Una Minoranza Creativa: "PUNIRÀ SEVERAMENTE", domenica 11 agosto 2019 XIX, domenica del tempo ordinario (ANNO C) (Lc 12,32-48)

3' di lettura 10/08/2019 - Ed ecco finalmente giunta la tanto desiderata pausa agostana. Ma, pur se tanto bramata, non è forse più carica di eccitante euforia la sua attesa? Figlio orgoglioso della terra marchigiana, la malinconica e detonante aria del Giovane Recanatese appartiene allo scrivente fin nelle viscere.

Anche Gesù, nel Vangelo di questa domenica, ci immerge in un fondale di attesa, e le dà un valore pienamente decisivo, che va oltre il semplice fermento emotivo, poiché la beatitudine che si attende, la si godrà solo se beata sarà stata l’attesa. Possa lo Spirito invadere il nostro “khrònos”, così da poter essere pronti a cogliere e gustare la venuta del “kairòs”.

L’abbondanza lessicale della proposta lucana che ci viene offerta in questa occasione non ha l’effetto di diluire la portata sostanziale della Parola di Dio. Ogni dettaglio della Scrittura è un tesoro, uno scrigno colmo di ricchezza.

E di ciò dobbiamo rendere grazie a Dio poiché, sempre nel rispetto della voce del Maestro, della proposta della Tradizione e della lettura della Chiesa, ciascuno di noi può lasciarsi scuotere dall’impulso che più lo impressiona.

La difficoltà di concentrare il nostro approfondimento estrapolando una sola pulsazione, come ci è consueto, ci costringe naturalmente a rendere questo incontro assai riduttivo. Ciò nonostante, non è forse sufficiente una scintilla per accendere il fuoco?

La parola che abbiamo deciso di sviluppare è PUNIRÀ SEVERAMENTE. Si osserverà che di parole ne sono due; ma come siamo abituati a fare, andando a scrutare il testo originale greco, la parola che esprime il concetto focalizzato è una soltanto: “dikhotomèsei”. In questa occasione, lo scrivente potrebbe evitare la traduzione o la spiegazione del termine scelto, data l’assonanza con il corrispettivo italiano.

Tuttavia la rigidità del nostro metodo esula chi scrive da comode omissioni. Il verbo in questione è un composto di “dìkha” (in due parti) e “tèmno” (tagliare). Per passare dal significato letterale all’espressione di senso, alle volte occorre fare uno sforzo.

Ma, come sempre, sono le parole di Gesù che, con dovuta meditazione, ci offrono la strada. Riducendo lo scenario della pericope ad una scena semplificativa, possiamo inquadrarlo in una casa e in una famiglia, con tutte le possibili dinamiche in questa reagenti.

Pur essendo diverse le figure operanti, pur essendo numerose le vicende sopravvenienti, la beatitudine sorge solo dall’unità: uno l’obiettivo; una la volontà; uno il desiderio. Quando l’obiettivo del padrone è lo stesso del servo; quando la volontà del padrone corrisponde a quella del servo; quando il desiderio del padrone viene fatto proprio dal servo: beata quella casa; beata quella famiglia.

Ci limitiamo, a titolo di breve nota, a precisare che in questo estratto evangelico il sostantivo “padrone” in greco è reso sempre con “kùrios” (“il Signore”, che respira l’ebraico “Adonài”, ovvero il nome di Dio), tranne in una occasione: “oikodespòtes” (padrone di casa, v. 39).

Ebbene, pensiamo anche agli scenari più prossimi a noi: la peggior pena che possa capitare in una casa, in una famiglia, non è la rottura dell’unità? il “taglio in due parti”? Il servo, quindi, poiché deve essere punito severamente, nulla gli può essere inflitto di così severo se non la divisione dal padrone (il Signore).

Ma tale condizione non l’ha voluta, né irrogata, il padrone (il Signore): è il servo che l’ha scelta, poiché decidendo di comportarsi da infedele, ha deciso anche la sua sorte (interessante è anche il verbo “decidere” che dal latino de-caedere intende letteralmente “tagliare da”).

Questo brano evangelico è chiaramente escatologico e, anche se in dissolvenza, nostro Signore Gesù Cristo allude all’esistenza dell’inferno, ed esso non è un luogo, ma uno status di “punizione severa”, che consiste nel “taglio in due parti” dall’unità con il padrone (il Signore); e questa condizione non è frutto della severità del padrone (il Signore), ma una scelta “de-cisa” del servo, cioè nostra!

(dal blog unaMinoranzaCreativa)






Questo è un articolo pubblicato il 10-08-2019 alle 12:57 sul giornale del 11 agosto 2019 - 620 letture

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