L.u.p.o.: 'il caso Roal nuovo esempio deteriore di delocalizzazione produttiva'

27/01/2014 - Si è svolto con una buona partecipazione e malgrado la pioggia il picchetto davanti ai cancelli della Roal durante lo sciopero indetto contro i provvedimenti di messa in mobilità dei lavoratori “esuberanti”, saliti a 51.

Bloccati i cancelli all’ingresso di automezzi e vetture, consentendo ai pochi dipendenti ancora illusi di entrare a piedi. Striscioni contro le delocalizzazioni e la macelleria sociale sono stati esposti lungo la trafficata via di jesi. Nel pomeriggio si è tenuta, sempre fuori la fabbrica, un’assemblea sindacale dove si è concordata la presenza di una delegazione in sede regionale per martedì prossimo, alla presentazione di una interrogazione dei consiglieri Pdci Bucciarelli e Pieroni di Alleanza Riformista.

Lunedì è invece fissato il nuovo incontro tra le parti in Confindustria, all’Aspio; contemporaneamente i lavoratori indicati per la mobilità faranno partire un presidio ad oltranza a ridosso dello stabilimento per il quale è stato garantito dal sindaco Soprani l’appoggio logistico del comune di Castelfidardo (forse questo è l’unico vantaggio di aver passato la proprietà ai finlandesi). Nei lavoratori prevale l’amara consapevolezza che la strategia aziendale, in mancanza di ogni progetto di piano industriale, punta ad una drastica riduzione del personale come preludio a definitive dismissioni, con buona pace del (salto di) paradigma Renziano per cui l’impresa crea lavoro.

L’impresa da sempre non produce ma si appropria del lavoro sociale, ma oggi da noi crea disoccupazione di massa per appropriarsene dove costa meno, figuriamoci poi quelle rilevate da capitale straniero. Quei lavoratori ed impiegati che non hanno scioperato rimuovono questa semplice verità, illudendosi che facendo il proprio dovere, cioè desolidarizzando con i colleghi e facendo i crumiri, i capi del personale faranno menzioni di merito ed i padroni saranno riconoscenti, mentre invece prendono la rincorsa per il prossimo calcio in culo. Ci appelliamo perché chiunque abbia la possibilità appoggi i presidi di lotta in questa e nelle altre fabbriche prossime a licenziamenti e chiusura, di cui si ha notizia a cadenza ormai quotidiana.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-01-2014 alle 01:21 sul giornale del 27 gennaio 2014 - 758 letture

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