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Strage di Bologna: colpevoli di comodo, vittime senza giustizia.

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"In occasione del 26° anniversario della strage alla stazione di Bologna, oltre ad esprimere tutta la mia umana solidarietà alle famiglie delle vittime, vorrei sottoporre all'opinione pubblica alcune considerazioni che possano portare ad una riflessione comune, libera da appartenenze partitiche ed ideologiche e da preconcetti culturali. Molti di voi ricorderanno quel 2 agosto del 1980 a Bologna dove, nello scoppio di una bomba alla stazione, persero la vita 85 persone e ne rimasero ferite circa 200."

da Federica Buscarini
consigliere provinciale Ancona - gruppo misto
"L'orologio segna ancora le 10,25 e sulla targa commemorativa il verdetto è chiaro: strage fascista.

Un atto ignobile, una delle vicende più drammatiche della storia italiana del dopoguerra; una strage di innocenti che rimarrà indelebile nella nostra memoria.

Sono trascorsi 26 anni da quel tragico giorno, eppure, ancora oggi, verità e giustizia sembrano non trovare posto nella vicenda. Sì, i colpevoli sono stati individuati: Mambro e Fioravanti, condannati con sentenza definitiva, hanno già scontato gran parte della pena e Luigi Ciavardini, di cui molti non conoscono nemmeno l'esistenza, è in attesa della pronuncia definitiva della Cassazione che potrebbe condannarlo a 30 anni di carcere.

La vicenda personale e giudiziaria di Luigi Ciavardini, che all'epoca dei fatti aveva 17 anni, ha dell'inverosimile, del surreale. Assolto dall'accusa di aver preso parte alla strage dal Tribunale dei Minori di Bologna, nel marzo 2002 viene condannato, in secondo grado, a 30 anni di carcere.

Nel dicembre 2003 la Corte di Cassazione annulla la condanna di Ciavardini e rinvia al secondo grado. La Corte d'Appello di Bologna, nel dicembre 2004 riconferma la pena a 30 anni. Luigi Ciavardini entra nel processo per la strage di Bologna come testimone e diventa imputato per aver dichiarato che quel 2 agosto si trovava a Padova in compagnia di Mambro e Fioravanti.

Per l'incriminazione si è dato credito a delinquenti e stupratori. Uno dei principali collaboratori di giustizia fu Angelo Izzo, meglio conosciuto come lo stupratore del Circeo, da poco tornato alle cronache per l'uccisione di due donne, che divenne testimone chiave del processo contro Ciavardini con delle sue personali dichiarazioni frutto esclusivamente di deduzioni personali e non supportate da elementi concreti. Superfluo dire che le dichiarazioni di Izzo si rivelarono da subito delle enormi falsità.

Altro personaggio fondamentale nel processo è tal Massimo Sparti che si contraddisse innumerevoli volte, ritrattò la sua deposizione incriminante e in seguito disconoscette la sua ritrattazione. A questo signore fu allora diagnosticato un tumore fulminante al pancreas. Ad oggi è ancora vivo e vegeto, e quando il giornalista Rai Ennio Remondino si recò al carcere di Pisa per consultare la cartella clinica dello Sparti gli fu risposto che la stessa era andata distrutta a causa di un incendio.

Inoltre vi sarebbe una telefonata incriminante per il Ciavardini che lo stesso avrebbe fatto il 1 agosto alla sua fidanzata, con la quale si doveva incontrare, dicendole di non partire e di rimandare il viaggio. Il lato oscuro è che nessuno dei soggetti coinvolti dalla telefonata si ricordano di averla mai ricevuta!

E' chiaro che l'intera vicenda processuale (che dura da 26 anni ed è caratterizzata da incongruenze, depistaggi, false testimonianze, ritrattazioni, ecc.) meriterebbe ulteriori approfondimenti ma sarebbe troppo lungo riportarli in questo frangente.

Ciò che mi sento di chiedere è un gesto di coscienza. Innanzitutto per le 85 vittime di Bologna.

La convinzione che la vicenda giudiziaria della strage di Bologna sia definitivamente conclusa non trova riscontro nella maggioranza dell'opinione pubblica che nutre ancora forti dubbi su quanto scritto e molti, dal mondo politico a quello culturale e intellettuale, semplici cittadini, da destra a sinistra, chiedono una sola cosa: la ricerca della verità sostanziale contro la facile verità formale che si basa su un impianto giudiziario fragile.

Non si può inoltre dimenticare l’aspetto umano che la vicenda ricopre: Luigi Ciavardini si è sempre dichiarato innocente. Non posso e non voglio, in coscienza, esimermi dal sostenere l'interesse e la ricerca della verità, portando alla luce incongruenze che da 26 anni sono sotto gli occhi di tutti e tentare di rianimare il dibattito intorno alla vicenda di Luigi Ciavardini, un innocente che rischia 30 anni di carcere.

E' necessario un gesto di coraggio e di sensibilità; finché esisterà anche un solo dubbio bisogna perseverare nella ricerca della verità e pretendere giustizia perché la coscienza non si tacita e non ci si può accontentare di colpevoli di comodo. Bologna non può e non deve essere una battaglia politica, ma una battaglia di Verità e Giustizia.

La Verità e la Giustizia sono di tutti, non hanno colore politico, né simbolo di partito e non possono essere ostaggio di nessuna ideologia. Un atto terroristico, una strage, non fa distinzione tra destra e sinistra, colpisce tutti. Indistintamente."

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EV

Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 luglio 2006 - 1291 letture