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Lettera di una mamma di Passatempo contro l'impianto

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una futura mamma di Passatempo, angosciata dalla prossima costruzione nella frazione di un impianto per la produzione di conglomerato bituminoso.

da una mamma di Passatempo

La persona che sta scrivendo questa lettera è una mamma, o meglio, una futura mamma : sono al sesto mese di gravidanza e ad agosto verrà alla luce la mia prima bambina.

Sono nata e cresciuta nella frazione di Passatempo, in prossimità del luogo che forse vedrà sorgere un impianto di conglomerato bituminoso, quello stesso luogo (una volta aperta campagna) che in pochi anni ha già subito profondi cambiamenti, a causa dell’ arrivo di numerose fabbriche e industrie.

I ricordi legati alla mia infanzia non mi impediscono di vedere questo luogo per quello che realmente, fino ad oggi, è stato: una piccola oasi di verde, dove, all’interno di circa tre ettari di bosco, e in prossimità di un piccolo ma suggestivo laghetto artificiale, vivono indisturbati numerosi animali selvatici come volpi, istrici, ricci, fagiani ecc.

Non è al Sindaco che desidero rivolgermi in quanto figura istituzionale, né ai rappresentanti politici in qualche maniera coinvolti nella vicenda, bensì a queste stesse persone nel al loro ruolo di semplici cittadini, padri e genitori, ed è a loro che vorrei porre una semplice, forse retorica, domanda.

Accettereste voi, con la vostra famiglia, di vivere in prossimità di un luogo dove si prevede la costruzione di ciminiere per l’immissione di fumi in atmosfera alte fino a 22 mt, dove comunque la quantità di fumi e polveri sottili emessi sarà consistente e pertanto altamente nociva per la salute (non è un caso se l’azienda in questione viene classificata secondo le normative del Decreto Ministero della Sanità 5 settembre 1994 come azienda insalubre di prima classe), dove i decibel acustici degli impianti prevarranno sul canto degli uccellini, dove si stima un traffico veicolare di 15 autocarri all’ora, dove per provvedere al fabbisogno d’acqua di tale azienda (300 metri cubi al giorno!) verranno scavati pozzi a profondità di oltre 60 mt. che rischieranno di prosciugare l’intero territorio, già peraltro di natura argillosa e quindi tendenzialmente franoso?

Accettereste voi, dunque, di vivere in un posto simile a poche centinaia di metri da una tale industria?

Ma soprattutto: accettereste di far nascere e crescere i vostri figli in quello stesso posto?

Spero vivamente che tale domanda possa trovare una risposta sincera e non offuscata da sterili logiche economiche e che, per una volta, la salvaguardia della salute, anche di quella delle generazioni future, le priorità ambientali, i valori umani e il buon senso possano avere la meglio sui rilevanti interessi materiali di pochi e sulla connessa logica del profitto.

A mio avviso, con i tempi che corrono, sarebbe davvero un bel segnale…


Firmato Una madre


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 22 maggio 2007 - 1203 letture