Piano faunistico-venatorio, Verdi: "Chiederemo l'annullamento. E' un atto illegittimo in pieno contrasto alla normativa nazionale"

Cacciatori 3' di lettura 20/02/2020 - Un Piano Faunistico tanto atteso che arriva in ritardo senza colmare le carenze e le lacune presenti nel piano precedente e senza fornire adeguate risposte sulle irregolarità presenti nella normativa regionale in materia faunistica - venatoria.

In primo luogo è paradossale che la regione Marche, a differenza delle altre regioni, a quasi 30 anni dall’entrata in vigore della legge n. 157/1992 non sia stata in grado di individuare i valichi di migrazione montani e adottare le misure di tutela previste per l’avifauna migratoria. In palese violazione della normativa nazionale, comunitaria e ad una corretta gestione della fauna selvatica.

Oltre a questa evidente violazione, trattandosi del primo Piano Faunistico Venatorio Regionale dopo il passaggio di competenze gestionali dalle province alla Regione era logico aspettarsi un valido strumento di programmazione e un maggiore spazio alle funzioni di controllo sulla caccia, ma purtroppo non è così. I Verdi avevano mostrato in maniera palese la loro contrarietà al Piano anche in fase di approvazione in Consiglio Regionale votando, convintamente, no attraverso il Consigliere Regionale Sandro Bisonni.

Questa rappresenta una grave anomalia poiché la fauna selvatica è considerata “patrimonio indisponibile dello Stato” e la Regione Marche ha delegato la sua gestione agli Ambiti Territoriali di Caccia, strutture di diritto privato, dove prevale la componente venatoria e che molto spesso si sono rivelate inadeguate a gestire questo patrimonio. La regione non ha previsto la presenza di un suo rappresentante con precise funzioni di controllo, mentre in precedenza le province erano presenti nei comitati di gestione.

Il Piano si limita a confermare l’attuale perimetrazione degli Ambiti Territoriali di Caccia, anche questo aspetto in palese contrasto con la legge statale che prevede ambiti sub-provinciali mentre le province di Fermo e Ascoli Piceno hanno un unico ambito provinciale. Incalzano Adriano Cardogna e Marica Bruno cooportavoce dei Verdi Marche - L’assessore Pieroni - intento a portare avanti gli interessi esclusivi degli sparatori, non ha ancora percepito che la conservazione delle specie va di pari passo con la loro gestione. Chiudendo gli occhi sulla mala gestio degli Ambiti Territoriali di Caccia, dove la loro azione si limita all’acquisto di selvaggina alloctona per il ripopolamento, in barba alla normativa regionale e nessuna azione reale di tutela e conservazione, arrecando un danno sia ambientale che economico.

Infine appare macchinosa e inadeguata l’applicazione delle misure di conservazione all’interno dei Siti Natura 2000, in queste aree di elevato valore naturalistico non sono state previste limitazioni all’utilizzo di munizioni contenenti piombo, alla presenza di appostamenti fissi di caccia, all’esercizio venatorio.

A nostro avviso, trattandosi di aree particolarmente vulnerabili ubicate per la maggior parte lungo la montagna appenninica si doveva quantomeno vietare l’uso del piombo, contenere la presenza dei cacciatori limitando l’accesso ai soli residenti e riducendo sia la durata della stagione venatoria che le giornate consentite.

Al contrario non è stata prevista alcuna particolare tutela della fauna, mentre eventuali limitazioni, se ci saranno, dipenderanno dall’esito delle singole Valutazioni d’Incidenza previste per ogni sito. L’onere della predisposizione dei vari documenti per le valutazioni sarà, verosimilmente, a carico degli uffici regionali invece, l’approvazione, compito degli enti gestori con un aggravio burocratico e comunque a scapito della fauna selvatica della biodiversità e dell’ambiente. Pertanto la Federazione Verdi Marche ha dato mandato ad un legale per verificare il percorso più immediato e veloce per chiedere annullamento dell’atto.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-02-2020 alle 15:37 sul giornale del 21 febbraio 2020 - 1675 letture

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