arcevia: Cancro all\'utero: arriva il vaccino ma non ancora nelle Marche

4' di lettura 30/11/-0001 -
Per le ragazze tra i 12 e i 26 anni sta partendo su scala nazionale una campagna di vaccino contro il cancro all\'utero, una misura preventiva che riduce il rischio di incorrere in questa grave patologia....

di Lorenzo Possanzini
lorenzo.possanzini@vivereosimo.it


Il cancro del collo dell’utero nasce nel punto in cui l’utero sfocia nella vagina. Le cellule del tumore prima si moltiplicano nella cervice; in seguito possono infiltrare i legamenti che sostengono l’utero e diffondersi poi nell’intero utero.

Negli stadi avanzati il cancro può invadere anche gli organi vicini e poi sviluppare metastasi in altri più lontani.

Dopo il carcinoma alla mammella il cancro del collo dell’utero resta in Europa la seconda causa più comune di morte per tumore nelle giovani donne, con un\'età compresa tra i 15 e i 44 anni. In Europa 15.000 donne ogni anno si spengono a causa di questa patologia; una cifra che equivale al decesso di 40 donne al giorno.

Nonostante ciò, nei paesi industrializzati, l’incidenza è diminuita e questo grazie alla miglior igiene e alle misure di diagnosi precoce (striscio oncologico dal ginecologo). La situazione è ben diversa invece nei paesi in via di sviluppo: il cancro al collo dell’utero si presenta con maggiore frequenza e il decorso della malattia è più spesso letale.

Questa patologia è quasi sempre causata da forme specifiche dei virus delle verruche o virus del papilloma umano (HPV). Si conoscono circa 100 tipi di HPV, di cui 15 sono cancerogeni. Tutti questi 100 si manifestano per via sessuale o con il contatto diretto con la pelle. Un altro fattore di rischio per il cancro del collo dell’utero è il fumo.

Tale cancro è uno dei pochi tumori individuabili e trattabili precocemente. E’ molto importante che le donne si sottopongono regolarmente a visite ginecologiche ed eseguano il pap test. In questo modo è possibile scoprire stadi che antecedono il cancro dell’utero (vedi la displasia lieve, media e grave).

Finora le misure di prevenzione di questa malattia erano diverse: si ricorda una accurata igiene intima, l’uso di profilattici e la rinuncia al fumo. E’ chiaro che queste misure possono abbassare ma non eliminare il rischio di tumore.

Negli ultimi mesi però in tutto il mondo sono stati lanciati vaccini in grado di impedire l’infezione con determinati tipi di HPV e diminuire notevolmente il rischio di ammalarsi da questa patologia. Il vaccino non protegge dal cancro ma dall’infezione con due agenti patogeni (HPV 16 e 18) che nella donna colpita può provocarlo.

Attenzione perciò: il vaccino non protegge dal contagio con altri tipi di HPV potenzialmente cancerogeni! In teoria una donna vaccinata contro l’HPV può sempre ammalarsi di cancro del collo dell’utero. E’ chiaro comunque che il rischio di ammalarsi è tuttavia molto minore.

Se una donna è stata già contagiata da HPV 16 o 18 oppure ha già una precancerosi o un cancro della cervice uterina prima della vaccinazione conto l’HPV il vaccino non ha alcun influsso sulla malattia.

Il vaccino è omologato per ragazze di età compresa tra 9 e 26 anni, tuttavia, gli specialisti consigliano tale vaccinazione a giovani donne di 12-13 anni in quanto a questa età,in Italia e altri paesi, ancora non hanno avuto rapporti sessuali.

Automaticamente quando una ragazza diventa sessualmente attiva, corre il rischio di infettarsi con HPV. Anche se sembra un pochino sciocco sarebbe buona norma vaccinare anche i ragazzi: pur non ammalandosi di cancro uterino, possono sempre contagiare da HPV le loro partner e metterle in serio pericolo.

L’Italia è stato il primo paese europeo nel quale il servizio sanitario nazionale ha garantito una fornitura per una spesa a carico dello Stato di 75 milioni di euro all’anno. E’ chiaro che il servizio senza pagamento è rivolto solo alle ragazze comprese tra i 12 e i 26 anni su richiamo dell’Azienda di propria appartenenza.

In Italia alcune regioni hanno già iniziato a svolgere il tutto, altre come le Marche invece, stanno aspettando ancora il via libera da parte delle autorità interessate al caso. In ogni modo, si spera sempre che i tempi di attesa siano ristretti anche se ancora nessuno si è pronunciato.

L’invito quindi è di non abbassare la guardia nei confronti di questo tumore e ricordarsi sempre che il pap test resta senza ombra di dubbio lo strumento attualmente privilegiato per prevenire tale malattia nelle donne adulte.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 09 febbraio 2007 - 1732 letture

In questo articolo si parla di sanità, lorenzo possanzini, salute





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