“Per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero”. [San Paolo]

05/01/2019 - Il mistero La necessità di una rivelazione presuppone innanzitutto l’esistenza di qualcosa di nascosto, un segreto, un mistero, ovvero, tornando alle definizioni, “informazioni cui è difficile attingere, difficilmente accessibili”. I più rigorosi preciserebbero: “qualcosa che non è direttamente osservabile” e, per estensione, comprensibile.

Non a caso rivelare, o anche svelare, deriva da “togliere il velo”. Il velo appunto, che cela la verità dietro di sé appannandoci la vista. Mi sovviene l’immagine di un quadro antico ed arcano, offuscato da lunghi anni di dimenticanza e, subito dopo, il restauro: i colori che riprendono velocemente vita, le forme nitide. Togliere quel velo di sporcizia, polvere, materia parassita (un peccato!) riporta alla luce dei dettagli che elevano la bellezza dell’opera e ancor più possono sorprendere e ribaltare la semantica dell’opera stessa.

Possiamo dire per antonomasia che il peccato deforma la semantica della vita annebbiandoci la vista della Verità, e gli sottrae la sua naturale bellezza? Ma chi può davvero togliere questo velo? Il padrone del mistero Non ci è dato conoscere tutti i segreti nemmeno dei nostri amici, figuriamoci quelli di Dio. In un certo senso a loro appartengono.

Per quel che concerne i misteri su Dio, solo Dio è il detentore della verità, e solo Dio può rivelarla. Questo significa che dobbiamo combattere l’istinto di credere ai nostri effimeri presentimenti e di pensare meritevole solo ciò che riusciamo a dimostrare, di combatterlo attraverso l’umiltà della consapevolezza che la verità non è sita in noi, che la Verità non possiamo trovarla con le nostre forze, è un mistero che non si può investigare e risolvere come un giallo, la ricostruzione di un racconto che non si può pensare di rattoppare a piacimento laddove si fa un po’ più oscuro ed ingarbugliato, promuovendo una religione on demand. Azioni e reazioni Ad ogni azione corrisponde una reazione: questo l’abbiamo imparato presto.

E rivelazione significa in ultima analisi “notizia che suscita reazioni più o meno clamorose”. Non possiamo trovare da noi la Verità, possiamo però porre attenzione a chi sembra volerci rivelare il suo mistero. Se siamo per la Verità, possiamo ascoltare, possiamo accogliere le Sue parole. Ed a questo siamo chiamati in prima persona. Il mistero della vita, il mistero della fede, il mistero dell’incarnazione, il mistero pasquale… a dir il vero, quanto ci fermiamo ad ascoltare mentre ci poniamo queste domande implicite?

Abbiamo innumerevoli testimonianze di persone di ogni razza, estrazione sociale, carattere, di ogni secolo, tutte accomunate dal fatto che la rivelazione ricevuta ha radicalmente cambiato loro vita e pensiero. Eppure sembra non abbiamo teso abbastanza bene l’orecchio a queste persone. Ecco le due reazioni della rivelazione: accoglimento, rinnovamento. E se la prima è una scelta, la seconda verrà di conseguenza.

E se ogni tanto ci smarriamo perché ci siamo chiusi e non riusciamo più ad ascoltare, quantomeno auspichiamo a ricordarci che se c’è un mistero c’è una Verità di fondo, e se c’è un ordine nel creato, c’è un ordinatore, e se c’è, anche se sporcata dai nostri egoismi, tanta indefinibile bellezza, c’è anche Chi la definizione di bellezza la conosce bene perché l’ha costruitaper noi. Buona domenica e buona Epifania! https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/2019/01/05/rivelazione/






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-01-2019 alle 17:34 sul giornale del 05 gennaio 2019 - 146 letture

In questo articolo si parla di cultura, parole, religione cattolica

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