Una Minoranza Creativa: "si fece avanti". Domenica 21 luglio 2019, XVI domenica del tempo ordinario (ANNO C) (Lc 10, 38-42)

4' di lettura 20/07/2019 - Dopo aver faticato per un lungo anno, sta per giungere il periodo delle calde ferie. Fondamentale per la dignità dell’uomo è il lavoro, ma avere modo di godere il frutto dei sacrifici è essenziale per recuperare il proprio valore. Una società che non si concede, e non concede, il giusto tempo per gustare il risultato del proprio sudore è nel peccato. fab

Anche Gesù dopo tanto camminare trova il tempo di fermarsi presso la casa di Marta e Maria e beneficiare della sosta. Lo Spirito conceda sapienza allo scrivente e al lettore, affinché abbiano a dare sapore ai doni che la vita concede.

Come accade molto spesso per gli episodi più conosciuti, ovvero con i personaggi più noti della narrazione evangelica, il dato stereotipato o la caratteristica convenzionale, frutto del catechismo principiante (da intendersi “iniziante”), ma non iniziato, porta alla banalizzazione della Parola di Dio, oppure conduce ad una resa semplicistica del suo contenuto.

Marta e Maria: sbagliata e giusta; cattiva e buona; male e bene. Ma servire nostro Signore è sbagliato, è cosa cattiva, è male? Il Vangelo proclama che Marta “era distolta per i molti servizi”, ma in originale greco sarebbe: “Marta era (peri-espàto) attorno-assorbita (perì pollèn diaconìan) attorno a tanto servizio” (v. 40).

E questo farsi “diacona” di Marta è talmente dedicato a Gesù da richiedere la presenza sovraccarica della preposizione “attorno” (perì). Può nostro Signore considerare sbagliata, cattiva, male, una “ecclesìa” che lo serve così devotamente? Eppure, così come fatto con il dottore della legge, raccontando la parabola del Samaritano, anche in questo caso Gesù si dedica ad una mansueta, ma decisiva, rettifica.

Il Signore rivolgendosi a Marta (v. 41) le fa presente che il servizio di costei non ha Lui come centro, poiché essa si affanna e si agita “perì pollà” (attorno a tante cose). Sono le cose la priorità di Marta, non Gesù. Una chiesa che si adopera, che si prodiga nel fare, nell’azione, ovvero che propone ciò come via di salvezza è straordinario, ma non è “la parte migliore”.

La via principale consiste in quello che appartiene a Maria. Costei si pone dinanzi a Gesù in un duplice modo: ascolta, ma ancor prima si siede ai piedi del Signore, e questo atteggiamento in greco è espresso dal verbo “para-cathesthèisa” che letteralmente vale “accanto-sedutasi”.

E non è solo “attorno” (perì), ma “accanto” (parà). Inoltre questo verbo in sé ha anche, immersa, un’altra preposizione: “catà” che esprime direzione, e questa direzione intende “giù”. Il sedersi di Maria, quindi, non è degno solo in quanto è accanto, ma assume senso completo perché è rivolto giù “verso i piedi” (pròs toùs pòdas) del Signore.

La via della salvezza parte dal sederci accanto a nostro Signore, giù ai suoi piedi, ma non in quanto schiavi, bensì affinché possiamo ascoltare la sua Parola e dissetarcene alla sua discesa, come fanno i terreni estivi con la pioggia benefica che cade dall’alto: una volta che saranno pregni, allora si che potranno dedicarsi ad operare e fruttificare.

Tutto quanto detto, non abbiamo ancora citato la parola di questa occasione, ovvero il principio dell’errore Marta. Giunto Gesù in un villaggio, una donna di nome Marta lo “ospitò” (nell’originale greco è “upe-dèxato” che letteralmente sarebbe “sotto-accolse”).

Ma, una volta che il Maestro ha accettato l’invito a farsi “sotto”, Marta, dinanzi a Lui, SI FECE AVANTI, che in greco è reso col verbo “epi-stàsa” che sarebbe “sopra-si mise”. Quante volte la chiesa cede nel dare priorità ai servizi verso la carne (sàrx).

Grave è per essa perorare questa scelta, ritenendo una condizione secondaria alimentare lo spirito (pnèuma). Ma ben più grave è quando la chiesa si erge a voler governare il Verbo secondo il proprio timone.

Tuttavia, come fatto con il dottore della legge, il quale anch’egli dinanzi al Maestro, per metterlo alla prova, “si alzò” (Lc 10, 25), anche in questo caso Gesù non inchioda Marta, ma la indirizza, la guida.

Il peccato, non è l’opposto del bene, ma è aver mancato l’obiettivo (in ebraico “peccato” è “khatà” che vale propriamente “non andare a bersaglio”). A margine di quanto appena detto, sovviene una estemporanea pennellata ludica: khatà-catà; upe-epi; perì-parà; Marta-Maria. Infine un’ultima nota che lasciamo al discernimento del lettore.

La casa in cui abita Marta è la stessa in cui abita Maria: c’è tanto Maria quanto Marta. Ma quello che bisogna rammentare è che nella casa di Marta e Maria c’è Gesù. (dal blog unaMinoranzaCreativa)






Questo è un articolo pubblicato il 20-07-2019 alle 17:07 sul giornale del 21 luglio 2019 - 394 letture

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