Castelfidardo: successo per l'incontro con Vito D'Ambrosio promosso dal Rotary all'Astra

3' di lettura 09/03/2016 - “ E’ l’epoca non solo di dire dei no ma anche, e soprattutto, quella di non stringere più certe mani”. Così ha concluso il suo intervento Vito D’Ambrosio, chiamato a parlare al Cinema –Teatro Astra di Castelfidardo, sul tema: “La mafia cambia pelle: Come riconoscerla? Come difenderci?” in una manifestazione sulla legalità organizzata dal Rotary Club Osimo, dall’Istituto “A.Meucci” e dal Comune di Castelfidardo.

E’ stata la presidente del Rotary Club Osimo Lucia Baioni a presentare l’ospite dopo aver parlato delle Nuove Generazioni come priorità e centro di interesse per il Rotary di tutto il mondo. Il dott. D’Ambrosio, magistrato, già Sostituto Procuratore Generale presso la Corte Suprema di Cassazione, amico dei giudici Falcone e Borsellino, ha, tra l’altro, sostenuto l’accusa in Cassazione nel primo maxi processo alla mafia siciliana (Cosa Nostra), nonché in altri importanti processi (strage alla stazione di Bologna).

Entrato in magistratura a 24 anni, è stato anche Presidente della Giunta regionale delle Marche dal 1995 al 2005. Con poche, ma decise pennellate ha tracciato l’identikit della mafia, la sua nascita e la sua evoluzione.

La mafia nasce verso la metà dell’‘800 con i guardiani dei latifondi nei quali i proprietari non risiedevano perchè spesso erano all’estero. In questa situazione, iniziano ad alzare il tiro sulle richieste dato che dovevano custodire questi beni in sostituzione dei proprietari ai quali sottraggono, tra l’altro, diverse terre. Il salto di qualità della mafia avviene con il cosiddetto “sacco di Palermo”, quando in una notte vennero firmati 15.000 permessi di costruzione.

La mafia da agricola diventa urbana insinuandosi in questo grande grande affare. Poi scendono in campo i Corleonesi: Riina, Provenzano, Badalamenti; cioè i violenti, quelli che ammazzavano per il controllo del territorio. Tommaso Buscetta, capo mafia che viveva sotto protezione negli Stati Uniti, per primo parlò e fece conoscere la struttura piramidale della famiglia mafiosa. Fu il pool antimafia di Palermo, guidato da Caponnetto, con i giudici Falcone e Borsellino,a portare avanti il più grande processo per mafia durato anni e che costò loro la vita. Vennero entrambi fatti saltare in aria insieme alle loro scorte . Anni prima toccò al Generale Carlo Alberto della Chiesa, inviato a Palermo come Prefetto.

Per combattere la mafia, ha sottolineato il Magistrato, occorre combattere la mentalità mafiosa , fatta di compromessi e scorciatoie, è necessario investire nei giovani, nell’istruzione, nell’organizzazione di incontri come questo capaci di scuotere le coscienze e sulla stessa linea si è posto il dirigente scolastico dell’Istituto Meucci, ing. Corrado Marri , che ha sottolineato come la loro Scuola non solo parli del problema, ma metta in funzione dei corsi che aiutino i giovani a trovare subito lavoro per evitare che possano essere illusi da guadagni facili, perché la mafia non sta solo in Sicilia.

E su questo aspetto si è soffermato il sindaco di Castelfidardo Mirco Soprani per ricordare che l’appalto della nuova Scuola Media Mazzini venne bloccato dalla DIA perché una ditta “appaltatrice” era compromessa con la mafia. Molto interessanti i lavori presentati dai ragazzi, filmati, scritti, poesie, racconti, a testimoniare un lavoro fatto con impegno, dedizione e con la guida e la professionalità di tanti insegnanti guidati dalla coordinatrice del progetto Sofia Frontini.

Alla fine, molte le domande che i ragazzi hanno rivolto a D’Ambrosio, sulla sua vita personale e lavorativa, alla quali il giudice ha risposto con molti aneddoti personali e pezzi di vita vissuta e dalle quali si è capito che i ragazzi avevano ben compreso il senso dell’incontro.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-03-2016 alle 11:52 sul giornale del 10 marzo 2016 - 739 letture

In questo articolo si parla di cultura, Rotary Club Osimo

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