Loreto: al Museo dell'Antico Tesoro in mostra anche il calco originale della 'Pietà' di Michelangelo

3' di lettura 22/12/2013 - Curata da Francesco Gallo Mazzeo e Vito Punzi e realizzata in collaborazione con la Biblioteca Angelica di Roma, con ALI - Arte Libraria Italiana, con Edizioni Sabinae, con l’Assessorato alla Cultura del Comune di loreto e con l’Antica Bottega Amanuense di Recanati, la mostra rappresenta un omaggio a Giambattista Bodoni, il tipografo di Saluzzo di cui quest’anno si celebrano i 200 anni dalla morte (30 novembre 1813).

Il nucleo centrale dell’esposizione è infatti rappresentato dalle opere la cui ispirazione Benetta ha tratto dall’Oratio Dominica, un volume pubblicato nel 1806 nel quale Bodoni ha “disegnato” la preghiera del Padre Nostro in 155 lingue: Benetta ne ha scelte dieci, scombinandole, reinventandole e colorandole.

La mostra è però anche altro: Benetta si è lasciato infatti interrogare dalle tre pareti della Santa Casa di Loreto, dunque saranno in mostra alcune istallazioni ispirate alla tradizione del trasporto angelico della Casa oggi lauretana. Nel contesto della mostra sono presenti anche sei interpretazioni del “Padre nostro” realizzate dal M.° Malleus, dell’Antica Bottega Amanuense di Recanati. Interpretazioni che rendono visibile quel filo rosso che ha permesso alla scrittura di evolversi, attraverso Bodoni, fino ai nostri giorni.

Calco originale della “Pietà” di Michelangelo Buonarroti (fino al 30 aprile 2014)

L’esposizione è organizzata da Artifex s.r.l. – comunicare con l’arte, in collaborazione con l’ANCI Marche e con il patrocinio della Regione Marche. La celebre scultura raffigurante il Cristo deposto dalla croce adagiato sulle ginocchia della madre fu commissionata nel 1497 al giovane artista dal cardinale francese Jean Bilhères de Laugralas, che la destinava alla propria tomba posta nella cappella di santa Petronilla, l’antica cappella dei re di Francia, a fianco della basilica di San Pietro. Completato due anni dopo, questo gruppo scultoreo è l’unica opera firmata di Michelangelo. Sull’elegante fascia che attraversa trasversalmente il petto della Vergine Maria si legge infatti la scritta: “MICHELANGELVS BONAROTVS FLORENT. FACIEBA[T]”.

Secondo un gustoso aneddoto il giovane Michelangelo, all’epoca non ancora famoso, sarebbe stato costretto a firmare successivamente e nottetempo la sua opera dopo che, confuso tra la folla che ammirava il suo capolavoro, aveva sentito che veniva attribuita ad altri scultori. Secondo quando afferma ragionevolmente il Condivi, suo amico e primo biografo, Michelangelo raffigurò volutamente la Vergine Maria nell’aspetto di una giovinetta, volendo sottolineare proprio il carattere eterno della sua purezza e castità, non sfiorata da alcuna macchia di peccato.

La scultura della Pietà non rimase per molto tempo nella cappella di Santa Petronilla, poiché questa venne distrutta per fare posto alle possenti strutture della nuova basilica dedicata al principe degli apostoli che il Bramante aveva iniziato a costruire. Dopo vari spostamenti all’interno della basilica, per volere di Benedetto XIV (1740-1758) venne definitivamente collocata nella prima cappella a destra dell’entrata, dove tuttora si trova, offerta all’ammirazione stupefatta dei visitatori.

Nel 1972 questa scultura di incomparabile bellezza venne fatta oggetto di un grave atto vandalico da parte di un esaltato che la colpì a martellate, provocando danni consistenti al naso e a un dito della Vergine. È stata restaurata con eccezionale perizia dai tecnici vaticani, anche grazie all’esistenza di una perfetta copia marmorea della statua, realizzata nel 1930. Da questa copia è stato ricavato, nel 1975, il calco esposto. Entrambe le esposizioni sono visitabili secondo gli orari del Museo-Antico Tesoro. Per info: 071.97.47.198 e museoanticotesoro@gmail.com).


dalla Delegazione Pontificia di Loreto






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-12-2013 alle 12:20 sul giornale del 23 dicembre 2013 - 1135 letture

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