Arrestati gli spacciatori del clan camorristico Gionta nelle Marche

Colonnello Amoroso Comandante provinciale di Ancona 2' di lettura 23/10/2012 - L'operazione Mosquitos dei Carabinieri di Ancona ha portato all'arresto di dieci spacciatori, 24 perquisizioni, sequestri e riscontri tra Torre Annunziata, Osimo, Castelfidardo, Loreto, Porto Potenza Picena, Porto Recanati, Ancona, Modena e Milano nella notte tra lunedì e martedì.

Era Ciro Caso, 34 anni, ha fare da collegamento tra gli spacciatori di Torre Annunziata, collegati dal Clan Gionta e i pusher sparsi tra le province di Ancona, Macerata e Modena. Caso si muoveva tra Campania, Marche ed Emilia con un furgone millantando di essere un traslocatore mentre in realtà trasportava cocaina. Il malvivente era particolarmente attento, cambiava molto spesso la sim del telefono, e paralva per lo più di persona, alll'aperto e camminando per evitare intercettazioni telefoniche e ambientali.

Unico marchigiano coinvolto è il 33enne osimano Massimiliano Foresta che spacciava in zona,

A dare il via alle indagini sono state le segnalazioni di un collaboratore di giustizia calabrese che già in passato ha permesso ai carabinieri di Ancona di bloccare un traffico d'armi.

L'operazione è stata chiamata Mosquitos perché i criminali, fastidiosi come zanzare, si muovevano velocemente sul territorio. I dieci arrestati sono stati accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico e spaccio di cocaina. Per loro il gip ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere.

Il gruppo, composto oltre che da Ciro Caso da tre "foritori di materiale stupefacente: Pasqualina Scigliano, di 44 anni, il figlio Giovanni Esposito, di 22 anni, e Salvatore Lambiase, di 36 anni e da 6 pusher: a Modena i fratelli Alvaro e Gabriele Carlucci di 31 e di 25 anni, e la moglie del primo Ilva Gadda, di 42 anni. Tra Ancona e Macerata gravitano invece Massimiliano Foresta, di 33 anni, di Osimo, Tommaso Torretta, di 35, domiciliato a Porto Recanati e un altro fratello Carlucci, Pasqualino, di 32 anni, residente a Civitanova Marche.

"I motivi per cui la criminalità organizzata non mette le basi nelle Marche, ma come fastidiose zanzare arriva e poco dopo se ne va - spiega il Colonnello Luciano Riccardi - sono due: la rete territoriale delle Stazioni dei Carabinieri che in piccoli centri come quelli marchigiani notano subito qualcosa di anomalo, e la delinquenza locale, molto più 'ingenua', non in grado di operare in maniera organica come un'organizzazione mafiosa e quindi non è in grado di supportare le azioni criminali dei clan".








Questo è un articolo pubblicato il 23-10-2012 alle 21:40 sul giornale del 24 ottobre 2012 - 1631 letture

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