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Al Persiani 'Paolo Borsellino', la morte di un eroe

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Domenica 26 febbraio sale sulla scena del Teatro Persiani di Recanati "Paolo Borsellino. Essendo Stato”, un testo scritto e diretto da Ruggero Cappuccio, una drammatica istantanea degli ultimi istanti di vita del giudice ucciso dalla mafia, affidata alla interpretazione di Massimo De Francovich.

da Comune di Recanati
“Paolo Borsellino. Essendo Stato” è il titolo dello spettacolo della stagione di prosa del Teatro Persiani che andrà in scena domenica 26 febbraio, alle ore 16, nel tempio cittadino della cultura.

Quella proposta al pubblico recanatese sarà una produzione di grande qualità, per un testo scritto e diretto da Ruggero Cappuccio, con Massimo De Francovich, Francesca Caratozzolo, Connie Bismunto, Paola Greco, Silvia Santagata e Ada Totaro.

La rassegna, organizzata dal Comune in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, torna dunque dopo il successo di “Sei personaggi in cerca d’autore” con un titolo che sta già suscitando grande curiosità ed interesse. Un eroe borghese, un servitore dello Stato. Paolo Borsellino diventa personaggio di teatro, non per raccontarci la sua vita ma ergendosi a testimone di un’assurda, feroce, corrotta tragicità del quotidiano alla quale dà voce uno straordinario Massimo De Francovich.

Palermo, via Mariano D’Amelio, 19 luglio 1992, ore 16.58. Un magistrato e la sua scorta muoiono in un attentato di mafia. Paolo Borsellino e cinque agenti sono travolti da una deflagrazione. Cappuccio affronta un tragico fatto di cronaca, scegliendo come punto di partenza quel decimo di secondo che separa la vita dalla morte, l’ultimo respiro di Borsellino un istante prima dell’esplosione.

“Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla, perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non piace per poterlo cambiare”. Nelle parole del magistrato il senso di una vita, il senso di una missione. E proprio il profondo significato di questa affermazione prende forma nel testo affidato all’interpretazione di Massimo De Francovich.

L’ultimo istante di vita di Paolo Borsellino si dilata fino a diventare lucida riflessione sull’esistenza, sospesa tra sogno e realtà. Come tanti pezzi di un puzzle, le tessere di memoria vanno a comporsi e a restituire il racconto di una terra solare come la Sicilia, cui fanno da contrappunto tragici avvenimenti, come la morte del collega e amico Giovanni Falcone, avvenuta solo cinquantasette giorni prima.

Eroe moderno senza retorica, il magistrato siciliano – Palermo è la sua città natale – parla di sè stesso, ricorda la propria infanzia, svela sogni e aspirazioni, racconta i suoi ultimi giorni di uomo solo, accerchiato da elementi deviati dello Stato e della politica, da un’indifferenza sinonimo di omertoso silenzio. E a poco a poco, si manifesta in tutta la sua tragica evidenza, la coscienza della fine, che prende corpo nelle parole di Borsellino e va a contagiare il coro, per lo più femminile, dei familiari (madre, moglie, sorella…), che, con affetto, lo accompagnano fino al 19 luglio 1992 e, con dignità, affrontano tutto ciò che segue le 16.58 di quel giorno maledetto.

La biglietteria del Teatro Persiani è aperta dal martedì al sabato, dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 20. Per informazioni e prenotazioni si può chiamare i numeri 071.7579445 oppure 339.7396762.


Nell'immagine: un momento dello spettacolo


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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 25 febbraio 2006 - 1192 letture