Alla scoperta della Sindone (16 ): Da Dole a Besançon

1' di lettura 07/09/2019 - Secondo la sentenza emessa dal parlamento di Dole (1443), la Sindone, che era nelle mani di Margherita de Charny, doveva ritornare a Lirey, anche se codesta signoria fosse passata tra i domini del cavaliere “dal naso d’argento” Francois de la Palud. La nipote di Goffredo I de Charny, dichiarandosi legittima proprietaria del Sacro Lenzuolo, non adempì a tale disposizione.

I canonici di Lirey, certi che la forza delle vie legali avrebbe dato giusta risoluzione al caso, adirono la corte di Besançon (1447). Nell’appuntamento precedente abbiamo raccontato che nel 1438, essendo morto Humbert de Villersexel, i canonici di Lirey pretesero lo scioglimento dell’accordo che era intercorso tra loro e il conte de la Roche e la restituzione della Sindone.

L’interlocutore divenne Margherita de Charny, vedova di Humbert de Villersexel, la quale si rifiutò di riconsegnare il Sacro Lino adducendo motivi di sicurezza. I canonici di Lirey citarono Margherita de Charny in giudizio.

La sentenza del parlamento di Dole pronunciata nel 1443 disponeva che la consorte del conte de la Roche avesse dovuto restituire ai canonici di Lirey tutti gli oggetti sacri elencati nell’atto sigillato da Humbert de Villersexel in data 6 luglio 1418.

Per quel che riguardava la Sindone, Margherita de Charny aveva tre anni di tempo per adempiere alla restituzione del Sacro Lenzuolo e tale atto, nei tempi così disposti, doveva compiersi anche nel caso in cui Lirey fosse entrata nel possesso di Francois de la Palud.

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Questo è un articolo pubblicato il 07-09-2019 alle 00:31 sul giornale del 07 settembre 2019 - 369 letture

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