Una Minoranza Creativa: "SCUOTIAMO", domenica 7 luglio 2019, XIV "domenica del tempo ordinario" (ANNO C) (Lc 10,1-12.17-20)

4' di lettura 07/07/2019 - In questo periodo dell’anno in cui la luce del caldo sole in cielo si specchia nel grano maturo in terra pronto per la mietitura, anche nostro Signore Gesù Cristo ha davanti a sé l’immagine della messe, talmente abbondante che gli operai sono pochi.

Come è munifica la Parola di Dio anche in queste torride domeniche estive, ma come sono pochi coloro che si mettono a disposizione del Signore della messe: sempre più rare sono le vocazioni e sempre più vuote le chiese.

Lasciando i moralismi ben celati nel cassetto, possa lo Spirito disporre le nostre anime all’ascolto della chiamata. Anche questa settimana, come già fatto la scorsa, gradiremmo che la voce di Gesù sia lasciata libera di esprimersi oltre ogni gabbia pseudo-esegetica.

L’unico punto su cui vorremmo soffermarci è il passo in cui l’approccio tenuto da Gesù “Christòs” stona con il cliché mellifluo ed edulcorato di un mai incarnato Gesù “chrestòs”. Gesù è l’Unto di Dio, non un semplice giovevole.

Ebbene, così disse ai settantadue: “Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: <>. Profumate e variopinte interpretazioni si danno a questa pronunzia di nostro Signore per cercare di addolcirlo, ma questa non è esegesi: è costruirsi un personale Gesù. La durezza di questa frase viene certificata dal prosieguo: “Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città”.

Ecco perché molto spesso prima di ogni commento è bene lasciar parlare il Cristo con la sua voce, affinchè nessuna intermediazione abbia a frapporsi tra il “Logos” e il nostro ascolto. SCUOTIAMO sarà la nostra parola odierna.

Quant’è bello, ma quanto improbabile e poco credibile, è quel Gesù che intende “scuotiamo (la polvere) contro di voi” con “abbandoniamo (ogni astio) contro di voi”. Per penetrare nel senso profondo di questa parola riteniamo opportuno, come sempre, lasciare che la fonte abbia piena espressione.

Nel testo greco la parola “scuotiamo” è “apomassòmetha”, dal verbo “apomàsso” che certamente significa “pulire”, ma reca intimamente il concetto di “imitare”. Pensiamo ad un panno: certamente questo scuote la polvere del mobile che viene pulito, ma è pur vero che l’impronta dello sporco che è sul mobile impressiona per imitazione il panno medesimo.

Ed accanto a questo verbo ce n’è un altro che lo precede su cui risulta facile ogni derivazione etimologica: “kollèthenta” dal verbo “kollào”. Ecco quindi che nel periodo in esame il senso dell’ “incollare” prevale su quello del “ripulire”.

Esporci, però, adesso in una traduzione che azzardi un senso forzato è cosa da sciocchi, tuttavia l’onere di chi “critica” (dal verbo greco “crìno” che intende “esaminare”) va adempiuto fino in fondo, ma anche in questa occasione lasciamo che sia Gesù a parlare.

Anche Egli (come abbiamo commentato domenica scorsa) sta camminando verso una città nella quale entrerà; in questa città non sarà accolto; verrà fatto uscire fuori da questa città e sarà attaccato alla croce. Ma il “Christòs” non si scuote dalla croce, non si pulisce della croce, ma si fa tutt’uno con essa, caricandosi Lui stesso dei peccati di chi non l’ha accolto.

Non è Lui che si libera da ogni astio contro di noi, ma è Lui che libera noi incollandosi il nostro peccato ed accettando l’impronta dei nostri chiodi sul suo corpo. Certo: la sorte di Sòdoma sarà più tollerabile di quella che spetterà a questa città, ma nel mezzo delle due frasi che sopra abbiamo riportato c’è il nucleo che è la chiave di tutto: “sappiate però che il regno di Dio è vicino”.

Se la città non dovesse accogliere i settantadue, e incollasse su di loro la sua polvere, e questi ne recassero la sua impronta, essa sarà trattata peggio di Sòdoma non per questo, ma solo se non arriverà a riconoscere che il Regno di Dio è vicino e non si metterà, quindi, in ascolto della chiamata del Figlio dell’Uomo.

Se noi gerosolimitani non accogliamo nostro Signore Gesù Cristo, e lo incolliamo alla croce, e foriamo le sue membra, saremo trattati peggio di Sòdoma non per questo, ma solo se non arriveremo a riconoscere che Egli è il Risorto e non ci metteremo, quindi, in ascolto della sua Parola.

(dal blog unaMinoranzaCreativa)






Questo è un articolo pubblicato il 07-07-2019 alle 13:55 sul giornale del 07 luglio 2019 - 224 letture

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