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arcevia: Infarto: cos\'è e come riconoscerne i sintomi

5' di lettura 30/11/-0001 -
Le malattie cardiovascolari (infarto compreso) rappresentano la principale causa di morte nei paesi industrializzati. Ma come avviene un infarto? E quali sono i suoi sintomi?

di Lorenzo Possanzini
lorenzo.possanzini@vivereosimo.it


L\'infarto miocardico è la più conosciuta e frequente espressione clinica delle malattie cardiache. In Italia le persone infartuate sono circa 1.500.000 e tantissimi sono i nuovi casi che si verificano.

La fortuna vuole che le capacità diagnostiche e terapeutiche vadano sempre migliorando e le tecniche di chirurgia non finiscono mai di progredire.

Nonostante ciò continuano i decessi: le malattie cardiovascolari (infarto compreso) rappresentano la principale causa di morte nei paesi industrializzati: un dato a dir poco sconcertante.

L\'infarto del cuore si verifica quando l\'irrorazione del muscolo cardiaco diminuisce in seguito all\'occlusione di una o più arterie coronariche. Le cellule muscolari, non avendo più sangue e quindi prive dell\'ossigeno e di altre sostanze di nutrimento, cominciano a morire.

La principale causa dell\'infarto è l\'ostruzione di un\'arteria coronarica dovuta alla formazione di un trombo. Quest’ultimo è simile ad una massa solida e può provocare o un restringimento temporaneo dell\'arteria (trombosi coronarica) oppure, come nel nostro caso, un\'ostruzione completa del vaso (di durata superiore ai 20-30 minuti) provocandone l\'infarto.

La gravità delle conseguenze dell\'infarto dipende dalla grandezza della zona del cuore colpita e dalla profondità della lesione. Se l\'infarto interessa solo una zona limitata del muscolo cardiaco e dura meno di un\'ora, le conseguenze non sono gravi: grazie ad una terapia adeguata, il cuore potrà riprendere la propria funzionalità con acciacchi trascurabili. Se la lesione del muscolo cardiaco è molto estesa, l\'infarto può provocare la morte o invalidità permanenti.

Il primo sintomo dell\'infarto è un dolore, o meglio una sensazione di fastidio, oppressione o bruciore al petto. La comparsa di questo dolore può essere provocata da uno sforzo fisico, da una forte emozione, da una situazione di stress, ma anche più banalmente da un pasto troppo pesante.

Generalmente il dolore che si presenta mentre si è a riposo è espressione di un problema più grave. Il disturbo compare al centro del petto, in corrispondenza dello sterno e si irradia spesso verso la schiena, il collo, la mascella o nel braccio, in particolare lungo la sua parte interna.

Altri sintomi da ricordare, in concomitanza o, più raramente, al posto del dolore al petto, sono la mancanza di fiato a riposo, la comparsa di disturbi del ritmo cardiaco, palpitazioni, sudori freddi, nausea o vomito.

Saper interpretare in modo corretto i sintomi di un infarto è fondamentale per poter intervenire efficacemente sulla malattia. Molti decessi avvengono nelle prime ore di insorgenza dei sintomi , al di fuori dell\'ospedale e spesso di fronte a testimoni. Appare dunque evidente che la tempestività e la velocità del personale specializzato (medico e infermiere) siano elementi determinanti per poter salvare la vita alla persona colpita.

Da non dimenticare poi i diversi minuti “persi” (obbligatoriamente) a causa del lasso di tempo tra l\'esordio dei sintomi e la chiamata dell\'ambulanza, il suo arrivo e il futuro trasporto in ospedale del malato. Per cui, molto importante restano il numero e la posizione delle postazioni di pronto soccorso.

L\'obiettivo della terapia dell\'infarto è quello di ripristinare il più rapidamente possibile l\'afflusso di sangue al tessuto miocardico e limitare così l\'area colpita.

Alcuni anni fa la terapia consisteva essenzialmente nell\'alleviare il dolore, nella somministrazione di farmaci regolatori del ritmo cardiaco e, se necessario, nella rianimazione cardiaca tramite stimolazioni elettriche (defibrillazione) o chimiche.

Oggi i medici hanno a disposizione nuovi ed efficaci farmaci, i trombolitici, e altre tecniche, come l\'angioplastica o il bypass, per riaprire l\'arteria coronarica ostruita.

I trombolitici sono in grado di sciogliere il trombo che causa l\'occlusione delle coronarie. La loro efficacia dipende dalla tempestività della somministrazione: per limitare significativamente il rischio di lesioni muscolari gravi devono essere somministrati non oltre sei ore dall\'infarto, anche se i risultati migliori si hanno se si interviene entro un\'ora. Agendo in questi tempi, nella maggioranza dei casi si può evitare l\'intervento chirurgico, riducendo sensibilmente la mortalità, così come le conseguenze negative per i pazienti colpiti da infarto.

L\'angioplastica è una tecnica che consiste nell\'inserimento di un tubicino munito di palloncino nell’arteria ostruita. Il palloncino viene condotto fino al punto di occlusione del vaso e quindi gonfiato e sgonfiato più volte per schiacciare il coagulo di sangue e riaprire l\'arteria; quindi si sgonfia il palloncino e si ritira il catetere. Si tratta di un intervento abbastanza semplice che può essere anche ripetuto più di una volta. Nei pazienti infartuati l\'angioplastica deve essere effettuata rapidamente, entro quattro o cinque ore dall\'inizio della crisi.

Il by pass è una sorta di ponte utilizzato per far circolare il sangue evitando la zona dove il passaggio è ostruito. Si tratta di un\'operazione chirurgica dove il medico preleva un segmento di arteria toracica o di un altro vaso e lo collega da un lato alla coronaria a monte della zona ostruita e dall\'altro all\'aorta: si crea così un raccordo che consente il flusso del sangue, evitando l\'occlusione.

In alcuni reparti di medicina specializzati e in tutte le unità di cura coronariche è possibile monitorizzare di continuo la funzionalità cardiaca e intervenire con la massima tempestività in caso di bisogno.

Da non dimenticare che il fattore tempo è spesso decisivo, sia per la sopravvivenza del paziente, sia per la possibilità di recupero una volta superato l\'evento.

La maggior parte delle morti per infarto avviene nelle prime ore dalla comparsa dei sintomi, per fibrillazione ventricolare, cioè per una serie di rapide contrazioni del cuore che gli impediscono di pompare regolarmente il sangue. In presenza di fibrillazione un ritardo superiore a quattro minuti può creare una mancanza di ossigenazione al cervello con gravi conseguenze.

Grazie alla sorveglianza continua, in queste unità è possibile intervenire immediatamente con un defibrillatore (un apparecchio che, appoggiato sul torace, eroga scariche elettriche a corrente continua) e ripristinare il regolare ritmo cardiaco.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 03 febbraio 2007 - 5126 letture

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