartigianato – la sua applicazione comporterebbe, per le piccole imprese, un ulteriore aggravio di adempimenti e di costi burocratici”.

Sarebbe assurdo se qualcuno, nel Governo, pensasse davvero di poter 'statalizzare' la decisione sul numero di dipendenti “giusti” per ogni impresa, estendendo alle ore lavoro o al numero dei dipendenti il già molto discutibile criterio di “congruità”, di valutazione 'presunta', che viene utilizzato sul piano fiscale attraverso gli studi di settore'.

"Sarebbe non solo una cosa inconcepibile in teoria in qualunque sistema di economia liberale, ma anche, in pratica, un atto di aggressione nei confronti delle piccole e piccolissime imprese. Quando in Italia la quasi totalita' delle imprese (95%) ha meno di 10 dipendenti, intervenire sulla delicatissima scelta del numero di dipendenti significa addossare ulteriori vincoli e pesi proprio alla parte piu' vitale della nostra economia''. Così significa ritornare indietro, a quando la politica imponeva le regole al sistema economico.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 23 maggio 2007 - 1120 letture