Vivere l'Arte: Dal ritratto al selfie. L'Arte di rappresentarci non decade mai

2' di lettura 14/01/2017 - Il ritratto è per definizione la rappresentazione di una persona secondo le sue reali fattezze e sembianze che può essere eseguito in pittura, in scultura, in fotografia o anche in letteratura. Nella storia dell'arte il ritratto non può essere mera rappresentazione fisica, reale del soggetto perchè in un qualunque processo artistico entra in gioco il contesto in cui esso viene eseguito, l'esigenza per cui il ritratto viene fatto, quella che un tempo era la committenza, ma sopratutto la sensibilità dell'artista che la esegue, la sua poetica, la sua capacità di ridare, agli occhi del mondo, la visione che attraverso lui si crea.

In tutta la storia dell'Arte dalla preistoria fino all'arte Moderna il ritratto è sempre esistito, nel tempo quello che cambiava erano i materiali con cui lo si realizzava ed il fine ultimo per cui lo si eseguiva. Essendo, il ritratto, essenzialmente l'esigenza di fissare nel tempo un' immagine, dandole toni di autorità, importanza, di eleganza, di appartenenza sociale, di intima bellezza, possiamo arrivare a dire che ai giorni nostri il ritratto è ancora esistente ha soltanto cambiato lo strumento di realizzazione.

Se prima vi era un artista che su commissione, attraverso precise indicazioni del committente, di come lui voleva che il mondo lo vedesse, attraverso un cavalletto, una tela, una tavolozza piena di pigmenti e di pennelli lo ritraeva donandogli un' immagine da lui richiesta, oggi tutti noi siamo ritrattisti attraverso l'uso dello strumento smartphone con la realizzazione dei selfie.

Sì, i selfie sono i nostri ritratti del ventunesimo secolo, dove però molte volte committente ed artista realizzatore sono la stessa persona ma in fondo il motore che muove questa esigenza di produrre una nostra immagine è la stessa di allora: ridare agli occhi del mondo un' immagine di noi che ci rappresenti al meglio, che ci faccia apparire come noi desideriamo.

Se un tempo l'artista ritrattista passava giorni a fare bozzetti preparatori prima di passare al ritratto su tela, che doveva corrispondere alle esigenza di chi veniva rappresentato, oggi noi passiamo minuti (data la velocità dello strumento abbiamo ridotto i tempi) a fare molti scatti, fin quando non troviamo il selfie giusto che ci piace per come ci fa vedere agli altri e lo rendiamo pubblico attraverso i social così da poter essere visibili a quanti più possibile.

Certo, la pretesa non è quella di voler far passare gli scatti dello smaartphone come fossero opere d'arte, ma piuttosto quella di porre l'attenzione su come alcuni meccanismi mentali umani si ripropongano al di là del tempo e dell'esecuzione materiale dell'immagine, fattore comune quest'ultimo di esigenza, stimolo, fonte di creatività dell'uomo anche ai tempi della tecnologia.






Questo è un articolo pubblicato il 14-01-2017 alle 18:05 sul giornale del 16 gennaio 2017 - 389 letture

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