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Continuando a partecipare del digiuno più atroce, ovvero quello dal Pane e dall’Acqua di Vita (da osservare come il «nostro» digiuno preveda di consumare proprio i soli pane e acqua, mentre in questa difficile Quaresima, ciò di cui siamo privati è proprio il Pane e l’Acqua Viva), questa domenica continuiamo a proclamare un altro estratto secondo Giovanni, che poi tanto «estratto» non è, in quanto si tratta dell’intero capitolo 9.





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Questa domenica continuiamo e terminiamo il capitolo 5 secondo Matteo. Come l’appuntamento scorso abbiamo preso in esame, in maniera approfondita, l’ultimo versetto che la Liturgia ci proponeva (Mt 5, 37), anche oggi gradiremmo trarre spunto dalla riga finale della pericope che abbiamo dinanzi: «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5, 48).


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Non appena il messaggero inviato dall’emiro di Edessa giunse al cospetto del califfo di Bagdad, quest’ultimo convocò immediatamente i suoi saggi e consiglieri per elaborare la decisione da prendere: accettare lo scambio proposto dai Bizantini, ovvero il rilascio di duecento prigionieri e la consegna di dodicimila pezzi d’argento, a fronte della cessione del «fazzoletto» del profeta Gesù, oppure venire allo scontro, lasciando integri e incorrotti l’orgoglio e la dignità musulmana?



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Dopo che la Sindone fu «svuotata» nel Sepolcro, cosa le accadde? Quali furono le vicende che coinvolsero il Venerato Lino, tra il I secolo d.C. e il XIV secolo d.C.? A partire dalla seconda metà del ‘300, infatti, il Sacro Telo risulta nel possesso di Geoffroy I de Charny, un eroico cavaliere francese che aveva il suo feudo a Lirey, nella diocesi di Troyes.


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Le letture evangeliche domenicali, ultimamente ci stanno facendo rimbalzare di continuo: una volta siamo in Giudea, la volta dopo in Galilea; Gesù non ha fatto in tempo a nascere, che è già adulto e sta dinanzi al Battista a chiedergli il battesimo, ed oggi è tornato ancora neonato; liturgicamente siamo nell’anno A (ovvero il Vangelo «guida» è quello secondo Matteo), ma due domeniche fa abbiamo letto o ascoltato Giovanni, e oggi siamo al cospetto di Luca.





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Nel pieno del periodo natalizio, la Liturgia ci propone il prologo del Vangelo secondo Giovanni. Siamo dinanzi ad un brano così aulico che, per commentarlo, non basterebbe un’intera vita (cfr. Gv 21, 25); eppure, allo stesso tempo, esso è talmente ineffabile, che qualsiasi chiosa, sia essa interpretativa o esplicativa, risulterebbe inconsistente e vana.