Lo sviluppo urbanistico di Osimo nelle idee emerse dal Forum promosso dal Pd

4' di lettura 03/11/2013 - Espansione o rigenerazione urbana di Osimo? Questo il tema che grazie all’intervento dell’architetto Riccardo Picciafuoco ha animato il dibattito della serata. L’argomento, molto sentito ad Osimo, necessita di essere inquadrato da un punto di vista generale e necessita una definita politica di progetto alle spalle che superi i favoritismi e l’ignoranza che per lungo tempo hanno segnato le azioni svolte in questi campi.

Oggi che la crisi finanziaria, trasformatasi ben presto in edilizia, ha contribuito a rendere problematica la situazione, emerge con chiarezza il bisogno di proporre idee nuove che conducano al conseguimento di risultati diversi da quelli fin’ora raggiunti. Il progetto Marche 2020 mette a disposizione, per le migliorie nei territori della Regione, un miliardo di euro nei prossimi sei anni da utilizzare attraverso una strategia che si basi sul confronto e l’integrazione tra le diverse aree ed una visione policentrica del territorio.

Ecco perché, qualora questo realmente accada, i cittadini devono farsi trovare preparati. La proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela del paesaggio, lo sviluppo ecocompatibile ed il governo del territorio presentata dal forum per il paesaggio delle Marche con la raccolta di 8.713 firme, dimostra come un tema apparentemente tecnico, in realtà, oggi coinvolga da vicino moltissimi cittadini. I punti fondamentali della proposta riguardano la tutela attiva del paesaggio inteso come bene comune, alla stregua dell’acqua o dell’aria. Concepire il paesaggio come un bene comune significa che esso deve rappresentare l’interesse della collettività e dunque l’inserimento di un nuovo edificio deve essere ritenuto un beneficio per tutti, in base anche alle conseguenze successive che esso avrà sul territorio.

Con tutela attiva si intende un modo di agire finalizzato alla rigenerazione del paesaggio che ha come obiettivo fondamentale il benessere complessivo, diffuso ed armonico della comunità. Da dati recenti emerge che ogni giorno in Italia consumiamo tra 670.000 e 710.000 mq di suolo; quella parte superficiale di terreno da cui dipende la sopravvivenza dell’uomo sulla terra. Dunque basta al consumo di suolo, il primo obiettivo è quello di fermarci. Oggi sono molte le aree urbane inutilizzate, i capannoni industriali abbandonati, le case disabitate. Piuttosto che costruire nuove aree urbane è necessario rigenerare le esistenti, ridurre a zero la cementificazione del territorio, incrementando però i servizi ed il benessere del cittadino attraverso un progetto politico ragionato che supporti la pianificazione architettonica delle città.

Le trasformazioni effettuate sul territorio, inoltre, devono mirare a salvaguardare la conservazione delle risorse non rinnovabili presenti, come i centri storici, che non possono ritornare una volta distrutti o deturpati. La politica europea degli ultimi anni si sta fortemente spostando in questa direzione e sono molte le città che stanno riducendo l’urbanizzazione e la cementificazione a favore della creazione di aree verdi e dei terreni per l’agricoltura, con i fondi messi a disposizione. La pianificazione urbanistica di Osimo è disordinata, non chiara e non ragionata; le politiche che la organizzano sono spesso discutibili. Lo dimostrano le aree industriali dislocate che non hanno tenuto in considerazione l’integrazione tra i territori e che oggi vedono più del 25% dei capannoni abbandonati, la continua edificazione di nuove aree a volte motivata soltanto dalle esigenze dell’amministrazione comunale di nuove entrate economiche e la mancata accortezza nella pianificazione dei servizi e degli interventi che dovrebbero seguire la costruzione edilizia.

L’alluvione che ha colpito la città nel 2006 ha provocato molti danni portando alla luce temi come l’importanza di assicurare canali per far defluire le acque piovane. Fare attenzione all’invariante idraulico nel momento in cui vengono cementificate nuove aree è uno di questi. Ad Osimo Stazione, dopo l’alluvione, sono stati individuati gli interventi da fare, ma essi non sono stati ancora realizzati. A ciò aggiungiamo che il piano regolatore osimano è formalmente attivo, ma presenta nella pratica molte difficoltà,in quanto in varie zone esso è stato contestato dalla Regione. Questo non sembra rispondere ai reali bisogni della cittadinanza. In questo momento spetta alle organizzazioni politiche ascoltare la voce dei cittadini ed avanzare proposte per migliorare la situazione che un’attenta amministrazione comunale può mettere in pratica in quanto è questa che detiene la pianificazione urbanistica della città. Gli spunti sorti dal dibattito che ha animato la serata del 30 ottobre sono molti e partono dall’idea di ridurre notevolmente la cementificazione e la urbanizzazione di nuove aree, riqualificando le esistenti.

Anche il social housing potrebbe essere una spinta: invece di costruire nuove zone ad esso dedicate, con il rischio di ricadere nello stesso errore della case popolari, creando cioè quartieri chiusi – ghetti –, potrebbero indirsi bandi di concorso per le imprese che hanno abitazioni invendute. Il punto di fondo rimane sempre lo stesso: l’esigenza di un piano regolatore guidato da una forte politica di tutela del paesaggio, del territorio, dei cittadini, e non dell’interesse privato.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-11-2013 alle 18:07 sul giornale del 04 novembre 2013 - 726 letture

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