La Parola: "TRADISCE". La Passione di nostro Signore Gesù Cristo va meditata, contemplata e amata

13/04/2019 - La Passione di nostro Signore Gesù Cristo va meditata, contemplata e amata. L’esegesi sia il poi... Possa lo Spirito guidare lo scrivente e dare luce a coloro che leggeranno. La contemplazione della Passione secondo Luca ci invita certamente a considerare il mistero del sacrificio di Gesù Cristo, ma ci indica anche l’amore col quale il Figlio di Dio si immola per la nostra salvezza.

Tre episodi su tutti. Per due volte Gesù ripete la parola “Basta” quando attorno a lui si invoca l’uso della spada e si procede con la becera violenza: l’agone a cui Gesù ci invita a partecipare con lui, svegli e non dormienti, è quello della preghiera a fronte della tentazione.

Lo sguardo con cui Gesù fissa Pietro dopo che quest’ultimo lo ha rinnegato e che suscita nell’apostolo un pianto amaro di pentimento e di vergogna: l’abbraccio del rinnegato che accoglie colui che non lo ha riconosciuto al cospetto di alcuni uomini è l’anticipo dell’abbraccio con cui il crocifisso amerà tutta l’umanità.

La promessa rivolta al malfattore di vita eterna nel Regno di Dio: Gesù non attende altro se non una briciola di amore da parte nostra, Lui che è il pane di vita. Fatta tuttavia questa premessa, su cui ci sarebbe da scrivere un oceano, la parola che vogliamo offrire al lettore, per una nota di spunto acuto, è TRADISCE.

Naturalmente questo verbo, declinato anche in senso sostantivato, reca in sé il suo attore che è divenuto nella storia anche suo sinonimo: Giuda. Andando alla lettura originale del testo, il greco che genera la traduzione “tradire” è “para-dìdomi” che letteralmente si può rendere come “dare” (dìdomi) “verso-presso” (para).

bbene, prima che appaia questa parola Gesù istituisce l’eucaristia e pronuncia: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi”. La parola “dato” (“dìdomi”) pronunciata da Gesù è la stessa che compone l’atto di Giuda. Che legame può esserci tra Gesù e Giuda, tra il “dare” di Gesù e il “dare vicino-presso” di Giuda?

Certamente non siamo nella sede opportuna per sviluppare una esaustiva esegesi nel merito, ma vogliamo comunque offrire una occasione da cui partire. Gesù, Dio e Signore nostro, non ha mai seguito i tempi e i dettami del mondo con riguardo alla sua missione.

È Lui, in unità col Padre e con lo Spirito, che decide di “dare” guarigione al paralitico (Lc 5, 17-26); è Lui che decide di ri-“dare” la vita al figlio della vedova di Nain (Lc 7, 11-17); è lui che decide di “dare” la propria vita quando venne la sua ora (Lc 22, 14).

Il tradimento di Giuda, invece, rappresenta anche tutti noi, poiché noi tradiamo Gesù come ha fatto Giuda ogni volta che pretendiamo che il Signore faccia quello che vogliamo noi, come dettiamo noi, nei tempi che stabiliamo noi. Giuda ha tradito Gesù perché pretendeva che il Figlio di Dio si prestasse a “dare” esecuzione “verso-presso” la sua parola.

Ecco il senso del “tradire”. Giuda, sia ben chiaro, non è stato peggiore degli altri apostoli: quando i samaritani non vollero accogliere Gesù e i suoi, Giacomo e Giovanni dissero: "Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?".

Ma Gesù si voltò e li rimproverò (Lc 9, 54-55); nel vangelo odierno quando Gesù invoca la “spada” per lottare contro la tentazione, gli apostoli gli dicono: “Signore, ecco qui due spade”. Ma egli disse: “Basta!” (Lc 22, 38); ma essi, di dura cervice, proseguirono nella loro pretesa: “Signore, dobbiamo colpire con la spada?”.

E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: “Lasciate! Basta così!” (Lc 22, 49-51). Ma dove sta “l’oltre” di Giuda rispetto agli altri apostoli? Sta nel bacio.

Il bacio, certamente, si coniuga in molti aspetti e in diverse circostanze, ma è un gesto che propriamente appartiene all’alveo dell’amore e lo scambio del dono del bacio è puro atto di fusione. Nel testo greco del vangelo odierno Giuda si avvicinò a Gesù per “baciar-lo” (filèsai-autòn). Il termine “baciare” ha radice da “filìa” ovvero “amore”.

Giuda, baciando Gesù, ha manifestato la sua superba pretesa di sentirsi in fusione con Lui, e il sentirsi un tutt’uno con Gesù ha penetrato la sua persona tanto da farlo diabolicamente (Lc 22, 53) convincere che la sua volontà era la medesima di Gesù, e che quindi quello che era giusto per lui doveva esserlo di conseguenza per Gesù.

In conclusione, il senso del nostro discorso odierno è in sunto in un solo versetto che ci riporta la frase di Gesù: “Il Figlio dell'uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell'uomo dal quale è tradito!” (Lc 22, 22). È il Figlio, in unità col Padre e con lo spirito che stabilisce, che decide di “dare” (“dìdomi”) compimento alle opere. Chiunque stabilisce al posto del Padre del Figlio e dello Spirito tradisce (“para-dìdomi”)!

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Questo è un articolo pubblicato il 13-04-2019 alle 17:15 sul giornale del 15 aprile 2019 - 252 letture

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