Vivere la Psicologia: buone pratiche di accudimento dei bambini tra passato e presente

3' di lettura 15/05/2019 - La maternità è un’esperienza colma di significati, che vengono narrati e trasmessi tra le generazioni. Il vissuto emotivo dei genitori, oscilla tra la gioia intensa di vedere il loro piccolo e l’ansia drammatica di non sentirsi adeguati.

Il ruolo dei nonni in questo mix esperienziale può essere sia di supporto sia di ostacolo al fluire sereno della relazione genitore-bambino. In un passato, non molto lontano, le pratiche di accudimento dell’infante erano assai diverse rispetto ad oggi; la stessa rappresentazione del neonato si è evoluta, dando un ruolo più attivo al piccolo e soprattutto alla sintonizzazione madre-bambino. Le nuove pratiche di accudimento sembrano prendere la scia di questa nuova concezione della relazione e del ruolo del bambino.

Un tempo l’allattamento ad orario, probabilmente più semplice e apparentemente più rassicurante, imponeva una certa rigidità e uno scandire del tempo dettato esclusivamente dalla madre. Oggi l’allattamento a richiesta, più flessibile e morbido si adegua ai bisogni del bambino e sostiene la comprensione istintiva materna.

Portare il bambino in fascia, pratica comune in alcuni Paesi e popolazioni italiane nel passato, è una soluzione pratica, che facilita il rapporto tra madre e figlio nei primissimi mesi. “Per il piccolo è una posizione familiare a strettissimo contatto con la mamma di cui torna a sentire da vicino i suoni conosciuti del corpo materno – spiega Francesca Praga, istruttrice certificata Pip – Per questo in fascia il bimbo normalmente si calma.

Il portare in fascia favorisce anche l’allattamento “perché a così stretto contatto madre e figlio si stimolano a vicenda nella produzione di latte e nella corretto attaccamento per la suzione”. Il co-sleeping, ovvero il dormire insieme, sembra essere molto importante per favorire il successivo processo di differenziazione.

La possibilità di esperire la sicurezza e la vicinanza materna da piccolini supporta la capacità di tollerare la separazione e le ansie. Dai 3/4 anni i bambini imparano in ogni caso a dormire tranquillamente da soli. Altro esempio della nuova rappresentazione del bambino, come persona in grado di autoregolarsi e di fare richieste comprensibili, è l’autosvezzamento.

Il copro umano appare istintivamente capace di comprendere quali sostanze necessita e la loro quantità. Attraverso l’autosvezzamento ogni bambino sviluppa i suoi gusti e le sue preferenze, senza per questo restringere di molto la varietà dei cibi, inoltre permette di ridurre trabocchetti gastronomici; seppur l’impegno dei genitori risulta essere maggiore rispetto allo svezzamento tradizionale, il quale può comunque essere utile in alcune situazioni. Infine il succhiotto, pratica a volte demonizzata, risulta essere ottimo per rassicurare, calmare ed è una fonte di piacere.

Meglio utilizzarlo ad allattamento avviato e in maniera funzionale (non metterlo in bocca ogni volta che piange perché in questo modo non si distingue la ragione della sua disperazione). Molti pediatri sostengono che intorno al 1° anno andrebbe via via ridotto e tolto (lasciandoglielo sempre della stessa misura, senza cambiare ciuccio in base all’età).

La scelta di una modalità di accudimento o l’altra, aspetta alla madre e al padre, in base alle caratteristiche e allo sviluppo del bambino, nonché alla serenità materna di poter scegliere, in quanto nessuna pratica danneggia o vizia il bambino.


Dott.ssa Marta Brunetti Psicologa-Psicoterapeuta “Spazio Altea”







Questo è un articolo pubblicato il 15-05-2019 alle 15:38 sul giornale del 16 maggio 2019 - 1113 letture

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