Loreto: ValVerde, inaugurata l’area giochi

ValVerde 5' di lettura 01/05/2011 -

E’ stata inaugurata sabato mattina, l’area giochi per bambini del nuovo complesso immobiliare ValVerde sorto nell’area una volta occupata dalla fabbrica Fanini.



“Sono felice – ha detto il sindaco Paolo Niccoletti – di poter presentare alla cittadinanza il secondo stralcio dei lavori realizzati nell’ambito del nuovo complesso ValVerde, un progetto che interviene a risanare questa area importante, situata al centro della città di Loreto e che contribuirà ad incrementare il verde pubblico, i servizi, i parcheggi e a migliorare la viabilità dell’intera zona”.

Questo secondo stralcio ha previsto, infatti, oltre alla creazione di un parco giochi per bambini e di un’area verde, che sarà ampliata con la piantumazione di altri alberi, anche l’ampliamento di via Borromei. Qui la sede stradale è stata quasi raddoppiata creando una peculiare continuità con via Ungheria, strada che crea un collegamento diretto con il centro storico e il Santuario loretano.

All’inaugurazione oltre alle autorità comunali erano presenti anche il consigliere regionale Moreno Pieroni e i fratelli Vito, Eugenio e Franco Fanini. Quest’ultimo, nel suo intervento ha ricordato la storia di questa zona .

“Siamo molto grati all’amministrazione comunale” - ha detto Franco Fanini - “ e come abbiamo già avuto modo di sottolineare, dedichiamo questa iniziativa ai nostri concittadini, ai tanti che hanno lavorato con nostro padre e che insieme a lui hanno fatto conoscere Loreto nel mondo per l’ingegnosità e la capacità di creare prodotti di qualità”.

Il complesso graviterà intorno ad una piazza interna, che verrà inaugurata nei prossimi mesi, circondata da portici pubblici, su cui si affaccieranno i negozi, gli uffici e gli ingressi delle abitazioni.

Brevi cenni sulla storia della Fabbrica Fanini: Per dire cosa ha rappresentato la Fanini per Loreto e per le Marche occorre risalire alla fine degli anni Sessanta, quando l’azienda di via Bramante contava oltre 400 dipendenti e altrettanti lavoranti a domicilio. All’epoca, cioè, era uno dei maggiori gruppi industriali della regione, leader mondiale negli articoli religiosi, capace di controllare al 90% il mercato Usa e al 100% quello canadese, presidiando per di più con una fortissima quota Europa e America latina.

Non solo. La Fanini era un’azienda innovativa. E come nell’immediato dopoguerra aveva saputo anticipare il boom della domanda con una dinamica rivoluzione produttiva che aveva elevato al rango d’industria un’antica attività artigianale, fu poi la prima a introdurre la plastica nel settore, intuizione che contribuì ad abbassare verticalmente i costi e ad allargare il mercato a dismisura.

Plastica che divenne poi materia prima di altre innovazioni straordinarie: i primi contenitori speciali per i più diversi settori produttivi, la prima sedia pieghevole esposta anche a New York al Museum of Modern Art, fino al miracolo Pet, o Politilentereftalato, il derivato dalle fibre tessili che aprì l’era dei contenitori alimentari a prova di contaminazione. Quelli che tutt’oggi usiamo.

In quegli anni, a Loreto, non esisteva in pratica famiglia che non avesse un marito, una moglie, un figlio o un nipote impiegato alla Fanini. Migliaia di persone che hanno partecipato al boom economico, spesso lasciando i campi per la fabbrica, come milioni di altri italiani in quel tumultuoso periodo di trapasso da Paese agricolo all’industria. La Fanini era lo stipendio sicuro, il benessere dopo secoli di precarietà.

Così, oggi, non c’è famiglia di Loreto che non abbia ancora negli occhi lo stabilimento d’avanguardia costruito nel 1954 ai piedi del centro storico e all’ombra dell’imponente santuario. Rosari, medaglie, catene e i tanti oggetti che in tutto il mondo fanno da supporto alla fede e alla speranza, prima di allora si facevano ancora a mano: anello dopo anello, grano dopo grano, come i locali Coronari di secolare tradizione. Con il nuovo stabilimento niente fu più uguale.

I materiali della tradizione potevano certo essere umili, ma più spesso dovevano essere importanti, oro, perle, argento, pietre preziose, per omaggiare il divino con degni sacrifici. In entrambi i casi, i costi erano tali da circoscrivere il mercato ai ceti più abbienti. Sicché, quando nei primi anni Cinquanta la Fanini inventò il rosario in nylon e introdusse le prime macchine per stampare la plastica, il business mondiale fu sconvolto. Finalmente un prodotto a basso costo alla portata di tutti.

L’azienda acquistò così una forza tale da poter fronteggiare senza alcun problema le ricorrenti crisi del mercato. Come quella indotta dal Concilio Vaticano II, che suggerì al mondo cattolico nuovi orizzonti culturali e radicali cambiamenti del costume. O come lo shock petrolifero del ’74, che ovunque incise pesantemente sull’economia delle famiglie.

Da quel 1954 al 1989 non corrono neppure 40 anni e il 1989, appunto, è l’anno in cui la Fanini passò alla multinazionale americana Johnson Controls. Difficile dire, poi, dove fu l’errore. Di certo, un’azienda fino a quel punto floridissima cominciò di colpo a vacillare. La nuova proprietà smembrò e vendette uno dopo l’altro i vari rami con una strategia che si dimostrò perdente. Nel 1993 lo stabilimento chiuse per non più riaprire.

Oggi gli sopravvivono gli antichi Coronari (ancora una delle attività principali di Loreto) e l’area che vedrà sorgere ValVerde, complesso residenziale di qualità, ai piedi del centro storico, all’ombra dell’imponente santuario.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-05-2011 alle 04:12 sul giornale del 02 maggio 2011 - 1723 letture

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