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LIBRO V CAPITOLO III: Pochi minuti dopo Ben Hur andava dalla bella egiziana. Col sopraggiungere della sera, l’ombra delle montagne invadeva il giardino delle Palme. Attraverso le piante si sentivano in lontananza tintinnii di campanellini, gridi d’animali e le voci dei pastori che riconducevano gli armenti alla stalla. Alle porte della città voluttuosa era il rumore della stessa vita pastorale che si volgeva in fondo alle umili oasi delle sabbie.


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“Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso” (v. 49). Nel pieno delle ferie estive, nostro Signore Gesù Cristo non poteva essere più adeguato. Il torchio della canicola agostana sembra aver esaudito il desiderio del Maestro. Ma l’attinenza di Gesù con le giornate attuali non finisce qui. Come tutti noi, oppressi da questa calura, non abbiamo altra esigenza se non quella di cercare refrigerio, magari tuffandoci in mare, e siamo in dolente affanno fino a quando non ci immergiamo, ugualmente il Signore brama questa necessità: anch’Egli prova angoscia fino a quando non troverà battesimo (dal greco “bàpto” ovvero “immergere - tuffare”).


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LIBRO V CAPITOLO I: Al mattino dopo la festa nel palazzo di Messala, gli invitati, sdraiati qua e là sui cuscini, dormivano così sodo, che non si sarebbero destati neanche se Massenzio fosse arrivato, se la cittadinanza fosse corsa in gran folla ad incontrarlo, se la legione fosse scesa dal monte Sulpio in tutto lo splendore delle armi e delle corazze, se dal ninfeo all’Onfalo si fosse svolto un apparato di magnificenze tale da eclissare tutto ciò che sino a quel giorno aveva mostrato il sontuoso Oriente.




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Nel pieno dell’estate, sotto il sole cocente e piacevolmente disturbati dal raspìo delle cicale, la sola cosa da fare è riposarsi. Nessuna faccenda da fare. Nessuno si permetta di disturbare. Anche nostro Signore Gesù faticava: era sempre in cammino, sempre in mezzo alla gente, e quindi anch’egli sentiva, come noi, la necessità di riposarsi.



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Dopo aver faticato per un lungo anno, sta per giungere il periodo delle calde ferie. Fondamentale per la dignità dell’uomo è il lavoro, ma avere modo di godere il frutto dei sacrifici è essenziale per recuperare il proprio valore. Una società che non si concede, e non concede, il giusto tempo per gustare il risultato del proprio sudore è nel peccato. fab





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Cristo è risorto ed è vivo tra noi, ed anche il verde del tempo ordinario non manca di celebrare la costante gioia della Chiesa. Accanto ai tempi forti e alle Solennità, la liturgia propone l’ “ordinarietà” della Parola di Dio, che non è contenuto superfluo o di secondo piano: nostro Signore si è fatto pane quotidiano, e non lo si incontra esclusivamente in giacca e cravatta a Pasqua o a Natale, ma Egli accompagna il papà in tuta da lavoro, accende i fornelli in cucina assieme alla mamma, calza gli scarpini da gioco assieme ai figliuoli e riposa assieme ai nonni in questi caldi pomeriggi estivi. Possa lo Spirito accompagnare lo scrivente e accarezzare il lettore.





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Pieni de “lo Spirito il Santo” siamo oggi a celebrare un’altra solennità: la Santissima Trinità, che si è rivelata nel mistero pasquale. Possano lo scrivente ed il lettore essere sempre costanti nell’invocare il Paraclito, il quale pur amando indistintamente tutti, non riempie chi non lo chiama, lasciando ciascuno nella piena libertà di preferire il caldo al Sole.


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LIBRO II CAPITOLO V Quando, al mattino dopo, Giuda si destò nel posto stesso dove la madre l’aveva lasciato, il sole era già sorto sulla montagna e i piccioni formavano nell’aria strisce d’ali bianche. Seduta sull’orlo del giaciglio, accanto all’adolescente, una fanciulla di quindici anni si accompagnava sul nebel. La ragazza si chiamava Tirzah.


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La Parola di Dio di questa domenica ci riscalda con il tanto annunciato e desiderato avvento dello Spirito. Che Egli possa venire, come venne sui discepoli nel cenacolo, anche sullo scrivente e sul lettore. Trarre una sola parola dal Vangelo di questa solennità è impresa ardua: ciò nonostante la acquisiremo come traccia guida, dalla quale far gemmare un discorso più articolato.


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LIBRO II CAPITOLO III Dall’ingresso della città santa una strada correva parallelamente al lato nord della torre Antonia. In quell’angolo sorgeva una casa. Lasciando il palazzo della torre del mercato, il giovane israelita venne a bussare ai battenti della porta massiccia e penetrò in un primo cortile. Attraverso il buio, raggiunse il divano di fondo e vi si coricò.



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La lettura evangelica di questa settimana si colloca all’interno del capitolo 14 secondo Giovanni. Nell’intera sezione Gesù parla della sua relazione con il Padre, rispondendo anche alle domande dei suoi apostoli nel merito, ed introduce anche la figura del Consolatore. L’articolazione di questa unità di vangelo è una continua con-fusione fra i soggetti principali: Padre, Figlio, Spirito.



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Anche oggi il messale romano ci propone un estratto evangelico secondo Giovanni. Siamo al capitolo 13, il quale rappresenta l’inizio della seconda parte dell’intero scritto. Per chiarirci in maniera alquanto approssimativa, dal capitolo 1 al 12 è il “vangelo dei segni (σημεῖα)”, mentre dal 13 al 21 è il “vangelo dell’ora (ὥρα)”. Sia lo Spirito, guida per chi scrive e compagno per chi legge.