Commemorazioni biennio 1943-45: l'Anpi ricorda lo sciopero delle filandaie osimane

4' di lettura 15/12/2013 - Dal 25 luglio scorso si susseguono le commemorazioni legate al biennio 1943-1945, cioè dalla ricorrenza all’arresto di Benito Mussolini alla Liberazione: un 70esimo lungo due anni. In questi giorni la ricorrenza che ci coinvolge sia come cittadini di Osimo, sia come democratici e antifascisti, è un evento verificatosi nel dicembre 1943.

Un episodio questo citato da tutti i testi storici, compreso quello di Massimo Morroni “Osimo Libera”, edito nel 2004 dall’ANPI di Osimo. Già dai primi giorni del dicembre 1943 le filandaie osimane erano scese in sciopero compatte chiedendo l’aumento della razione dei grassi. A soffiare sul fuoco della rivolta erano pure intervenuti i gappisti del “Fabrizi” che, in accordo con le avanguardie delle scioperanti, avevano diffuso la notizia d’imminenti attacchi aerei agli impianti produttivi, notizia estesa con l’evidente scopo di impedire eventuali cedimenti ai ricatti e alle minacce fasciste. Da ottobre la vicinissima Ancona stava subendo pesanti bombardamenti i quali stavano spazzando via interi quartieri popolari come il rione San Pietro e il rione Guasco, distruggendo inoltre le infrastrutture industriali, bombardamenti questi pagati dal capoluogo dorico con un alto prezzo anche in termini di vite umane.

Quei bombardamenti e quegli attacchi aerei a volo radente erano visibili anche da Osimo e le filandaie osimane temettero ancor più l’eventuale reazione degli Alleati nel caso in cui questi avessero ravvisato una ripresa della produzione della seta in città. Infatti, il manufatto avrebbe dovuto alimentare la fabbricazione di paracadute e di alcune apparecchiature tecniche per gli aerei delle truppe di occupazione tedesche.

Una volta entrati in possesso di un cospicuo quantitativo di bozzoli da lavorare, la pressione che quattro filandieri esercitarono sulle donne fu tale al punto che questi chiesero l’intervento violento della Milizia fascista la quale, andando di casa in casa, minacciavano le operaie osimane in sciopero e i capifamiglia. Alla fine, costatata l’inutilità delle intimidazioni verbali, gli industriali filandieri e la Milizia fascista accompagnata dai Carabinieri della locale stazione, passarono ai fatti concreti e il 14 dicembre arrestarono e tradussero nelle carceri osimane dodici di quelle filandaie resistenti. Tra quelle arrestate c’era Maria Formioni cui nel novembre del ’31, nel quadro degli avvenimenti della Banda Ragno, le era stato ucciso dai fascisti il marito padre di sette figli: Luigi Fiordelmondo detto Calicì, antifascista, Lo sciopero si trasformò quindi in sollevazione di piazza la quale chiedeva l’immediata scarcerazione delle donne recluse, alcune delle quali in giovanissima età. Le operaie rinchiuse furono rilasciate solamente due giorni dopo.

Credendo che l’intimidazione dell’arresto avesse avuto il suo effetto sulle operaie in sciopero, due di quei filandieri, fiduciosi, il diciassette successivo riaccesero il fuoco dei loro impianti, ma la produzione non riprese essendosi presentate al lavoro solo le dodici donne che erano state rilasciate dal carcere. I rinnovati appelli e le reiterate minacce di arresto da parte delle autorità fasciste e dei filandieri osimani a nulla valsero.

La piena produzione serica non riprenderà più e, al massimo, si realizzò per il 50% circa solo dopo la metà del gennaio 1944. A quel punto intervennero i partigiani del GAP Fabrizi con un sabotaggio ai cavi dell’alimentazione elettrica della centrale osimana di Sambucheto che bloccarono la produzione serica. Le filande osimane saranno poi distrutte dai genieri tedeschi in fuga da Osimo ormai prossima alla liberazione avvenuta il 6 luglio 1944.

Questa la storia del dicembre 1943 osimano. Una storia che ha profonde e vaste radici in quel movimento democratico e popolare osimano guidato dalle stesse filandaie osimane, 1200 circa, tra la fine dell’800 e il primo quarto del secolo successivo; prime nel promuovere la stessa Camera del Lavoro (1920) attraverso la fusione della loro lega, maggioritaria nel panorama sindacale del tempo. Quel nascente movimento popolare contribuì significativamente, con il lavoro, con la voglia di riscatto sociale e della donna stessa, al benessere della città, preparandola ad accogliere quel patrimonio ideale comune oggi racchiuso nella nostra carta costituzionale. Nella foto sopra:


da ANPI - Osimo
Associazione Nazionale Partigiani D'Italia




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-12-2013 alle 17:45 sul giornale del 16 dicembre 2013 - 512 letture

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