Una Minoranza Creativa: PESO, domenica 16 giugno,SANTISSIMA TRINITA' (ANNO C) (Gv 16, 12-15)

4' di lettura 16/06/2019 - Pieni de “lo Spirito il Santo” siamo oggi a celebrare un’altra solennità: la Santissima Trinità, che si è rivelata nel mistero pasquale. Possano lo scrivente ed il lettore essere sempre costanti nell’invocare il Paraclito, il quale pur amando indistintamente tutti, non riempie chi non lo chiama, lasciando ciascuno nella piena libertà di preferire il caldo al Sole.

Il vangelo che viene proclamato questa settimana è estratto dal capitolo 16 secondo Giovanni, nel quale è presente l’annuncio delle tribolazioni che il mondo cagionerà agli apostoli in quanto seguaci di Gesù Cristo. I quattro versetti oggetto della pericope odierna si trovano proprio nel cuore del capitolo in questione ed anche una loro lettura fugace richiede fatica, non solo a cagione del contenuto, ma anche per la forma. Non c’è da meravigliarsi.

Dio è fatica: certamente fatica di sostanza, in quanto nessuna sensibilità umana può recepire pienamente il Senso Ultimo; ma anche fatica di forma, poiché nessuna categoria umana riesce a sintetizzare l’Infinito. Con il sollecito ad una lettura più attenta, spesso si soddisfa maggiormente la comprensione della Parola. Lo scritto odierno, tuttavia, si rende tanto più gravoso quanto più lo si medita. Entrare, infatti, nel mistero di Dio col la sola ricettività della ragione è decisamente arduo.

Per alleviare questo sforzo, ovvero per renderlo maggiormente proficuo, basterebbe come primo approccio identificare la parola “mistero” non con l’esponenziale connotazione di “non spiegabile”, quanto con l’asciutta accezione di “cosa di cui si tace” (il tacere circa una cosa, invero, non significa che non possa essere spiegabile). Nondimeno il non-tacere Dio, ovvero spiegarlo in termini lessicali, non sempre è soluzione soddisfacente.

Le parole con cui Gesù parla del Padre del Figlio e dello Spirito suscitano la pronta reazione degli apostoli: “Non comprendiamo quello che vuol dire” (Gv 16, 18). Ecco, dunque, che per avvicinarsi al Mistero le parole non bastano: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso” (Gv 16, 12). Con questa frase Gesù ci invita certamente a dire (“lègein”) di Dio, ma prima di parlare ci invita ad essere “capaci di portarne il peso”, ovvero ci invita a sperimentarlo. È da questo invito che facciamo gemmare la parola di oggi: PESO.

Andando al testo originale greco, questo versetto è caratterizzato da due verbi: “dunastèuo” e “bastàzo”. Letteralmente potremmo proporre una traduzione come segue: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non “dùnaste” (avete il dominio) “bastàzein” (di sollevare qualcosa di pesante)”. Per esplicitare meglio l’allusione di questo costrutto, ci è gradito usare un “gioco” caro ai rabbini il quale consiste nell’estrapolare parole da una parola, raffrontando un’assonanza o una somiglianza di radice, al fine di dare a quest’ultima una profondità di senso. Nel vocabolo greco “ba-stàzein” possiamo ascoltare il respiro di un verbo (“bàino”) e il pulsare di un sostantivo (“stauròs”).

La traduzione di “bàino” è “andare”; “stauròs” è “croce”. Prima delle parole, quindi, è la testimonianz; è la croce. Ma sia ben chiaro: Gesù Cristo, ovvero il cristiano, non è masochista ovvero alla ricerca del dolore. Dio è gioia non dolore. L’invito alla croce, quindi, non è ricerca della sofferenza, quanto accettazione, nel nome di Dio, della sofferenza, è offerta a Dio della sofferenza; è non lasciare alla sofferenza il dominio, ma caricarsene e darle contegno nel nome del Signore. È solo in questo modo che si arriva ad accogliere il Mistero: nel nome del Dominus (“dùnaste”) andare-in-croce (“ba-stàzein”).

E propriamente nel vangelo secondo Giovanni la croce è tanto manifestazione del Mistero, quanto il suo trionfo. Lo “stauròs” del capitolo 19 non è il mero patibulum, ma il trono di Cristo; non è la morte di Dio, ma la sua completa rivelazione. E per ritornare all’estratto di oggi, anche i nostri due vocaboli sono tutt’altro che sconfitta: “dùnaste” esprime pienamente il concetto di “signoria”, e ancor più forte è “bastàzein” che intende “glorificare ed esaltare”. Al cospetto di tante piazze che proclamano variopinte verità, nostro Signore Gesù Cristo ci invita ad offrire la nostra emarginazione, forti che solo la Verità inchiodata sulla croce è (“tetèlestai”) completa (Gv 19, 30).

ARTICOLO TRATTO DAL BLOG: https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/2019/06/15/peso/






Questo è un articolo pubblicato il 16-06-2019 alle 13:34 sul giornale del 16 giugno 2019 - 132 letture

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