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I topi e le rane di Leopardi ora parlano anche francese

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I 'Paralipomeni della Batracomiomachia', il poema satirico di Giacomo Leopardi che, narrando di una lotta tra topi e rane, si riferiva in realtà alle battaglie politiche tra i liberali italiani e gli austriaci, sono stati tradotti per la prima volta in francese.

da Centro Nazionale di Studi Leopardiani
www.leopardi.it
Dopo la traduzione russa a opera di Alexander Makhov (Mosca, 2001), escono ora, nel giro di pochi mesi, due nuove versioni, entrambe in versi, dei Paralipomeni della Batracomiomachia, in tedesco e in francese.

La prima, stampata da Königshausen & Neumann (Würzburg 2006), è opera di Gerd Ingenkamp, docente di filologia classica all'Università di Bonn e segue quella del 1988 a cura di H. Endrulat.

L'edizione, con testo a fronte, è riccamente commentata da K.-H. Brungs, già autore di un accurato commento sulle traduzioni leopardiane dell'Eneide.

Questi, nell'introduzione, fa la storia del piccolo epos satirico, attributo a Omero e poi a un anonimo greco vissuto tra il II e il I secolo avanti Cristo, sul quale Giacomo Leopardi era già intervenuto nel 1816 col suo Discorso sopra la Batracomiomachia, traducendolo egli stesso a più riprese.
Brungs illustra poi ai lettori tedeschi come è nata l'opera autonoma di Leopardi, trasformando la favola eroicomica antica in una satira delle battaglie politiche tra i liberali italiani (i topi) e gli austriaci (le rane). Il poema satirico, in otto canti, venne composto, negli anni napoletani, in ottave, dettate fino agli ultimi giorni all'amico Ranieri.
Brungs spiega poi che per elaborare il proprio commentario si è avvalso di un accurato confronto delle principali edizioni italiane dell'opera, da quelle di Allodoli e Moroncini a quelle di Flora, Binni-Ghidetti e Cavallini.

La seconda versione, in francese (Université de Provence, 2005), è a cura di Perle Abbrugiati, docente di letteratura italiana moderna e contemporanea presso l'Università che la pubblica.

All'introduzione esplicativa segue una nota nella quale la traduttrice si augura di aver unito le qualità machiavelliche dell'audacia e della prudenza, senza imitare i vizi degli animali protagonisti del poema: la timorosità dei topi e il procedere di traverso delle rane.
La Abbrugiati ha preferito il verso alessandrino, benché il decasillabo possa sembrare tecnicamente più vicino all'endecasillabo, per la sua maggiore familiarità al pubblico francese e per le più spiccate garanzie di fedeltà all'originale.

Benché i Paralipomeni siano usciti a Parigi, nell'originale italiano, già nel 1842, in Francia l'opera non era mai stata tradotta. Tanto più è meritoria questa iniziativa, che giunge in un momento di vivissimo interesse in Francia per l'opera del recanatese.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 01 febbraio 2006 - 1184 letture