Confartigianato: Ancona, Camerano, Osimo, ogni 1,5 residente1 mq di megastore

3' di lettura 01/10/2010 -

Ancona, Camerano, Osimo: il triangolo della grande distribuzione: quì si concentrano circa i 2/3 della superficie di vendita provinciale delle grandi strutture commerciali, ogni 1,5 residenti c’è un metro quadro di megastore. Confartigianato: rivalutiamo le “ piccole botteghe”.



I grandi centri commerciali della Provincia si trovano quasi tutti tra i Comuni di Ancona, Camerano, Osimo. Precisamente nell’area della Baraccola che è diventata nel giro di pochi anni polo commerciale oltre che produttivo di rilevanza regionale. Lo dimostrano i dati elaborati da Confartigianato. La superficie di vendita delle grandi strutture commerciali e dei Centri Commerciali nella Provincia di Ancona, dice Nino Messina responsabile commercio turismo di Confartigianato, ammonta a un totale di circa 150.000 mq ed è plausibile stimare che circa i 2/3 di tale superficie pari quasi a ¼ del totale regionale (circa 400.000 mq) siano concentrati nell’area comprendente i Comuni di Ancona, Camerano, Osimo.

Nei tre Comuni considerati si calcolano quindi circa 1,5 residenti per mq di superficie di vendita a fronte di una media provinciale di 3,1 e di quella regionale di 3,9. Questi dati dimostrano una netta sproporzione e sovrapposizione dell’offerta delle grandi superfici di vendita. Certamente tali esercizi commerciali si rivolgono a un mercato potenziale geograficamente più vasto rispetto agli effettivi comuni di localizzazione e limitrofi: ma non deve sfuggire che, valutando una più ampia area di attrazione, occorre considerare la presenza anche di altre strutture. Confartigianato auspica ed è favorevole a tutte le iniziative che portino alla rivalutazione delle botteghe e all’apertura di nuove piccole attività in particolar modo nei centri storici e nelle periferie. Il piccolo commercio e l’artigianato, vera spinta della microeconomia locale ha già subito il peso di queste scelte negli anni passati.

Pensiamo, sottolinea Nino Messina responsabile di Confartigianato Turismo e Commercio, sia giunta l’ora di predisporre un piano che consenta di favorire l’apertura di nuove piccole attività . E’ evidente che se non si realizzerà un piano serio ed equilibrato che tenga conto della domanda e dell’offerta si rischia il declino di settori vitali come il piccolo commercio e l’artigianato. L’aumento a dismisura di centri commerciali e della grande distribuzione comporta la distruzione del piccolo commercio e dell’artigianato e con esso l'impoverimento dell'economia cittadina perché c’è una perdita di posti lavoro non riassorbiti interamente dalla grande distribuzione e quelli recuperati spesso sono precari.

Il consumatore è sempre più attratto dal prezzo e sempre meno dalla qualità, oggi ancor di più date le ristrettezze economiche. All'interno dei centro commerciale, nell'intento di attrarre una grande quantità di persone, si vendono beni non sempre di elevata qualità, ma di buon prezzo. Non dimentichiamo poi che la maggior parte della grande distribuzione è nelle mani di società estere che vendono i prodotti provenienti dai loro Paesi . Tutto questo rende praticamente impossibile ai nostri produttori la vendita dei loro prodotti tramite questi canali distributivi. Noi vogliamo perseguire, conclude Confartigianato, una politica che porti alla rivalutazione delle botteghe e delle produzioni locali.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-10-2010 alle 18:33 sul giornale del 02 ottobre 2010 - 1953 letture

In questo articolo si parla di attualità, confartigianato, economia, artigianato, ancona, artigiani

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Le parole sono e restano parole. Dover’erano le organizzazioni di categoria quando questi super megadistributori nascevano? Certo si pensava di risolvere il problema occupazionale ma a quale prezzo? Si sono creati lavoratori ad ore, per tre mesi, quattro mesi, pochi a tempo indeterminato, molti assunti con le agenzie interinali che permettono perfino l’assunzione giornaliera alla stregua dei braccianti, intercambiabili come pezzi da catena di montaggio. Questa idea della grande distribuzione che prevede al suo interno tutto e di più si è rilevato un bumerang. Chi poteva, chi aveva già esperienza, chi doveva tutelare i lavoratori dov'erano? La piccola impresa non può competere con la totalità dell'offerta, a volte mediocre o pessima della grande distribuzione, ma può competere sulla qualità del prodotto, sulla linea dell'eccellenza e sulla capillarità della loro collocazione. Perché la grande distribuzione apre i propri punti vendita sempre, tutti i giorni, tutte le domeniche, tutte le feste non rispettando i divieti preferendo pagare l'eventuale sanzione che è sempre irrisoria. Poi un mattino ci si accorge che chiude perché il luogo non è più remunerativo e si va ad aprire da un'altra parte. E' vero la crisi è grande e i consumi sono in calo, si acquistano prodotti scadenti e spesso di dubbia provenienza, questa provenienza è sempre o quasi legata a grandi catene distributive, la cronache è piena di queste notizie. La confartigianato e anche le altre organizzazioni di categoria o sindacali dovrebbero preoccuparsi di tutelare anche la dignità del lavoratore. Chi lavora presso un megastore o altro simile non conosce festa e lavora spesso in condizioni psicologiche stressanti. Si battino l

Leggere finalmente che un'organizzazione come la Confartigianato evidenzia la sproporzione della grande distrubuzione rispetto agli abitanti del territorio su cui insistono, spero possa essere la premessa per far riflettere chi continua ad perseguire obiettivi politici mirati a far saltare i vincoli paesaggisti, che con lungimiranza qualche ventennio fà vennero previsti. Michelangelo Tumini Coordinatore SEL con Vendola Ambito Aspio-Musone.




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