La liturgia della laicità

1' di lettura 22/08/2019 - La laicità della politica e nella politica è un concetto talmente sbiadito che sarebbe opportuno abbandonarlo, oppure riformularlo. Certamente il termine “politica” ha nel suo etimo un rintraccio più conosciuto: “pòlis” appartiene già al bagaglio nozionistico dei bambini che si approcciano allo studio della civiltà greca.

Teniamo radicalmente la traduzione “città”, scostandoci dalle retoriche evoluzioni di vacua magniloquenza. Laicità, invece, ovvero “laico”, ha un senso ai più ignoto. Trae la sua origine dal greco “laòs” che si può tradurre con “popolo”.

“Laico”, quindi, è “ciò che riguarda il popolo”. Data questa premessa, risulta abbastanza palese come l’espressione “laicità della e nella politica” abbia acquisito oggi una notevole diluizione di senso (oggi con “laico” si intende “non religioso”). Questo non è, tuttavia, innaturale, poiché la lingua è viva.

La questione da analizzare, dunque, non sta nell’evoluzione adattiva del linguaggio, quanto nella manipolazione che si fa di questo: e tale “ars manipolandi” si concreta non solo nel produrre fraintendimenti, ma anche nel generare decontestualizzazioni.

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Questo è un articolo pubblicato il 22-08-2019 alle 17:25 sul giornale del 23 agosto 2019 - 446 letture

In questo articolo si parla di attualità, politica, crisi, laicità, articolo, Fabio Quadrini

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