Cassazione, il direttore editoriale non è responsabile per la diffamazione dei blogger

2' di lettura 05/10/2010 -

Con un'interessante sentenza, la n. 35511 del 2010, la quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione fissa un principio di diritto di primaria rilevanza per tutti gli operatori della stampa on line. Infatti, in estrema sintesi, per la Corte di Cassazione il direttore editoriale di un giornale on line, privo pertanto di diffusione a mezzo stampa cartacea, non è responsabile per i reati di diffamazione che siano commessi da commentatori o blogger.



La posizione della Cassazione muove da un'interpretazione restrittiva, del tutto condivisibile, dell'art. 57 del codice penale. Detta norma disciplina la responsabilità colposa per omesso controllo, e fuori dei casi di concorso nel reato di diffamazione (ovviamente dolosi), del direttore e del vice direttore responsabile della stampa periodica. La norma fa appunto riferimento alla stampa periodica; per tali motivi, ed intendendosi per stampa solo quella cartacea, viene eslcusa un'estensione analogica in malam partem al direttore di testate on line, che si diffondono non già col mezzo della stampa bensì di byte elettronici.

La possibilità ipotetica della stampa del messaggio o del commento non è circostanza determinante in quanto del tutto eventuale, sia sotto il profilo oggettiva che soggettivo. L'unica norma di riferimento che per la Cassazione può colmare il vuoto normativo è l'articolo 14 del decreto legislativo 70/2003, che esclude la responsabilità dei provider per i reati commessi dagli utenti. La posizione della Cassazione, ad onor del vero, riforma precedenti orientamenti di vari Tribunali che in realtà erano giunti a condannare anche il direttore editoriale per l'omesso controllo (si veda ad esempio la sentenza n. 982 del 2009 del Tribunale di Firenze).

Detta interpretazione della Cassazione, condivisibile sul piano sistematico, se da un lato ha il pregio di liberare la posizione di direttori editoriali da incombenze pressochè irrealizzabili, come il controllo di migliaia di commenti o post, dall'altro evidenzia una lacuna relativa alla "stampa" on line che andrebbe in qualche modo sanata. Ad ogni modo per il commentatore o il blogger autore di commenti dal contenuto ingiurioso, che si manifesta anche tramite insinuazioni od allusioni, resta ferma la penale responsabilità per la diffamazione aggravata.


da Simeone Sardella
Studio legale associato
Riccio Pizzi Sardella




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-10-2010 alle 15:24 sul giornale del 06 ottobre 2010 - 632 letture

In questo articolo si parla di attualità, giornali, simeone sardella, stampa, blogger, diffamazione

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A questo punto Michele perché non ci liberi i commenti come erano in passato?

Bene, quella responsabilità era davvero una scempiaggine.
Le persone devono essere responsabili di quello che scrivono, non possono essere colpevolizzati i direttori per questo.

Non sono un esperto, ma non condivido la totale "deresponsabilizzazione" del direttore. La "culpa in vigilando" è e resta ovviamente diversa da quella "in contraendo" ma toglierla addirittura del tutto...

Stiamo valutando la possibilità di farlo. Non è una decisione da prendere alla leggera.

Caro Michele, molto opportuna la vostra riflessione che va oltre la sentenza di cui ci parla Simeone Sardella."Liberare" i commentatori può significare peggiorare il livello di "civiltà" dello stesso giornale.- Anche per sottrarvi dalla scomoda e difficile posizione di "censori" e considerata la responsabilità esclusiva dei commentatori, credo che l'unica strada, per Voi, sia quella di lasciare tutto comè è nei confronti degli anonimi ai quali non si può consentire di "gettare il sasso e nascondere la mano" i quali, con la iscrizione a VS, si presenteranno ai lettori con nome e cognome assumendosi ogni loro responsabilità.-

Rafaeli Claudio

Liberi di comentare senza controllo? Ma per amor di Dio. Non Scherziamo !! Vi ricordate i turpiloqui su Radio Radicale quando lasciarono per protesta le linee telefoniche aperte??? Un minimo di controllo va sempre effettuato, sta al responsabile che è pur sempre un giornalista con una etica e soprattutto con professionalità, controllare senza per questo fare il censore....Si deve permettere il dissenso anche forte, ma mai gli insulti, le minacce, o la diffamazione.
Riflettiamoci con serenità un saluto a tutti i lettori Claudio

Nel web oggi si può trovare "la realtà" molto più che in altri mezzi di comunicazione. Decidere di limitarlo è come non voler prendere coscienza del mondo che ci circonda o, ipocritamente, lasciarlo fuori dalla porta. Io trovo invece estremamente interessante, a livello sociale, che esista un mezzo che permette di rendere visibile, agli utenti che condividono un determinato spazio, impressioni, idee, critiche, "pruriti" e altro...

Certo, oggi viviamo in un Paese dove è "reato" mettere fuori dal proprio negozio un cartello con su scritto "I LOVE MILINGO" se c'è un Papa nelle vicinanze oppure è oltraggio passeggiare con il "TRICOLORE" se vi sono Druidi Leghisti in raduno...

Nessuno si scandalizza e nessuno parla...
...ma questa, forse, è un'altra Storia.


Che vuol dì ?
Che ora tutti possono mandare anche una storiella sboccata o blasfema e nessuno deve sentirsi offeso e/o diffamato ?
'Sti giudici non capiscono proprio un c...o (automoderato).

Vuol dire che se tu commenti un reato con un commento (minacce, diffamazioni, offese...) la colpa è tua e non mia.

Il mio compito è solo quello di dare i tuoi dati alle autorità competenti e di rimuovere il commento una volta che mi è stato segnalato.

O almeno così dovrebbe essere. Non ne sono ancora convinto.

Ovviamente io sono per la liberazione di tutti i tipi di commenti...Offese, diffamazioni e minacce varie, purche' scritte da persone preventivamente registrate al blog, di cui sia possibile rintracciare i dati personali, per eventuali denunce alle autorità competenti.

Gli anonimi, NON DOVREBBERO nemmeno esserci. Il commento di un anonimo, dovrebbe essere pubblicato, solo ed esclusivamente se questo si e' registrato.

Negli altri blog che seguo, se non depositi quantomeno i tuoi dati personali, non puoi nemmeno accedere al commento.

Ovvio che la libertà di espressione di un individuo, deve essere garantita fino in fondo, purche' questo si assuma le dovute reponsabilita' per cio' che scrive, e paghi, nel momento in cui sbaglia.

Ogni forma di censura DEVE essere abolita sul web. Ma si deve sempre sapere chi e', colui che scrive.

Michele,
ma allora sarà forse il caso di pubblicare commenti solo se seguiti dal nome di chi s'è "azzardato" ad esprimerli.

E il ruolo del "Direttore"? Semplice passa-carte? Dice: dare i dati... Ma a stò punto che si indichino i dati già nel commento al momento della pubblicazione e stop.

E con i giornali, radio e TV come la mettiamo?Insomma, "Direttori" come gira-commenti e basta?

(Giorgio Panaroni)



Secondo me si, i commenti devono essere il più liberi possibile.
Meno è "pesante" la supervisione della redazione meno c'è il rischio di censura.
È ovvio che alcune cose proprio non possano essere pubblicate: minacce, diffamazioni, offese, messaggi razzisti o neofascisti...




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