Una Minoranza Creativa: "NUMERO 8", domenica 17 novembre 2019, XXXIII domenica del tempo ordinario (ANNO C) (Lc 21,5-19)

2' di lettura 16/11/2019 - Il Vangelo secondo Luca è composto da 24 capitoli. Per cercare di offrire un quadro semplice, ma esplicativo della situazione, diciamo che il 22 è “il capitolo dell’Ultima Cena”; il 23 è “il capitolo della Croce”; il 24 è “il capitolo della Risurrezione”.

Oggi la Sacra Liturgia ci propone un brano estratto dal capitolo 21: siamo quindi a ridosso del culmine. Questo capitolo, che sulla base della classificazione codificata appena sopra si può definire “dell’Escatologia”, ha un enorme rilievo per gli storici dei Vangeli: tramite i versetti in esso contenuti, molti studiosi hanno ipotizzato che lo scritto lucano sia stato redatto posteriormente alla caduta di Gerusalemme (70 d.C.), perché in queste righe è richiamata, con buona precisione, la distruzione della Città Santa da parte dei Romani, comandati da Tito Flavio Vespasiano (il futuro imperatore Tito). Tuttavia allo scrivente piace porre riflessione su un’altra nota.

Il fatto che 3 capitoli su 24 siano concentrati su 3 giorni, lasciando ai restanti 21 il racconto di una intera (straordinaria) vita, a rigor di proporzione denota come lo scopo dell’evangelista, l’intenzione dello scritto evangelico, l’obiettivo dell’evangelizzazione, sia il Triduo Pasquale.

Ci vengono a sostegno, a tal proposito, gli Atti degli Apostoli, in cui si narra come il “kèrugma” (proclamazione) di Pietro, e quindi dei primi testimoni, fosse proprio concentrato sull’annuncio della Passione, Morte e Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo (cfr. At 2, 14-36); e ci viene a supporto anche la Parola dell’apostolo Paolo quando dice: “Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1Cor 15, 14).

Questa premessa, al di là dal proporre al lettore un quadro panoramico della vicenda lucana (in particolare), ed evangelica (in generale), ci serva come monito affinché ricordiamo sempre che possiamo attribuire a nostro Signore Gesù Cristo tutte le qualità possibili e immaginabili; possiamo proclamarlo narrando le vicende più miracolose ed eclatanti esibite dalla sua persona; possiamo celebrarlo cantando, ballando o declamando in maniera celestiale; ma se non abbiamo bene in testa (anche a memoria perché no!) che nostro Signore Gesù Cristo è Dio, Nato Morto e Risorto, vuota è la nostra fede, vuoto il nostro testimoniare.

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Questo è un articolo pubblicato il 16-11-2019 alle 16:22 sul giornale del 17 novembre 2019 - 411 letture

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