Un Vademecum sull’integrazione. Lo propone Auser Marche come strumento per i propri associati, testimoni di una integrazione possibile

5' di lettura 07/11/2019 - Nell’ambito della Conferenza di organizzazione di AUSER MARCHE, “La rete che guarda al futuro”, ospitata all'Istituto alberghiero Einstein di Loreto, è stato presentato "Insieme si può - Vademecum per una integrazione possibile" che raccoglie le norme di riferimento ed anche il racconto delle buone pratiche AUSER nella regione Marche.

Il Vademecum è il contributo che Auser, che si occupa principalmente di invecchiamento attivo e di apprendimento permanente, realizza per una integrazione partecipata delle persone straniere che non può che partire dall’istruzione e dalla formazione.

Il vademecum raccoglie le norme di riferimento ed anche il racconto delle buone pratiche AUSER nella regione Marche. Manuela Carloni, Presidente Auser Marche, parla di un filo rosso che attraversa tutte le azioni raccontate nel vademecum: la conoscenza. “Auser è rappresentata nelle Marche da una importante realtà consolidata, con più di 13.500 iscritti, 116 circoli e oltre 2000 volontari, che possono contribuire alla costruzione di un welfare di comunità, per una sussidiarietà ricca di partecipazione e solidale nello stesso tempo.

I volontari possono essere motore di innovazione e di quei cambiamenti culturali che iniziano sempre dalle piccole cose. I soci Auser possono essere i migliori intermediatori per la diffusione del Vademecum.” Lorenzo Mazzoli, componente della Presidenza Nazionale, cita l’esperienza ormai trentennale di Auser e la sua forza, rappresentata da una fitta rete territoriale capace di erogare tanti servizi: dal trasporto sociale, alla consegna dei pasti, dalla promozione dell’attività fisica, ai soggiorni culturali fino al volontariato civico.

Il contributo dell’avvocata Isetta Barsanti Mauceri del Foro di Firenze al Vademecum, pone al centro i diritti fondamentali dello straniero, che impongono di fare riferimento a una pluralità di fonti del diritto, interne e internazionali, in primo luogo la nostra Costituzione.

L’avvocata Mauceri indica anche alcuni strumenti legali per combattere le discriminazioni in questo senso. Vinicio Ongini, coordinatore tecnico dell'Osservatorio nazionale per l'integrazione e l'educazione interculturale presso il Ministero dell'Istruzione, nella sua presentazione all’interno del Vademecum, ci porta a scoprire un mondo che ha scelto la prospettiva educativa dell’integrazione e dell’educazione interculturale.

Un processo difficile e tuttora in corso che inizia dai numeri. Sono 850.000 gli alunni con “cittadinanza non italiana”, i cosiddetti “stranieri”. Spesso si usa il linguaggio delle percentuali quando si parla degli stranieri, linguaggi che potrebbero indurre ad errori e false percezioni. In Italia solo 10 studenti su 100 sono “stranieri” ma gli alunni “stranieri” possono essere anche tanti, anzi tantissimi e vissuti o percepiti come “troppi” se concentrati in singole classi, scuole e territori.

Nelle scuole italiane sono presenti 180 cittadinanze diverse su 194 Stati. Macerata ad esempio è la prima provincia per alunni stranieri di tutta la fascia adriatica, Porto Recanati è ai primi posti, come percentuale di alunni stranieri nelle sue scuole, tra le piccole cittadine.

Ci sono molti temi su cui ragionare e a cui si cerca di fornire risposte adeguate. Il Vademecum riporta le diverse ed importanti esperienze messe in campo dalle Auser delle Marche per favorire l’integrazione. All’interno ci sono anche i progetti nati nella frazione di Collemarino di Ancona, grazie alla collaborazione con l’associazione Free Woman, il Comune e l’Auser, con il laboratorio “Su(l)la testa”, che vede protagoniste donne immigrate vittime di tratta e donne in terapia presso la Clinica Oncologica degli Ospedali Riuniti di Ancona.

Un laboratorio nel quale le giovani straniere realizzano turbanti, prodotti con i tessuti e i colori dell’Africa, donati alle donne in cura chemioterapica, per migliorare la percezione di sé e della propria femminilità.

E ancora c’è la Fabbrica del Cittadino della Nuova Auser di Collemarino che permette alle donne presenti in Italia anche da molti anni, di imparare finalmente l’italiano perché possono portare con sé a scuola i loro figli accuditi dalle volontarie dell’Auser. C’è il racconto del “Progetto Sprar MaceratAccoglie”, in cui il Comune e il Circolo Orti Fontezucca, che con Auser ha in gestione oltre 200 orti, insieme al Gruppo Umana Solidarietà (GUS), ha realizzato un’importante esperienza di lavoro volontario coinvolgendo sette giovani provenienti dal Golfo di Guinea, beneficiari di protezione internazionale.

Fabrizio Dacrema, responsabile nazionale di Auser Cultura, indica nella attività di apprendimento permanente un vero e proprio antidoto contro il diffondersi di pregiudizi e stereotipi che ostacolano la positiva integrazione ed il dialogo interculturale. Nella giornata di lavoro i volontari Auser si sono riuniti nelle commissioni per confrontarsi sui temi della Riforma del Terzo Settore e sull’organizzazione delle Auser nel territorio.

A margine della conferenza di organizzazione è stato redatto un documento conclusivo, in cui è stata sottolineata l’importanza dell’Europa come soggetto capace di praticare politiche di coesione istituzionale e sociale, è stata rilanciata la necessità delle politiche pubbliche a sostegno dello sviluppo e della sua qualità, uno sviluppo che dovrà essere sempre più attento alla tutela delle risorse naturali e alla sostenibilità, in grado di creare occupazione di qualità e di garantire uno stato sociale adeguato alla realtà, in cui l’invecchiamento della popolazione costituisce un fenomeno che caratterizzerà i prossimi decenni e per il quale vanno previste le risorse opportune per affrontarlo seriamente.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-11-2019 alle 16:18 sul giornale del 07 novembre 2019 - 255 letture

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